Ci sono volte in cui ti parte d’istinto la botta di “TU NON MI STAI ASCOLTANDO”.
Ora io sono ampiamente felice di non averli sposati in quel caso, godo come mai di non dovergli ficcare il Guttalax nella pasta.
Perchè ti partono d’istinto due considerazioni:
- Quando uno ti dice “ti chiamo” ed è in situazione libero-flirting, di solito s’interpreta come “Ti chiamerò forse entro questo secolo”. Quando ti dice “Ci sentiamo stasera/domani” da coordinate temporali più precise ed indica una volontà chiara di chiamarti. O perlomeno un abbozzo di volontà
- Di solito, quando si comunica lavorativamente, il “Ci sentiamo dopo” è proprio un “Ci sentiamo più tardi” in un range temporale che sta entro le 24 ore.
Nel caso occorra iniziare a fare divinazione secondo principi elencati nei più importanti libri di male management come “Il Diario di Bridget Jones”, qualsiasi discorso non dovrebbe mai prescindere i seguenti punti:
- Nel caso le diate la sensazione di avere a che fare con un “sex-no-string-attached-man”, ricordatevi che non si parla di relazione SNSA ma di altro. Personalmente la mia one-night-stand tende ad essere stile “Ok, adesso vado a casa” e chi si è visto, si è visto
- Evitare tutto l’ambaradan di malintesi, oltre a comunicare che c’è attenzione alle persone, serve anche ad evitare di farle sentire delle merde quando magari hanno già altri problemi. E qua non si pretende che si arrivi a livello “Dei” per cui “Se tu hai un problema, è un mio problema”, ci si accontenta anche solo di parlare.
E’ una cosa semplice, nulla di complesso.
Ma anche queste sono le cose che fanno la differenza. Quelle piccole, insignificanti, quelle che van oltre la burocrazia e penetrano nei territori dei rapporti umani.



20 Luglio, 2009 at 9:47 am
Ci sono dei momenti in cui, quando ti risvegli dal coma subcosciente in cui il costante e immutevole tono fastidioso del soliloquio della tua compagna, al suono del post-ipnotico “Tu non mi stai ascoltando”, ti viene da rispondere di botta: “Ti sei mai chiesta perché?”
Dal momento che:
1) Ci provi sinceramente a seguire, fino a un certo punto, ma poi la velocità dell’input supera la capacità di elaborazione (lo ammetto, il cervello delle donne sembra essere più predisposto al multithreading; assisto sempre ammirato in treno alle chicchere fra donne che si scambiano opinioni come “Sai, ho comprato una lavatrice nuova?” — “Sì? Anche mio figlio si è laureato!”, e quando finiscono, sono anche certe di essersi comprese a vicenda!) il cervello si chiude in un auto-difesa involontaria. Proprio come quando stai seduto, che non sai che il tuo sedere ti continua a dire “mettiti a dieta, il tuo peso mi da fastidio”, eppure lo fa costantemente.
2) Quando hai provato a dirle “scusa, cara, non riesco a seguirti” ne è scaturita una litigata epica, e si sa, gli uomini apprendono in fretta sotto condizione di stimolo-risposta, come i cani a cui viene dato del cibo al suono di un campanello.
3) Quando hai provato a interagire con il suo soliloquio, ti ha interrotto a metà della prima frase (eri al “Ma io veramente penso che…”), con un “scusa, scusa, solo una cosa che sennò me la scordo”.
Si evince che un galante “ti sei mai chiesta il perché”, che viene persino sfoderato con parsimonia, perché sappiamo che anche questo non potrà fare altro che eccitare il sistema ormonale-linfatico femminile che causa un’ostruzione quasi immediata dei neuro-trasmettitori e genera una crisi isterica che non porta a nessun risultato utile per noi, ma alle volte ti scappa lo stesso, è pur sempre meglio del “Mavaffan#@!|x” che sarebbe la reazione più limpida, onesta e adeguata che una donna che dice “Tu non mi stai ascoltando!” si meriterebbe.