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Oziose considerazioni sulla predica odierna di Michele Serra e su Civitanova Marche

Oggi pomeriggio, mentre oziosamente passavo il tempo su Facebook, sono incappata nella predica domenicale di Michele Serra detta anche “L’Amaca”.

Da queste parti non si ha troppa simpatia per il cinquestellismo, tutti i blah blah sulla Kasta e maldipancismi vari e non si ignora di certo che tra prebende, posti statali che coprivano carenza di lavoro, falsi invalidi, dichiarazioni dei redditi taroccate e vai coi carri dallo stato si è anche preso molto.
Si ha però altrettanta poca simpatia per le prediche di qualsiasi genere, per i moralismi astratti e per quanto mi suona talmente lontano dalla realtà del paese da apparire astratto.
Lasciamo perdere cosa penso delle parole di Madama Fornero: “Sono profondamente addolorata per questo fatto tremendo. E per la solitudine che devono aver vissuto queste tre persone. Evidentemente hanno sentito troppo forte il peso della crisi che stiamo vivendo.
No signora, non hanno sentito il peso della crisi, hanno sentito il peso di tutto quello che gli era piombato sulla testa e la sua riforma non ha di certo aiutato lasciando nel limbo qualche milione di persone.
Evito ogni commento sulla sua autodifesa perchè “excusatio non petita, accusatio manifesta”. Nessuno le ha chiesto di giustificarsi, di fronte ai drammi bisognerebbe anche essere capaci di pensare che il suo “essere accusata di non far nulla” sarebbe il minore dei problemi.

Ma torniamo a Serra, torniamo alle prediche.

Ricapitolando: c’è il dramma di due persone che si suicidano, ci sono i parenti che non colavano entusiasmo all’idea di avere una rappresentanza ufficiale dello Stato e c’è la presidente della Camera che va al funerale.
Massimo rispetto al fatto che accetti di andare a metterci la faccia e beccarsi gli eventuali pomodori.

Fin qui si tratterebbe unicamente dei drammi di questo tempo terribile e di una città sotto shock che se la prende con lo stato.

Poi arriva Serra e fa la predica.

E inizia così: “Il coraggio e la dignità della presidente della Camera Boldrini non sono bastati a evitarle qualche improperio scomposto tra la folla di Civitanova Marche, disperata e furente. Boldrini, chiunque essa sia e qualunque cosa abbia fatto per il suo prossimo (nel suo caso: molto), è “lo Stato”, e tanto basta, ormai, a sollevare un odio indiscriminato. “

Giusto, un odio indiscrimanato. Se in quella bara ci fossero stati parenti miei suppongo che anch’io mi sarei dedicata a tirare giù oremus e rosari sullo Stato e l’Inps. Ci fosse anche stato Don Ciotti, di cui ho la massima stima. non credo che l’avrei accolto a braccia aperte se per me avesse rappresentato la grande causa del danno.

Ma Serra continua: “Si tratta dello stesso Stato al quale, per generazioni, milioni di italiani hanno chiesto assunzioni, favori, esenzioni, protezione, assistenzialismo, e una lasca applicazione delle leggi, perché abusivismo ed evasione sono stati la generosa mancia che uno Stato piacione ha elargito a piene mani per decenni in cambio di voti.

Mi confesso colpevole: in famiglia abbiamo un’esente ticket e abbiamo anche richiesto l’invalidità per cotale persona. E’che l’esenzione è riconosciuta per legge e giuriamo e stragiuriamo che ne avevamo proprio bisogno.
Essendo un po’ pirla abbiamo in casa un invalido civile al 100% per l’ASL ma che non ha diritto all’accompagnamento secondo l’INPS “perchè potrebbe lavorare” (*)

E poi arriviamo all’apice della predica, se uno fosse a messa sa che dopo viene il Credo, “Se siamo un popolo che, allo Stato, o bacia la mano o gliela morde, è perché siamo tragicamente incapaci di guardarci dentro, farci un esame di coscienza, prenderci le nostre responsabilità individuali e collettive.”

Don Michele, non so come dirglielo, era dai tempi delle sedute di autoverifica negli scout che non sentivo una cosa simile. Solo che allora si trattava di 18enni in fase ormonale, non di noti giornalisti sul primo quotidiano italiano.

Poi, è vero, la responsabilità dello sfacelo è collettiva. E’ di chi ci governava e di chi votava i governanti.
Ma forse abbiamo bisogno di esempi ed azioni concrete più che di prediche.

Perchè quelle lasciamo il tempo trovano a parte un certo retrogusto di convinzione della propria superiorità morale.

(*)Sto fannullone che si rifiuta di andare a lavorare con una gamba e un braccio paralizzati. E noi luridi succhiatori di latte dello stato in cambio di voti (**)
(**) A Serra pare sfuggire che esiste una marea di gente che vota senza ritorni di prebende e si lamenta lo stesso
(**)

Brillante futuro dell’Italia secondo le promesse elettorali

Le elezioni sono tra 16 giorni. Per sfortuna nostra perchè mai come questa volta ho udito tante promesse.

Considerato che nessuna sarà mantenuta nel paese e guardando invece al paese ipotetico ci troveremmo:

1 – Un paese pieno di produttori di arcobaleni ove trovare la pentola d’oro perchè altrimenti non mi spiego dove possano trovare i soldi per restituire IMU, abbassare le tasse e farci diventare tutti ricchi
2 – Un paese pieno di contatori di fagioli e pulitori manuali di chicchi di riso. O questo o non ho chiaro da dove escano 4 milioni di posti di lavoro
3 – Governo gestito via web da persone assolutamente ignare di cosa sia la politica ma in grado di gestire un paese
4 – In alternativa al punto (3) Governo gestito via web da persone assolutamente esperte, con professionalità altissima, onesta a prova di bomba con spirito da martirio perchè sarebbero desierose di mollare professioni sicuramente remunerative per andare a gestire la cosa pubblica prendendo lo stipendio di un operaio
5 – Paese un po’ fuori un po’ dentro all’Europa. Non si capisce bene: un giorno ci siamo, il giorno dopo potremmo uscirne
6 – Paese ove non c’è più l’euro ma la lira ed i prezzi son tornati ad essere quelli del 2001. Come non si sa ma pare che qualcuno pensi sia possibile. L’alternativa è infarti a catena quando alcuni si rendessero conto di dover pagare 1 kg di aranci 10.000 lire al kg (*)

Fortuna che mancano solo 16 giorni: andando avanti così ci trovavamo federati all’impero galattico e c’eran teletrasporto e TARDIS per tutti.

(*) Qualcuno spieghi che petrolio ed altri accidenti si continuerebbe a pagarli in dollari

Prepararsi spiritualmente

Noi siam tutti qua a ridere delle sparate sulla restituzione dell’IMU ma io mi sto preparando spiritualmente a dovermi subire qualche altro anno di bunga-bunga, discussioni sulla giustizia e accidenti vari.

Perchè là fuori è pieno di gente che a quelle sparate è ben disposta a credere.

Son gli stessi che si chiedono perchè Corona debba andare bene e benaltrizzano sul fatto che “Non ha poi fatto niente di grave” ignorando che forse forse si parla di estorsione.

Son gli stessi che na già votato una volta perchè si toglieva l’ICI e poi ci siamo ritrovati l’IMU.

Ora io mi sto preparando spiritualmente.

Mi preparo all’idea che magari l’IMU la levan sul serio per un po’, magari un anno.

E poi dovranno rimetterla perchè non ci saranno più soldi in cassa. E la rimetteranno alta, altissima.

Nel passaggio tra ICI ed IMU mi son trovata a pagare il 400% in più. Nel passaggio tra IMU e sarpiffero cosa credo arriveremmo al 700,800% in più.

Però là fuori qualcuno sarà felice nella sua beata ignoranza ed incapacità di ragionare un minimo.

Perchè il Berly non è null’altro che la rappresentazione di panza di molti italiani. Non è un alieno che esce fuori dai muri, è qualcuno che sa interpretare la panza.

Prepariamoci spiritualmente, forse ne usciremo vivi.

C’è una guerra in corso che interessa poco

C’è una guerra in corso. Una guerra che apparentemente c’interessa poco ma c’è.

Come in tutte le guerre ci sono morti, distruzione, profughi. Quello che è il solito scenario di una guerra.

Eppure in Italia sembra interessare poco, fatto salvo alcuni casi

E, sempre fatto salvo pochi casi come quello citato, quando leggi escono fuori le solite idee di fondo che se c’è una guerra e l’occidente interviene è perchè ci sono di mezzo materie prime.

Ora nel Mali c’è una guerra che è anche una guerra etnica e, come diceva una persona intervistata da BBC, il problema è che finisca in pulizia etnica se finisse e non c’è nessuno a far da balia.

Una bella strage che vorrebbe cancellare la parte berbera e di colore chiaro. Per non parlar dei Tuareg.

E tutto questo nulla ha a che fare con oro o uranio, ha a che fare con diatribe tribali che durano da secoli.

E sarebbe bello che la gente si aggiornasse le idee o perlomeno s’informasse un minimo su quale sia la storia di un paese.

invece è molto più facile sparare a caso. Il petrolio, ad esempio, è un qualcosa che va bene per tutte le stagioni. Il fatto che il Mali non esporti petrolio è decisamente secondario.
Se c’è di mezzo l’occidente deve esserci per forza il petrolio, altre alternative non sono possibili.

Anche il fatto che ci sia di mezzo la religione potrebbe essere un evergreen da citare. Peccato che la questione sia tribale e che la religione sia abbastanza secondaria.

Cosa invece non viene citato son le perdite di vite umane e del patrimonio artistico.

Ma si sa che è più facile cianciare utilizzando gli evergreen.

Se poi a qualche anima pia interessasse consiglierei di vedere “Sahara” di Michael Palin. Non è un dotto libro di politica internazionale ma un solido e ben documentato racconto di un viaggio nella regione.

Quella regione che avrei tanto voluto vedere e che mi dispiace così tanto vedere in macerie.

Anche la bellezza è una materia prima ma ce ne dimentichiamo con troppa facilità.

Come distruggersi la reputazione nel giro di mezz’ora (Annarella fa il cliente scontento)

Anni fa mi trovai nella necessità di trovare qualcuno che portasse dei mobili da casa di mia madre a casa mia. Alcuni mobili eran piuttosto delicati, nonchè antichi, e cercavo qualcuno che facesse un buon lavoro senza necessariamente estirparmi un rene.

Mi consigliarono una cooperativa che tra le sue attività aveva anche quello di trasporto mobili. Non era molto che erano in attività e quando li contattai e vidi cosa facevano mi fecero un’ottima impressione.

Mi portarono i mobili più una serie di masserizie senza particolari danni tranne un piatto rotto. Mentre ero da loro a pagare trovai anche un mobile (*) di fine 800 a 20 euro.

Le persone con cui entrai in contatto erano simpatiche e disponibili.
Ottimo lavoro, ottima impressione sul piano personale e prezzo più che interessante.

Passano gli anni e la cooperativa si allarga e diventa abbastanza conosciuta.
Passano gli anni e io mi trovo nella necessità di far portar via un sofà e un tavolo. Ora il sofà so benissimo che avrei potuto farlo stimare ecc ecc ma non avevo tempo+voglia di sbattermi e ho pensato “diamolo a chi potrebbe averne bisogno”.

Li contatto, viene il tipo a stimare le cose ed il lavoro. Guarda il sofà e mi dice “Si, è antico ma andrebbe restaurato e in ogni caso noi non sapremmo valorizzarlo”.

Vabbè, penso io, prendetelo e vada a chi ne ha bisogno (**)
Mi spara una cifra che trovo un po’ altina ma non so bene come fare in altro modo e accetto.

Segue trattativa sui tempi in cui, tra l’altro, mi sento anche dire “Sa, il suo è un lavoretto, non possiamo spostare un lavoro grosso che abbiamo già in programma” (***)

Stasera arrivano i due signori incaricati di portarsi via la roba.

Già la prima impressione non è tra le miglori: ricordavo persone vitali e simpatiche e mi son trovata davanti due orsi svegliati dal letargo e col mal di denti.

Prima cosa decidono di portar sotto il sofà. Ahimè non riescono a farlo passare bene in ingresso e cosa fanno: LO FANNO A PEZZI.
Di fronte alla mia obiezione “Ma non lo riutilizzate?” la risposta è “no, noi questa roba la gettiamo via”.

Ah vabbè, scusate, pensavo potesse essere utile a qualche pezzente.

Posrtato via il cadavere di sofà passano al tavolo.
Ora io avrò deciso di cambiare quello stracappero di tavolo ma giuro che a qualcuno, magari con pochi soldi, poteva servire.

E invece no. Anche lui destinato all’immondizia e fatto a pezzi.

la mia faccia nel frattempo doveva essere un poema su un procoione perplesso.

Ora io non so esattamente chi sia il target di vendita ma, tra le ragioni della mia decisione, c’era anche il fatto che quella roba potesse servire a qualcuno.
Se avevvi voluto gettarlia chiedevo al marito della cleaning swat se conosceva qualcuno che mi desse una mano a portarli sotto e dopo chiamavo AMIAT.
Son sicura che mi sarebbe costato la metà della cifra e non dovevo fare i salti mortali per star dietro ai “lavori importantissimi” altrui.

Mi rimane la domanda di cosa mettano in vendita, se la cooperativa sociale dove trovavi un po’ di tutto ad ottimi prezzi si sia trasformata in un magazzino di mobili d’alta epoca o di design.
Altro non mi viene in mente.

Di sicuro non tornerò ad utilizzarli tranne che proprio sia costretta sotto minaccia di pistola.

Mi spiace che quella realtà vivace si sia trasformata in quello che è adesso: un costoso serviio di sgombero che sostituisce l’AMIAT.

Dimenticavo: il costo orario di uno di questi trasportatori è di 150 euro l’ora (IVA esclusa), 1200 euro al giorno.

E con cio scopriamo che uno che fa il facchino costa come un consulente di direzione.
Son cose che a me fan pensare.

(*) in origine serviva per far lievitare la pasta del pane, io lo uso per tenerci dei libri.
(**) Sono ingenua, ricordavo ancora che da loro andavano sia persone in caccia dell’occasione sia extracomunitari che avevano bisogno di mobili a basso prezzo.
(***) STante come è andata oggi minimo avran dovuto svuotare una villa colma di mobili del 700

Oziose riflessioni sul perchè i matrimoni gay riescano a far uscire le asserzioni più deliranti

Premessa: la famiglia come la conosciamo oggi esiste da circa 2 secoli. Una certa idea di bambino come essere che cresce e ha degli specifici diritti ad educazione e protezione in fase di crescita credo abbiamo meno di 60 anni.
Nelle campagne, fino a poco dopo della seconda guerra mondiale, non era raro che i bambini andassero a lavorare lontano da casa già a 9/10 anni.
Fino al 1975 l’età legale per il matrimonio erano 14 anni.
Fino a non molti anni fa, “La vera signora” di Elena Canino è del 1952, nei libri di buone maniere veniva consigliato che fosse un’amica esperta della madre ad iniziare il giovin signorino ai piaceri della carne, il tutto mentre sua madre portava in silenzio e con eleganza le corna e si gestiva l’amante con molta discrezione.
Si potrebe andare avanti per pagine intere ma alla base di tutto c’è una cosa: la famiglia come la conosciamo noi è soggetta ai cambiamenti del pensiero e della società.

E fin qui si è in un campo tra la storia e la sociologia.

Peccato sia un campo a quanto pare poco conosciuto a giudicare da cosa si legge in giro in questi giorni.

A me succede da anni di discutere di matrimoni gay, perlomeno dai tempi dei newsgroup. Dovessi dire ho notato come già allora il tema riuscisse a tirar fuori le asserzioni più folkloristiche e deliranti.
Si andava da “contronatura” a “è come se qualcuno volesse sposarsi col proprio cane” (*).

Oggi, all’elenco di solenni trombonate sentite negli anni, si aggiunge quanto ha dichiarato Albertini ossia: “Ma perchè dobbiamo condannare, o comunque obbligare, un figlio ad essere necessariamente omosessuale, quando invece potrebbe essere tranquillamente eterosessuale?

Ora non mi risulta che si sappiano le ragioni che portano ad un orientmento sessuale, sappiamo che in natura l’omosessualità esiste e Platone dichiarava l’amore tra uomini come superiore a quello tra uomini e donne.

Ora io sono figlia di madre vedova, mio padre è morto che avevo circa 20 mesi, e nella mia condizione c’è un sacco di gente. Persino gente che è stata tirata su da coppie di zie senza l’ombra di figure maschili.
Abbiamo anche gente che è figlia di omosessuali che han pensato bene di far le velate, sposarsi e riprodursi (**).

C’è un po’ di tutto insomma e non mi risulta che vi sian particolari differenze nell’orientamento sessuale delle persone che han vissuto queste situazioni.

Però vien sempre bene tromboneggiare.

Soprattutto su un tema di cui sappiamo ben poco.

(*) considerato il numero di donne che ogni anno vengono fatte fuori dal proprio marito o compagno mi chiedo se in alcuni casi non sarebbe più sano.
(**) Il tono sarcastico è dovuto al fatto che c’è una poveraccia che è stata presa di mezzo

Oziose considerazioni sui tg in questo periodo (e di non poterne più delle elezioni)

In questo periodo sto facendo qualcosa che non avrei mai pensato di fare: vedere il TG4.

Il tg più lontano da quanto siano le mie posizioni, idee e via discorrendo sul tema “informazione”. Eppure lo sto vedendo, perlomeno vedendone la seconda metà.

Il perchè è molto semplice: comincio ad avere l’orticaria al solo sentir parlare di elezioni, liste, politica e partiti.
Ogni tanto ho voglia di sentire qualche accidenti di notizia di cronaca, pettegolezzi, qualcosa di vagamente leggero.

Ogni tanto ho voglia di sentire che nel mondo succede qualcosa di diverso da i rigurgiti di bile di Grillo, gli show cabarettetistici di Berly, le gavotte tra Monti e Bersani.

Ad esempio in questo periodo m’interessa capire cosa stia succedendo in Mali e Siria (*), sarebbe interessante capire, approfondire.
Invece ci sono servizi striminziti che ti parlano di morti, agguati, bombardamenti.

Il restante 80% di un qualsiasi tg tipo TG3 o La7 è unicamente ed esclusivamente politica.
E non politica nel senso di programmi, no pettegolezzi politici.

Il restante 10% sono notizie varie suddivise in

  • 80% di problemi economici
  • 10% di notizie dall’estero
  • 10% di varie eventuali metti che abbiano annunciato le candidature all’Oscar.

Tutto ciò non informa, angoscia un bel po’, ed è interessante come il manuale della caraffa filtrante. Anzi di meno perchè magari potrei avere bisogno di sapere qualcosa su come funzioni la caraffa filtrante.

A questo punto, stufa dello spettegulezzume politico, ho deciso che preferivo informarmi a pezzi: un pezzo di La7, un pezzo di TG4 e BBC per le notizie estere.

Il tutto sperando che il 24 febbraio arrivi in fretta e che chiunque vinca abbia una schiacciante maggioranza di modo da tornare ad occuparci di qualcosa di un po’ più interessante dei mal di pancia di partito X, partitino Y.

Che si torni a parlare di vita normale e non di quel videogioco che pensiamo sia la politica itagliana.

(*) parlando da viaggiatrice e molto egoisticamente ho il cuore che sanguina. Son due posti dove avrei voluto andare. Soprattutto il Mali per vedere le moschee di sabbia e Timbuktu. Tutta bellezza che finirà distrutta dalla guerra e dal fanatismo
(**) ci son momenti nella mia vita in cui “sento” che in un posto ci dovrei proprio andare e finisco per non andarci per ragioni tipo “Ad agosto fa troppo caldo”, “non ho ferie ad ottobre”. E’ successo con New Orleans e venne Katrina, è successo con il Mali (***)
(***) Adesso sento fortissimamente che dovrei andare a vedere il New England durante la stagione autunnale. AHEEM

 

Oziose osservazioni su l’Agenda Monti

Ho letto l’Agenda Monti.

Tutto bello, figo anzi fighissimo. Un programma di innovazione per l’Italia.

Manca solo un punto: Futuro della Lingua Italiana.

Perchè tra spending review, “Italian sounding”, smart communities, smart cities, inglese di qui ed inglese di là mi era preso il dubbio fosse la traduzione di qualche documento inglese con pezzi saltati.

Son tutti termini che hanno una loro traduzione in Italiano, che sarebbe poi la lingua di questo disgraziato paese.

Usare cotale lingua non sarebbe male, darebbe persin l’impressione che si sta parlando di qui e non di qualche strano paese ove si usi un pidgin italo-inglese.

A meno che sia scritto in milanese moderno e, stante ciò, mi stupirei della mancanza di termini quali location, effort e setting.

Ma si sa che io sono torinese e i bugia nen sono affezionati alle loro tradizioni.

Come quella di usare l’italiano

Portarsi avanti coi lavori (del Natale e dei contrari)

NOTA: ripiglio il post di un anno fa e mi porto avanti coi lavori sapendo che da una parte ci sarà il blah Natale-famiglia-ecc e dall’altra il blah “che-schifo-il-Natale”. Tiro una pietosa termotrapunta sulle polemiche relative agli auguri.

Trovo insopportabile la retorica e, spesso, trovo insopportabile anche l’antiretorica.

Trovo insopportabile la retorica del Natale e, al tempo stesso, trovo insopportabile l’antiretorica del Natale. Perchè entrambe nascono dal dare un valore assoluto a qualcosa, ad un periodo, a dei simboli.

Un dare valore privo dell’oggetto centrale di festa religiosa.

Trovo insopportabile la retorica del “Tu scendi dalle stelle” ma, al tempo stesso, trovo na palla assurda la questione Saturnalia/Sol Invictus.
Un nome è un nome e, se qualcuno tira fuori la storia del Sol Invictus, minimo minimo m’aspetterei che vada ad ammazzare il toro in qualche Mitreo (*)
Se poi vogliamo dare un nome alla cosa, si chiama sincretismo echissenefrega di cosa festeggiassero duemila anni fa a fine dicembre.
Oggi chiamiamo il 25 Dicembre Natale e questo basta.

E mi ha rotto la retorica del “Winter holidays” o come cazzo le si voglia definire. Perchè è vero che Hannukah, Yule e altre feste cadono nello stesso periodo invernale ma hanno significati profondi ben diversi.
Chiamiamo le cose col loro nome e ricordiamoci che un augurio è qualcosa di benevolo, non un insulto o una maledizione.

E odio la retorica di “Che schifo le feste”. Eccheduegonadi.
A me piacciono le luminarie, lo scegliere i regali, il panettone o i Lebukuchen e Stollen che siano, mi piace girare per i mercatini e le luci, le tantissime luci.
Mi piace guardare gli alberi con le luci ad intermittenza nella notte.
Mi piace aprire i regali e vedere la faccia degli altri mentre li aprono.
Mi piace l’idea di un giorno in cui tutto si fermi, rispetti la stagione del silenzio e del riposo.
Mi piace l’idea che sia arrivata la festa invernale, qualsiasi sia il significato che gli si vuole dare.

E mi piace l’idea che si possa tornare bambini, spalancare gli occhi di fronte a qualcosa di favoloso o sognante.

Lontano dalle retoriche del Natale e dell’Antinatale.

(*) Per pietà si tralascia il fatto che il “Solinvictaro” è di solito piuttosto antimilitarista. Mitra era una divinità molto popolare tra le classi militari e la cosa mi fa un po’ ridere

Starry starry night (della notte, della morte e dei saluti)

Starry, starry night.
Portraits hung in empty halls,
Frameless head on nameless walls,
With eyes that watch the world and can’t forget.
Like the strangers that you’ve met,
The ragged men in the ragged clothes,
The silver thorn of bloody rose,
Lie crushed and broken on the virgin snow.
” (Vincent, Don McLean)

Dicono che il lutto abbia 4 fasi: la negazione, la rabbia, la depressione, l’accettazione (*)

Nel tuo caso c’è ne è stata una di più caratterizzata dall’attesa e dalla speranza contro ogni logica.

Si pensa che il lutto sia un qualcosa che si vive solo nel caso di perdita di una perdita ma, per esperienza, posso assicurare che la perdita di un animale di famiglia può essere altrettanto dolorosa. Non è gestita socialmente, non è riconosciuta, non è vista come qualcosa di rilevante (**)

Sei scomparso in una notte d’autunno, svanito da un momento all’altro. Una notte di 20 giorni fa.
Nessuno ti aveva visto, nessuno sapeva dove fossi finito. Si poteva solo sperare contro ogni speranza che tu tornassi.
Ti han trovato venerdì ed è finita ogni speranza ed è iniziato quel percorso che porta a riorganizzare il proprio paesaggio interiore.

Per me tu eri il trovatello arrivato tre anni fa in un giorno d’inverno. Un trovatello malato e denutrito di cui mi fu raccontato perchè ero lontana.
Poi sei diventato un gattone morbido e tenero come un peluche. Il gatto che dormiva sul mio letto nelle notti d’estate.
Hai vissuto felice, coccolato e amato da tutti.
Il grosso peluche dagli occhi azzurri che ti guardava e si metteva a pancia all’aria per farsi coccolare.
La tua vita ti ha regalato alla fine anche un compagno, un amicone con cui giocare nelle sere estive.

Ricordo il vostro incontro: lui che ti guardava dal trasportino e tu che miagolavi perchè volevi che lo tirassimo fuori.
Sono stati 5 mesi bellissimi per tutti e due: mesi di giochi, di corse e cacce sfrenate.

Un giorno lui tornerà su e so che ti cercherà e non ci sarai più.

Oggi c’è un’assenza e tu non credo possa sapere quanto grande è lo spazio che hai lasciato. Il lutto da rielaborare è anche in quei gesti, quelle piccole cose che non torneranno mai più.
Quel mai più di qualcuno che ti dorme sulle ginocchia o ti si avvicinana chiedendo le crocchette.

Mi hanno detto che non hai sofferto, che apparivi sereno. E’ stato come se una richiesta dal profondo fosse stata soddisfatta, la richiesta che quella fine non fosse stata solitaria, piena di paura e di dolore.

Ma nonostante tutto, nonostante sappia che probabilmente non è stata straziante, sappiamo che è stata una macchian e sappiamo che ce ne è una sola che può andare così veloce da colpire qualcuno e farlo volare per metri.
E il soprannome del suo guidatore è passato da “quel balengo che va a tutta velocità con la radio a tutto volume” a “quel grandissimo stronzo”. E’ l’unica cosa possibile, oltre ci son cose vietate per legge (***).

Ora ti saluto, spero che tu sia da qualche parte dove ci sono tante coccole, le crocchette ogni volta che vuoi e un letto morbido dove dormire.

Solo questo, per il resto c’è la tua assenza da elaborare.

Dicono che finchè viene citato il nome di qualcuno non è andato per sempre: buona notte Linus, ti sia dolce la terra e possa il tuo nome vivere a lungo.

Non fosse altro che in un piccolo post.

(*) Prima che qualche pistino arrivi a blahblah, si ne esiste anche un modello a 5 fasi.
(**)In un modello sociale come il nostro che nasconde e nega la morte è già grazia che venga riconosciuto il lutto per la perdita di una persona
(***) e non ho una ripresa video per denunciarlo e chiedergli i danni
 

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