Stamattina, verso le 8.30, stavo entrando nella sede del monumentale cliente con la tradizionale faccia da lunedi’ ed il solito umore da inizio settimana [traduzione: aria stile "what am i doing here?" e umore radioattivo].

Al solito, come ogni lunedi’ mattina, c’era la coda di persone che entravano per le piu’ svariate ragioni. L’ingresso della sede centrale di una multinazionale tende ad avere questa particolarità: code lunghissime all’ingresso dove si potrebbe stabilire un interessantissimo network di conoscenze non fosse che sono tutti al cell, anche alle 8.30

Arriva il mio turno e mi avvicino per la solita trafila. All’improvviso mi vedo piombare addosso qualcuno dallo spiccatissimo accento da categoria dello spirito che ulula all’impiegata “Sono qui perchè sono stato convocato da nome-che-non-ho-capito per un colloquio” con tono da “io-so-tutto-e-voi-un-siete-un-cazzo”

Mi giro, lo guardo. UN PIRLA vestito da pirla. Solo un pirla integrale e daltonico sarebbe in grado di mettere un vestito marrone, una camicia grigia ed abbinarci sopra una cravatta rosa. A sovrastare una faccia da ebefrenico ed i capelli sparati col gel.

Mentre lo guardavo affascinata dalla cacofonia di colori, sento la voce della ragazza della reception che gli dice seccata “Mi lasci finire cosa sto facendo”. Era il mio badge d’ingresso.

Me ne sono andata ridacchiando domandandomi se l’avessero chiamato senza averlo visto o averci parlato.

Nel caso spero che qualcuno gli abbia spiegato che quel tono li’ non lo usano neppure i gli executive li’ dentro, anzi l’executive lo riconosci dalla cortesia. Addirittura il supremo lo si può a volte incontrare in mensa (*).

E’ il pirla che riconosci dalla cafonaggine.

(*) Non è successo a me ma al mio vicino di scrivania.


  1. Il tuo vicino di scrivania è un raccontaballe, è anni che non mangio in una mensa

  2. Annarella

    Tesoro dici che non sei tu quello che porta al miracolo di una mensa dove si mangia bene ? :D




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