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Un anno perso (di diagnosi errate, veterinari e gatti)

E’ una storia che inizia circa un anno fa: un gatto che miagola disperato davanti ad una porta e non sembra trovar pace, una padrona che si rivolge al veterinario per capire se vi siano problemi.

Un anno fa, una visita del comportamentalista e una diagnosi che dice che il gatto soffre di ansia, ansia da luogo chiuso nello specifico.
In due ore viene sancito che c’è poco da fare, che sarà sempre un gatto difficile.

Una diagnosi che non lascia molte speranze.

Passa l’estate tra soggiorni in campagna, ritorni a casa sereni e lamenti da metà settimana in avanti.
Assieme medicine, per la carità cose leggere ma non voglio aprire il capitolo “farmaci veterinari”.

L’inverno passa sereno, nulla da segnalare.

Ritorna primavera e i vecchi problemi sembrano tornare peggiorati (*). Passiamo dai farmaci veterinari d’erboristeria a quelli omeopatici.

L’aria fresca avrebbe fatto di più oppure un bel set di candele.
In caompenso per avere prescritta l’aria fresca ho dovuto aspettare 90 minuti con un gatto che diventava sempre più nervoso perchè c’eran dei cani liberi.
Morale quando siamo arrivati alla visita era isterico, spaventtissimo e, nel caso notiate una cicatrice sul polso destro, è un regalo della meravigliosa esperienza.

Arriva una notte in cui abbiamo X MEOOOW e io chiamo per capire cosa fare.
Mi sento dire che il problema sono io, che il gatto è uno spirito libero e che dovrei darlo via perchè con l’ansia da luogo chiuso non può stare in appartamento.

A me si gela il sangue e dagli amici parte il suggerimento di sentire un’altra campana.
Chiamo la clinica dove lavorava il vecchio veterinario di famiglia (**) e mi danno i contatti di un altro veterinario comportamentalista.

Ieri sera è venuto a vedere il paziente (***).

Escono fuori le parole più belle sentite da un anno a questa parte sul tema: il gatto non soffre di alcun tipo d’ansia. Qaando miagola non esprime nessun tipo di ansia ma vuole qualcosa, il problema è capire cosa.

Debbono avermi tolto di dosso 13 tonnelate di peso.

il secondo punto è che, pur escludendo cosa era stato calato come una mannaia, si tratta di capire cosa voglia quando miagola.
Perchè prima di rilasciare sentenze vuole sapere cosa fa, se posso fare piccoli filmati e scrivergli cosa ha fatto nel giorno.
Una storia di vita basata sull’esperienza di ogni gorno per arrivare a capire cosa fare.

Non una mannaia calata dopo aver visto un gatto, in quel momento tranquillissimo, per due ore.

Un problema che poteva essere risolto un anno fa senza kg di farmaci, sensi di colpa e paure.

Quelle parole che suonano bellissime nelle mie orecchie: “sto vedendo un gatto molto curato e rilassato”.

Abbiamo perso un anno per esserci fidati di chi con tanta leggerezza aveva tranciato giudizi.

Adesso si fa tabula rasa e si ricomincia con uno sguardo ed una prospettiva diverse.

E, come ha detto una mia amica, mandale i suonatori di bonghi del CSOA a suonargli in camera.

(*) Non che io fossi serena soprattutto per questioni vicinali
(**) Adesso in pensione sennò ci evitavamo l’odissea
(***) i comportamentalisti vengono a casa e anche in ore stravaganti

Potere idraulico

Domani viene l’idraulico a farmi dei lavori.

Domani dovrò armarmi di santa pazienza o drogarmi perchè codesto signore, per quanto bravissimo ed onesto, non ho ancora capito se sia un troll oppure non senta il disperato bisogno di dire qualsiasi cosa che gli passi per il cranio.

Di base chiamo la cosa “Potere idraulico” o “Gli idraulici domineranno il mondo”.

Facciamo un esempio pratico:

Io: “Visto che la doccia ha dei problemi, cosa comporta sostituirla con una doccia?”
Idraulico: “Ma lei ci ha pensato bene? Alla sua età comincia ad essere un problema entrare ed uscire dalla vasca”

Ora in condizioni normali molli una sediata in testa ad uno che se ne esca con un’asserzione del genere. Di fronte al “Potere idraulico” ti limiti a mollargli un’occhiata omicida e a fargli presente che tu quel problema speri di averlo passati gli 80 anni, non adesso.

Il “Potere idraulico” è il potere che deriva da:

  • E’ bravo
  • Costa decisamente di meno di altri idraulici locali, tipo 200 euro a botta
  • Ha liste d’attesa decisamente ridotte rispetto al fenomeno contattato in loco (sentito a maggio, promise di venire a fine giugno, rimbalzò la cosa a settembre)
  • E’ onesto e fa anche fattura

Di fronte a ciò sopporti e cerchi di non spaccargli la testa.

So che sarà una lunga giornata ma di fronte al “Potere Idraulico” (*) cercherò di sopportare pazientemente.

(*) E al pensiero di 200 euro risparmiati

Una storia di gatti a lieto fine

BorisMarch2013 by DominiqueBB
BorisMarch2013, a photo by DominiqueBB on Flickr.

E’ ora di pranzo, venerdì scorso.
Sto andando a mangiare in un posto nuovo, passando per una parte di quartiere che conosco molto poco.
Arrivo all’imbocco di una strada e c’è un gatto.

Un gatto simile a quello della foto, solo molto più sporco. Il gatto, chiamiamolo Thor, si avvicina ed inizia a chiedere coccocole.
Chiede di essere accarezzato, vuole salire in braccio.

Non è un gatto stradaiolo, è un gatto di casa.
E’ però troppo sporco per essere un gatto che abbia ancora una casa.

Mi guardo attorno, cerco qualcuno che mi sappia dire qualcosa di più.
Trovo una signora che, senza scomporsi, mi dice che non è un gatto smarrito, loro sono abituati che lui chieda le coccole ma la sua padrona non lo vuole più in casa.

Provo in contemporanea un’immensa pena per il gatto e un’immensa rabbia verso la sua padrona.
Vado a mangiare sputando pezzi di fegato e chiedendomi come si fa a mettere fuori di casa il tuo gatto. Come si fa a rinunciare a qualcosa di così bello e tenero.

Su di tutto l’impulso a tornare indietro e a portarlo con me. Dargli una casa, coccole ed un fratello peloso.

Rientro, parlo con una persona che so amante dei gatti. Fa una telefonata ad una sua amica, volontaria in un gattile della zona.

Penso che per Thor si sta aprendo un periodo nuovo, forse una casa nuova e tante coccole.

Ieri mi hanno raccontato l’epilogo: le volontarie sono andate a controllare, han trovato Thor e rintracciato la sua padrona.
Thor non era abbandonato ma la sua padrona, una signora piuttosto anziana, non era in grado di prendersene cura a dovere.

Ma tutto è bene ciò che finisce bene: Thor continuerà a stare a casa sua ma ci sarà una volontaria che darà una mano alla padrona per curarlo.

E il meraviglioso micione che chiedeva le coccole non sarà più sporco o affamato.

E’ una piccola storia a lieto fine ma anche le piccole storie a lieto fine di un gatto soprannominato Thor vanno raccontate.

Come distruggersi la reputazione nel giro di mezz’ora (Annarella fa il cliente scontento)

Anni fa mi trovai nella necessità di trovare qualcuno che portasse dei mobili da casa di mia madre a casa mia. Alcuni mobili eran piuttosto delicati, nonchè antichi, e cercavo qualcuno che facesse un buon lavoro senza necessariamente estirparmi un rene.

Mi consigliarono una cooperativa che tra le sue attività aveva anche quello di trasporto mobili. Non era molto che erano in attività e quando li contattai e vidi cosa facevano mi fecero un’ottima impressione.

Mi portarono i mobili più una serie di masserizie senza particolari danni tranne un piatto rotto. Mentre ero da loro a pagare trovai anche un mobile (*) di fine 800 a 20 euro.

Le persone con cui entrai in contatto erano simpatiche e disponibili.
Ottimo lavoro, ottima impressione sul piano personale e prezzo più che interessante.

Passano gli anni e la cooperativa si allarga e diventa abbastanza conosciuta.
Passano gli anni e io mi trovo nella necessità di far portar via un sofà e un tavolo. Ora il sofà so benissimo che avrei potuto farlo stimare ecc ecc ma non avevo tempo+voglia di sbattermi e ho pensato “diamolo a chi potrebbe averne bisogno”.

Li contatto, viene il tipo a stimare le cose ed il lavoro. Guarda il sofà e mi dice “Si, è antico ma andrebbe restaurato e in ogni caso noi non sapremmo valorizzarlo”.

Vabbè, penso io, prendetelo e vada a chi ne ha bisogno (**)
Mi spara una cifra che trovo un po’ altina ma non so bene come fare in altro modo e accetto.

Segue trattativa sui tempi in cui, tra l’altro, mi sento anche dire “Sa, il suo è un lavoretto, non possiamo spostare un lavoro grosso che abbiamo già in programma” (***)

Stasera arrivano i due signori incaricati di portarsi via la roba.

Già la prima impressione non è tra le miglori: ricordavo persone vitali e simpatiche e mi son trovata davanti due orsi svegliati dal letargo e col mal di denti.

Prima cosa decidono di portar sotto il sofà. Ahimè non riescono a farlo passare bene in ingresso e cosa fanno: LO FANNO A PEZZI.
Di fronte alla mia obiezione “Ma non lo riutilizzate?” la risposta è “no, noi questa roba la gettiamo via”.

Ah vabbè, scusate, pensavo potesse essere utile a qualche pezzente.

Posrtato via il cadavere di sofà passano al tavolo.
Ora io avrò deciso di cambiare quello stracappero di tavolo ma giuro che a qualcuno, magari con pochi soldi, poteva servire.

E invece no. Anche lui destinato all’immondizia e fatto a pezzi.

la mia faccia nel frattempo doveva essere un poema su un procoione perplesso.

Ora io non so esattamente chi sia il target di vendita ma, tra le ragioni della mia decisione, c’era anche il fatto che quella roba potesse servire a qualcuno.
Se avevvi voluto gettarlia chiedevo al marito della cleaning swat se conosceva qualcuno che mi desse una mano a portarli sotto e dopo chiamavo AMIAT.
Son sicura che mi sarebbe costato la metà della cifra e non dovevo fare i salti mortali per star dietro ai “lavori importantissimi” altrui.

Mi rimane la domanda di cosa mettano in vendita, se la cooperativa sociale dove trovavi un po’ di tutto ad ottimi prezzi si sia trasformata in un magazzino di mobili d’alta epoca o di design.
Altro non mi viene in mente.

Di sicuro non tornerò ad utilizzarli tranne che proprio sia costretta sotto minaccia di pistola.

Mi spiace che quella realtà vivace si sia trasformata in quello che è adesso: un costoso serviio di sgombero che sostituisce l’AMIAT.

Dimenticavo: il costo orario di uno di questi trasportatori è di 150 euro l’ora (IVA esclusa), 1200 euro al giorno.

E con cio scopriamo che uno che fa il facchino costa come un consulente di direzione.
Son cose che a me fan pensare.

(*) in origine serviva per far lievitare la pasta del pane, io lo uso per tenerci dei libri.
(**) Sono ingenua, ricordavo ancora che da loro andavano sia persone in caccia dell’occasione sia extracomunitari che avevano bisogno di mobili a basso prezzo.
(***) STante come è andata oggi minimo avran dovuto svuotare una villa colma di mobili del 700

Oziose considerazioni sui tg in questo periodo (e di non poterne più delle elezioni)

In questo periodo sto facendo qualcosa che non avrei mai pensato di fare: vedere il TG4.

Il tg più lontano da quanto siano le mie posizioni, idee e via discorrendo sul tema “informazione”. Eppure lo sto vedendo, perlomeno vedendone la seconda metà.

Il perchè è molto semplice: comincio ad avere l’orticaria al solo sentir parlare di elezioni, liste, politica e partiti.
Ogni tanto ho voglia di sentire qualche accidenti di notizia di cronaca, pettegolezzi, qualcosa di vagamente leggero.

Ogni tanto ho voglia di sentire che nel mondo succede qualcosa di diverso da i rigurgiti di bile di Grillo, gli show cabarettetistici di Berly, le gavotte tra Monti e Bersani.

Ad esempio in questo periodo m’interessa capire cosa stia succedendo in Mali e Siria (*), sarebbe interessante capire, approfondire.
Invece ci sono servizi striminziti che ti parlano di morti, agguati, bombardamenti.

Il restante 80% di un qualsiasi tg tipo TG3 o La7 è unicamente ed esclusivamente politica.
E non politica nel senso di programmi, no pettegolezzi politici.

Il restante 10% sono notizie varie suddivise in

  • 80% di problemi economici
  • 10% di notizie dall’estero
  • 10% di varie eventuali metti che abbiano annunciato le candidature all’Oscar.

Tutto ciò non informa, angoscia un bel po’, ed è interessante come il manuale della caraffa filtrante. Anzi di meno perchè magari potrei avere bisogno di sapere qualcosa su come funzioni la caraffa filtrante.

A questo punto, stufa dello spettegulezzume politico, ho deciso che preferivo informarmi a pezzi: un pezzo di La7, un pezzo di TG4 e BBC per le notizie estere.

Il tutto sperando che il 24 febbraio arrivi in fretta e che chiunque vinca abbia una schiacciante maggioranza di modo da tornare ad occuparci di qualcosa di un po’ più interessante dei mal di pancia di partito X, partitino Y.

Che si torni a parlare di vita normale e non di quel videogioco che pensiamo sia la politica itagliana.

(*) parlando da viaggiatrice e molto egoisticamente ho il cuore che sanguina. Son due posti dove avrei voluto andare. Soprattutto il Mali per vedere le moschee di sabbia e Timbuktu. Tutta bellezza che finirà distrutta dalla guerra e dal fanatismo
(**) ci son momenti nella mia vita in cui “sento” che in un posto ci dovrei proprio andare e finisco per non andarci per ragioni tipo “Ad agosto fa troppo caldo”, “non ho ferie ad ottobre”. E’ successo con New Orleans e venne Katrina, è successo con il Mali (***)
(***) Adesso sento fortissimamente che dovrei andare a vedere il New England durante la stagione autunnale. AHEEM

 

Voglia di tenerezza

Non è un periodo facile. E’ stato un anno strano, un anno di cose che si rompevano, di cose che dovevi cambiare.

Un anno di calcoli per capire quale cosa cambiare, come-fare-per.

Adesso avrei voglia di silenzio e di tenerezza.

Voglia di ammettere le debolezze, voglia di qualcuno per cui contare un po’ di più (*), voglia di sincerità e chiarezza e non di parole-parole-parole e balletti barocchi.

Sto seguendo la storia di una ragazza scomparsa dopo aver lasciato messaggi disperati. Ci penso, sono vicina a lei.

Poi mi richiudo nel mio silenzio, nella mia voglia di tenerezza.

Non è il momento dei tagli e dei cambiamenti ma è un momento in cui qualcosa d’altro si sta rompendo, qualcosa si è incrinato.

Mi sono incrinata io, come un motore che si sia inceppato e faccia fatica a tenere i giri.

E non è stanchezza fisica o mentale, è come avere una cappa nera davanti agli occhi. E’ una rabbia profonda, astiosa che hai paura ad esprimere perchè distruggerebbe, farebbe terra bruciata di cosa incontra.

E’ la frustrazione di trovarti davanti indifferenza, mezze verità e la prepotenza di chi pensa che il suo comodo sia l’unica cosa che conti.

Sono le migliaia di parole, di urla strozzate

“custos quod de noctis”? La notte passerà, le scelte saranno compiute, si ritornerà a vivere.

Non adesso perchè adesso debbo pensare a stringere i denti e passare la notte.

Per adesso rimane la profonda tristezza e il profondo bisogno di tenerezza.

(*) Si rimane un po’ amereggiati quando in alcuni casi si ha la sensazione di avere una priorità talmente bassa da sfiorare lo zero kelvin

Raccontino quasi di Natale con gemiti ed urla in mezzo

[NOTA:vista la vicenda questo post contiene riferimenti a sesso e linguaggio non adatto ai minori. Se le vostre orecchie sono sensibili non leggetelo]

Sono le 2 e 30 di notte.

Tutto è silenzio, il gatto dorme e la sottoscritta pure.

Ad un certo la sottoscritta si sveglia pensando ci sia uno squadrone di marò che sta camminando sulle scale, invece è solo il vicino accompagnato dalla fidanzata.

Cotale fidanzas deve

a – essere dotata di un paio scarpe a tacco altissimo prese dai cinesi perchè piantano un casino mostruoso
b – essere decisamente fuori forma perchè si ferma davanti alla mia porta ansimando come se avesse scalato la Mole.

SBAAAM, la porta si chiude.

Si suppone sia solo una breve parentesi e la sottoscritta torna a dormire.

ERRORE.

Mentre la sottoscritta sta tornando tra le braccia di Morfeo si ode un “OOOH-OOOH-OOOH” che può solo implicare che la fidanzas ha avuto un attacco d’asma o che stan trombando come delle scimmie.

Non è la prima volta che abbiamo lo “Audioporn” in diretta ma di solito era in orari più acconci e, ihmo a seconda della trombante, può durare dai 2 ai 5 minuti; in secondo luogo non mi era ancora successo di udirli dall’altra parte della casa

Stavolta siamo arrivati al 1/4 d’ora o forse si è cimita la mia percezione del tempo perchè volevo dormire.

Comunque sia, dopo 1/4 d’ora la sottoscritta si strafugna le gonadi e decide di chiedere di mettere la sordina al concerto i “OH-OOH minore” per sola patata e pisello.

Si alza, attraversa la casa e procede verso il soggiorno. Si appoggia alla parete ove sa che il letto altrui è appoggiato e prende fiato.

“SONO LE 3 DI NOTTE, VI DISPIACE SCOPARE IN SILENZIO ?”

Poi prende e torna a letto. Segue ancora un attimo di OOH-OOH poi silenzio.

Missione compiuta si direbbe e invece no.

Perchè o lui ha deciso che per questioni politiche non era il caso di proseguire o la parte delicata dell’uomo ha deciso che di fronte al tono da virago inferocita era meglio ritirarsi o Jenna Ferrero ha deciso che LEI PUO’ ed io ero solo una scassapalle che le aveva rovinato il momento d’estasi.

Sia come sia si mette davanti alla porta di casa ed inizia ad urlare come un’ossessa che non ho il diritto, che ho violato la sua intimità informando tutta la scala.

A me vien da ridere e,visto che sono sveglia e lui l’ha ritrascinata in camera da letto, mi sposto a seguire l’audiocommedia.
Seguono 10 minuti di “Tu non mi ami abbastanza”, “Tu avresti dovuto” ecc ecc mentre lui le chiede di abbassare la voce.

A questo punto torno a dormire.

Dopo mesi di OOOH-AAA il risultato è stato estremamente soddisfacente.

E, ridacchiando ancora adesso, vi porgo gli auguri di Buon Natale.

Allergie

E’ un periodo che sto sviluppando allergie ad alcune parole o comportamenti.

Sarà che sto avendo feroci attacchi di luddismo, sarà che sempre più mi viene il dubbio che tutto l’ambaradan che gira attorno ma provo sempre più stanchezza e insofferenza verso alcune parole o giri di frase.

Prendiamo ad esempio “social”. Di per se stesso “social” sarebbe una parola innocua, tra altre 90 definizioni Webster mi da “the interaction of the individual and the group”.
Se accedete per 5 minuti alla rete “social” passa da essere un termine che definisce le iterazioni sociali ad una specie di jolly collegato a qualsiasi parola.
Qualsiasi stupidaggine vi possa passare per la mente può essere associata a “social” stando ad indicare “modalità in cui si sbatte un po’ di affari proprio in giro ottenendone non si sa bene cosa. Alcuni fama e, spero per loro, un po’ di soldi” (*)
Tendenzialmente viene collegata a “Tu ci dai un po’ di informazioni su di te e noi tenteremo di venderti l’impossibile” (**)

Se social sta in testa a tutto, al secondo posto ci sta “digitale”. In questo momento io ho uno scazzo social-digital, praticamente un crowd-scazzing.

Sarà che ho appena letto un tweet dove si commentava in maniera molto social un pezzo letto su un media digitale dove si parlava di “shifting di paradigma culturale” e ho desiderato profondamente di potermi dedicare all’agricoltura.
Sempre che non mi trovi qualcuno che vuole sbattere la wi-fi su ogni mente e valle facendo si che decada ogni possibilità di poter sfogare i propri momenti di antisocialità nel silenzio e nel verde (****)

Dell’informazione disintermediata e di altre assortite trombonate ho già scritto.

Mi rendo conto che la mia allergia ha un nome: si chiama “senso di profondo vuoto di fronte al nulla”.

Al nulla culturale, al nulla emotivo, alla continua esposizione alle vite altrui interessi o meno.

E mi rendo anche conto che l’unico modo per sfuggire a questo nulla è la fuga, l’abbandono, la ripulitura di cosa ti arriva.

Tipo se proprio non puoi farne a meno, premi quel tastino di defollow e mettilo in qualche lista.
Sarà un grande gesto d’affetto verso te stessa.

Poco social ma di sicuro un piacere a se stessi.

E ogni tanto ci vuole.

Nella prossima puntata delle allergie: lo snobsmo ipertrofico della rete

(*) Credo ci sian casi in cui i soldi sono un po’ di più a significare che non siamo abbastanza in crisi
(**) Sarebbe da capire con quale soldi si paga tutta questa roba che il social-sarcaxxo tenta di venderti visto che il social-payment non è così diffuso
(***) Social payment diverebbe: io pago per te, twitto la notizia e spargo l’informazione ai 4 venti.
(****) L’unico modo di essere antisociale sarebbe di togliere la batteria al cellulare perchè o qualcuno ti telefonerebbe per comunicazioni fondamentali o ti arriverebbero mail. Il social non apprezza che tu stia lontano dal mondo sennò non riesce venderti nulla.

Sabati paperineschi

Mettiamo che arrivi da una settimana tirata e pesante e mettiamo che il sabato hai in programma una cosa chiamata “pulizia della cantina”.

Ora mettiamo che per la pulizia della cantina ti servan due cose :

  • Accedere alla cantina
  • Avere aiuto nel tirar fuori e portar via la massa di cose inutili-vecchie-aggettivo a caso

La prima dovrebbe essere semplice: prendi le chiavi della cantina e apri la porta dalle scale e la porta della cantina stessa.
O meglio sarebbe semplice se qualcuno,io, non avesse chiuso il lucchetto lasciando le chiavi dentro (*)

C’è una semplice soluzione alla questione “aprire il lucchetto” ossia chi viene a darmi una mano arriva con gli attrezzi necessari alla bisogna.
Sarebbe anche semplice se si avesse un duplicato della porta sulle scale ma la qui presente è profondamente convinta di non avercelo (**)

La paperinesca sottoscritta decide quindi di chiedere al caposcala se sabato mattina può aprire la porta dalle scale.
Peccato che il suddetto capo scala parta venerdì pomeriggio ma, no problems, “Le presto le chiavi”.
Siamo a giovedì – io sono affogata e l’ultima cosa che riuscirei a fare è andare in ferramenta. Decido quindi di provvedere venerdì pomeriggio.

Giovedì sera, 20.30, suona il campanello: “Buona sera ho bisogno delle chiavi della cantina” dice al citofono la voce del capo scala.
Faccio 4 piani in discesa e sotto non c’è nessuno. Suono al suo appartamento e mi apre la moglie che mi dice che loro quelle chiavi le usano tantissimo e no, non possono lasciarmele.
Sorge spontanea la domanda sul perchè non l’avessero detto prima.

Rimasta senza chiavi e non avendo tempo per preoccuparmi posticipo qualsiasi attività sul tema a sabato mattina.

Nel frattempo mi arriva la conferma da parte della cleaning force che suo marito e lei, ovvero l’aiuto pulente, saranno da me alle 9.30

Il che prevede sveglia alle 8.45 e spesa al pomeriggio con salto del pisolo pomeridiano.

Dovendo alzarmi presto il vicino ha deciso di invitare i suoi amici più vocianti e casinisti. Il primo è arrivato alle 20.30 e deve aver avuto un incidente col campanello tipo “mi si è incastrato il dito” (***). L’ultima arriva alle 1.30 e si mette ad urlare sul pianerottolo.

Svegliatami per modo di dire, mi viene in mente che potrei controllare se non vi sia qualche dubplicato di chiave ed inizio a cercare.
Dal profondo del posto delle chiavi esce il duplicato-che-non-doveva-esserci e scendo ad aprire la stramaledetta porta.

Arrivano le 9.30 nessuno. 9.45, nessuno. 10.15 sento finalmente suonare il campanello.
Peccato, c’è solo la clenaning force perchè il resto della truppa è andato a tagliarsi i capelli.
Chiedo quanto ci mettano e mi viene risposto “Per le 10.30 saranno qui”.
Rimando qualsiasi operazione e pensiero di “andiamo a far la spesa”.
Arrivano alle 11.45, 5 minuti e il lucchetto è saltato, alla faccia della sicurezza, e sono di nuovo in possesso di tutte le mie chiavi.
Per fortuna la parte che richiede la mia presenza è breve tipo “questo fuori, questo fuori, questo fuori”.

Torno su con un’enorme cesta per il gatto (*****) che non è contentissimo di avere una cuccia nuova pur decidendo di passarci la giornata.

Nel frattempo avevo messo su la lavatrice e, esaurita la pratica cantina, decido di stendere visto che aveva terminato il lavaggio.
Apro lo sportello – SPLASH – una valanga d’acqua.

Tiro un paio di rosari, asciugo e provo a fare un altro ciclo.
Ci sono andate 3 ore a botte di centrifuga, scarica, centrifuga, scarica per far si che il bucato fosse stendibile.

Cosa abbia la lavatrice non lo so perchè centrifuga e scarica. Solo che non lo fa in un colpo solo.

Adesso il bucato sta asciugando, la cantina è a posto e io sono seduta davanti che guardo il monitor con l’aria di una mucca che guardi un treno.

Martedì escono i nuovi libri di Dresden Files e Iron Druid (******), Mercurio smette di essere retrogrado e c’è luna piena.

Mercoledì io provo a lavare sperando che la paperineide lavatoria non prosegua.
(*) Ero emozionata per l’arrivo del nuovo frigo e convinta di avere il mazzo in tasca
(**) Era pure una convinzione granitica
(***) L’alternativa è che sia un ultratrentenne idiota con problemi di adolescenza ritardata (****)
(****) Generazione perduta nel senso che ha smarrito il cervello
(*****) Ignoravo di possederla
(******) Uno dei cicli di urban fantasy più esilaranti in giro

Starry starry night (della notte, della morte e dei saluti)

Starry, starry night.
Portraits hung in empty halls,
Frameless head on nameless walls,
With eyes that watch the world and can’t forget.
Like the strangers that you’ve met,
The ragged men in the ragged clothes,
The silver thorn of bloody rose,
Lie crushed and broken on the virgin snow.
” (Vincent, Don McLean)

Dicono che il lutto abbia 4 fasi: la negazione, la rabbia, la depressione, l’accettazione (*)

Nel tuo caso c’è ne è stata una di più caratterizzata dall’attesa e dalla speranza contro ogni logica.

Si pensa che il lutto sia un qualcosa che si vive solo nel caso di perdita di una perdita ma, per esperienza, posso assicurare che la perdita di un animale di famiglia può essere altrettanto dolorosa. Non è gestita socialmente, non è riconosciuta, non è vista come qualcosa di rilevante (**)

Sei scomparso in una notte d’autunno, svanito da un momento all’altro. Una notte di 20 giorni fa.
Nessuno ti aveva visto, nessuno sapeva dove fossi finito. Si poteva solo sperare contro ogni speranza che tu tornassi.
Ti han trovato venerdì ed è finita ogni speranza ed è iniziato quel percorso che porta a riorganizzare il proprio paesaggio interiore.

Per me tu eri il trovatello arrivato tre anni fa in un giorno d’inverno. Un trovatello malato e denutrito di cui mi fu raccontato perchè ero lontana.
Poi sei diventato un gattone morbido e tenero come un peluche. Il gatto che dormiva sul mio letto nelle notti d’estate.
Hai vissuto felice, coccolato e amato da tutti.
Il grosso peluche dagli occhi azzurri che ti guardava e si metteva a pancia all’aria per farsi coccolare.
La tua vita ti ha regalato alla fine anche un compagno, un amicone con cui giocare nelle sere estive.

Ricordo il vostro incontro: lui che ti guardava dal trasportino e tu che miagolavi perchè volevi che lo tirassimo fuori.
Sono stati 5 mesi bellissimi per tutti e due: mesi di giochi, di corse e cacce sfrenate.

Un giorno lui tornerà su e so che ti cercherà e non ci sarai più.

Oggi c’è un’assenza e tu non credo possa sapere quanto grande è lo spazio che hai lasciato. Il lutto da rielaborare è anche in quei gesti, quelle piccole cose che non torneranno mai più.
Quel mai più di qualcuno che ti dorme sulle ginocchia o ti si avvicinana chiedendo le crocchette.

Mi hanno detto che non hai sofferto, che apparivi sereno. E’ stato come se una richiesta dal profondo fosse stata soddisfatta, la richiesta che quella fine non fosse stata solitaria, piena di paura e di dolore.

Ma nonostante tutto, nonostante sappia che probabilmente non è stata straziante, sappiamo che è stata una macchian e sappiamo che ce ne è una sola che può andare così veloce da colpire qualcuno e farlo volare per metri.
E il soprannome del suo guidatore è passato da “quel balengo che va a tutta velocità con la radio a tutto volume” a “quel grandissimo stronzo”. E’ l’unica cosa possibile, oltre ci son cose vietate per legge (***).

Ora ti saluto, spero che tu sia da qualche parte dove ci sono tante coccole, le crocchette ogni volta che vuoi e un letto morbido dove dormire.

Solo questo, per il resto c’è la tua assenza da elaborare.

Dicono che finchè viene citato il nome di qualcuno non è andato per sempre: buona notte Linus, ti sia dolce la terra e possa il tuo nome vivere a lungo.

Non fosse altro che in un piccolo post.

(*) Prima che qualche pistino arrivi a blahblah, si ne esiste anche un modello a 5 fasi.
(**)In un modello sociale come il nostro che nasconde e nega la morte è già grazia che venga riconosciuto il lutto per la perdita di una persona
(***) e non ho una ripresa video per denunciarlo e chiedergli i danni
 

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