Gucci e l’acqua calda 2 Luglio, 2008, 0:34
Posted by Annarella in Cazzeggiando, Italica, Riflessioni.Tags: consumatori, gucci
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Dal Corriere on Line su come identificare le griffe originali. Alla voce Gucci dice:
“Costa parecchio. Gucci vende lusso. Una borsa che costi poco più di un centinaio di euro al 99% è falsa.”
Visto che la stessa cosa non viene detta per gli altri due marchi, Prada e Vuitton, debbo dedurne che sono costano poco oppure non sono pelletteria di lusso ?
Altra perla su Gucci: “Ha le doppie G non allineate lungo le cuciture. Il marchio è ovunque, anche dentro la borsa, nelle zip e nelle borchie”. E se prendo una Flora o una borsa in pelle debbo aspettarmi le due G anche li’ oppure ci mettono il nastrino apposta ?
E visto che sul mio portafoglio originale, pagato un trumeau di soldi presso un rivenditore autorizzato, le G non sono cosi’, debbo andare a sfasciare il rivenditore autorizzato da cui l’ho preso o debbo pensare che questo articolo sia una valangata di stupidaggini mischiate a cose vere (tipo quella delle zip, automatici ecc con il logo) ?
Peggio ancora, questo “Ha una sorta di carta d’identità, verde e bianca, con un buco laterale e un numero di serie che le individua come uniche e irripetibili.” o è un’innovazione recente oppure non mi ricordo proprio di averla vista e giuro che se non è originale una cosa presa da un rivenditore autorizzato non so bene cosa pensare.
Cosa poi ci sia di unico ed irrepetibile in un portafoglio di produzione industriale mi sfugge decisamente. Voglio dire è un portafoglio, decisamente fatto a portafoglio e non, che so, a melanzana o a Venere di Milo. Decisamente è riconoscibile come tale genere di oggette e giuro che se un’altra lo avesse non saprei distinguero senza guardarne il contenuto.
Che quella sparata voglia dire che c’e’ un numero seriale, vabbè, ma il num seriale ce l’ha anche il portatile da cui scrivo e non per questo lo definirei “unico ed irrepetibile” manco avessi sotto mano un HP modello Cappella Sistina.
A volte ho il sensato dubbio che la logica non sia il forte di alcuni giornalisti. Il Corriere, salvo poche eccezioni, sembra brillare per giornaliste che scrivono cose tra il bizzarro ed il campato per aria.
Allegria a letto 30 Giugno, 2008, 1:32
Posted by Annarella in Femminile-maschile, Life, Universe and Everything, Riflessioni.Tags: diete, noia, Sensualità
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Stavo leggendo dell’articolo su Elle intitolato “Smettetela di dimagrire” o “arretez de magrir” per fare i franco-faighi.
Mettiamola cosi’: nell’ossessiva ricerca di magrezza, il fatto di piacere o meno ad un uomo c’entra un accidente. Nada de nada de nada. Nulla.
Gli uomini amano le curve, amano le rotondità e amano avere qualcosa sotto mano. Poi ci sono quelli a cui han detto che le ossutissime topo model sono fighe ma si parla di trofeo non di donne.
Chi impazzisce dietro il modello irreale di perfezione disincarnata siamo noi, le donne. Esattamente come le grandi mistiche del medioevo impazziamo dietro l’idea di disincarnarci, di perfezione. Cosa faremmo pur di non accettarci non mi è chiaro ma è molto evidente che non ci piaciamo.
Non ci piace la curva del seno, non ci piace la morbidezza. Amiamo vederci ossute, con due tette fotoniche frutto di chirurgia e il culo alto a la brasiliana. Praticamente vogliamo essere l’incarnazione vivente di una foto ritoccata con photoshop.
Ora credo che gli uomini intelligenti preferiscano divertirsi a letto, pensare di fare qualcosa di divertente non una sessione di esercizio fisico perfetto, non ricevere il pompino tecnicamente perfetto ma un pompino memorabile in cui ci sia qualcosa detta partecipazione.
Vogliono qualcuna con cui andare a cena, bere mangiare e divertirsi. Il resto sono pippe mentali nostre, di noi donne.
E la cosa piu’ difficile non è diventare la proiezione reale di photoshop ma persone memorabili. Il grande complimento non è “Sei una gnocca assurda” ma “Non ti posso dimenticare”. La gnocca assurda verrà sostituita da un’altra gnocca assurda, la donna memorabile no.
Una donna perennemente a dieta non è sensuale, è una palla. E’ una palla andare a cena con una che conta le calorie o “questo o quello no”.
E allora diciamolo: ecchedueppalle e iniziamo ad essere memorabili. Delle dee come diceva la mia insegnante di danza.
Al milanese medio piacciono le ossa ? Echissenefrega, è milanese dentro e accuramente evitabile.
Come diceva saggiamente la mi mamma “La madre degli uomini non è morta” oppure citando un amico gay “Neext”
I blog sono pieni di cazzate ? 24 Giugno, 2008, 1:34
Posted by Annarella in Blogging, Fuffa 2.0, Realta', Riflessioni.Tags: blogosfera, Blog Italiani
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Era un paio di giorni che volevo scrivere sto post. Più o meno da quando mi sono passate sotto il naso un po’ di tumblerate e ritumblerate del posto di Brodo Primordiale
Lui scrive: “Spiace dirlo, ma alla fin fine Formenti aveva ragione e io non lo avevo capito: di certe cose dovrebbe parlare solo chi ha la competenza per parlarne, tutto il resto è caciara. Ne discende che gli unici blog leggibili con profitto, e con un certo divertimento, fatte le debite e rare eccezioni, sono quelli che si occupano di fuffa. Per l’informazione, guarderei altrove.“
Quello che sfugge a me di questo discorso è molto semplice: perchè uno dovrebbe tenere un blog dove dispensare le sue perle di conoscenza e di competenza. I blog che lo fanno, mi vengono in mente [Mini]marketing in italia o Nicholas Carr(*) in Uk, sono comunque professionisti che scrivono articoli di settore e non amateur che si dilettano ad analizzare il mondo. C’e’ una competenza in quello che scrivono e ce’ un uso professionale della competenza.
Molto semplicemente se voglio la competenza, la professionalità, non la cerco nella blogosfera ma altrove. Se voglio un’analisi di mercato non vado a cercarmi il post ma un’analisi di Forrester o Gardner perchè quello è il loro mestiere.
Poi, da qualche parte, ci potrà essere l’analista che ne scrive ma di sicuro non nella maniera approfondita che utilizza nel suo lavoro, o perlomeno si spera.
Credo che il prinicipio sia questo per molti: esistono una sfera professionale ed una di cazzeggio e non è detto che la prima debba finire necessariamente su un blog. Un po’ perchè credo che la professionalità non possa e non debba essere free, un po’ perchè alcuni possono avere tutti i santi crismi del non-disclosure agreement.
Oggi come oggi non sarebbe professionale se qui facessi l’analisi di cosa vedo succedere lavorativamente. Non lo sarebbe per questioni di riservatezza e per questioni di professionalità.
Come molti penso che il bloggare, lo scrivere siano uno sfogo, un passatempo. A volte non hai la più vaga intenzione di sforzare il cervello e ti viene bene sparare cazzate, altre ti puoi anche prendere il lusso di andare oltre ed usare le meningi.
Sono spazi, momenti e tempi diversi. Come diverso è per ognuno lo scopo per il quale scrive. In Italia non abbiamo un Daily Kos o un TechMeme ma non abbiamo neppure il sistema politico USA o la loro industria informatica.
Abbiamo un sistema culturale in cui continua ad esserci un elite e una massa ineducata o ignorante a prescindere dal titolo di studio. La blogosfera italiana, per quanto possa essere piena di stupidaggini, è ancora espressione di quell’elite. Un gruppo con ben precisi interessi culturali, politici e gusti.
Non è un caso che leggendo i blog sembra che tutto sia Linux mentre le corps continuano ad avere fior di infrastrutture Microsoft. E giurin giurella che ne so qualcosa di infrastruttura lavorandoci.
Non è un caso che si continui a pensare al web 2.0 come unico salvatore della patria e degli italici futuri aziendali quando l’italica azienda media non rinnova il parco macchine da un decennio. Mi parrebbe strano, anche se non improbabile, che vi fossero aziende very 2.0 con il sito enterprise, il viral ed i cazzi buffi affini ma con i pc che sono del pentium 200. Perchè la realtà è quella e non quella descritta dalla blogosfera.
La blogosfera parla di cosa conosce in realtà. Che poi conosca la fuffa o cosa racconta Techmeme è tutto un altro paio di maniche.
Di sicuro non le si può chiedere di essere quello che non è: un gruppo di professionisti.
(*) Indicato tra i blog tecnologici interessanti dal Financial Times
L’Asilo Mariuccia 19 Giugno, 2008, 22:44
Posted by Annarella in Lavovatovi, Life, Universe and Everything, Realta', Riflessioni.Tags: categorie_dello_spirito, consulenze
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Esiste una categoria delle spirito che si potrebbe chiamare “Consulente Milanese” sempre intendendo per milanese una cateogoria dello spirito e non il generico abitare a Milano.
Il CM è di solito residente o lavorante a Milano ed ha una caratteristica fondamentale: è convinto di avercelo lungo svariati decametri. Roba che a lui qualsiasi pornostar fa una pinna e Rocco è un dilettante.
Non ha caratteristiche particolari, non brilla per spettacolari doti in qualcosa, semplicemente è convinto che la sua attrezzatura sia tale da permettergli di raccattare bovini usandola come lazo. Nel caso non siano bovini, saranno alci o caribu’ ma mai nulla di piu’ piccolo.
Il CM lo riconosci da come saluta perchè il dialogo sarà sempre secondo queste modalità:
1) Prima volta che ne incontri uno:
CM “Ciao sono Tizio”.
La frase potrebbe apparire quanto di piu’ banale vi sia ma il sottotesto ed il linguaggio corporeo dicono ben altro per cui il mesaggio che ti arriva è il seguente: “Ciao sono Tizio. Ce l’ho lungo svariati decametri e placcato in platino . A proposito, piccolo essere inconsistente, tu chi sei ?“
Moi “Ciao sono me” [il sottotesto è “E chi sarà mai questo per tirarsela come un gruppo di elastici da pacchi ?”
La seconda volta che ne incontrate uno, avrete già capito l’antifona per cui il dialogo assumerà i seguenti toni:
CM - vedi frase di sopra -
Moi: “Ciao sono me” ma il sottotesto reciterà “Ciao sono me. Ce l’ho placcata in platino e scusami e non ti sto a calcolare piu’ di tanto perchè sono impegnata a raccogliere un paio di diamanti che sono caduti“.
La versione femminile del CM ha vari nomi ma nessuno viene normalmente associato a qualcosa di positivo perchè possono andare da “Gatta Morta” a “Quella-che-te-la-fa-annusare-ma-non-te-la-da” il tutto girato in ambito professionale.
Sono innocui? Dipende. L’idea che passano è di essere ampiamente stronzi e poco altro. Ciononostante pericolosi perchè possono sempre impressionare e dare l’idea di essere “Dio-si-è-degnato”.
Due palle cosi’ averci a che fare. Soprattutto se non amate tirarvela ma, diciamocela tutta, con il CM s’impara presto e bene a fare un cosa: tirarsela come delle cocotte pur non scendendoci mai in competizione.
Perchè non vale la pena di abbassarsi a competer col fumo.
Letture e comprensione 12 Giugno, 2008, 22:47
Posted by Annarella in Cazzeggiando, Diaristica, Riflessioni.Tags: Brad Pitt, Ferie, Liam Neeson, sonno
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Quando la posto di leggere “Communication Workers of America” leggi “Communication Wankers of American”,
puoi pensare che :
- hai bisogno di dormire
- hai bisogno di ferie
- hai bisogno di non dormire da sola
Possibilmente nell’ordine perchè in questo momento direi di no a Liam Neeson nudo e ben disposto. Oppure a Brad Pitt in Troy.
Mobilifici e conoscenze 11 Giugno, 2008, 13:36
Posted by Annarella in Blogging, Italica, Realta', Riflessioni.Tags: Mosaico, querela, Samari
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Prima di leggere via il Tumblr di Minimarketing e Stefano Epifani la notizia di questo post di Sergio Samari, non avevo la più pallida idea di chi fossero i signori del mobilificio. Zero virgola zero.
Leggendo il post avrei pensato ad una situazione che è successa ad altri miei amici con le consegne. Nulla di nuovo, succede.
Leggendo della querela, ho pensato altro soprattutto come consumatrice. Poteva non muovermi più di tanto il post, mi ha colpito la querela. Di piu’ di tutto il resto.
Prima non avevo idea di chi fossero, adesso ce l’ho molto chiara.
Adotta un alfa 9 Giugno, 2008, 23:28
Posted by Annarella in Diaristica, Lavovatovi, Libri, Life, Universe and Everything, Realta', Riflessioni.Tags: alfa, caratterino, cosmopolitan, intimità
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Di “Alpha Male Syndrome” avevo letto su quello che io considero il Cosmopolitan dei boss, ossia la Harvard Business Review.
Penso che sia il Cosmopolitan dei boss con quel tocco di Intimità che non guasta mai per far sentire a casa noi italiani. D’altronde diciamocelo, cos’e’ un “case study” se non una delle “Vicende di vita vissuta” che appaiono (o apparivano) su Intimità o Donna Moderna? Non c’e’ il forum di discussione solo perchè quello l’hanno messo sul Financial Times.
Il fatto che si parli di potere-soldi-carriera non cambia una virgola dai Cosmopolitan dove si parla di sesso-soldi-carriera o da Intimità dove si discute di famiglia-cucina-sesso.
Il fatto che la cultura dominante ritenga più importante il potere economico di quello sessuale o famigliare è un fatto ma Madre Natura la penserebbe diversamente esattamente come la saggezza popolare che attribuisce al pelo una forza trainante che nessuna pariglia di buoi avrà mai. Per farla breve Madame de Montespan poteva di piu’ di Colbert.
Cmq divangando dai temi fondamentali e dai bisogni basilari, ho preso a ben 5$ codesto libro. La sensazione è che fosse un’americanata con tutto il rito del coaching, delle riunioni e vai coi carri.
In realtà è utile se avete un carattere dominante o se ne avete conosciuti alcuni.
L’assunto è che esistano 4 tipi di carattere alfa: comandante, visionario, stratega ed esecutore. Tutti sono uniti dal fatto di avere una sana dose di caratteristiche odiose, antipatiche e che innervosiscono le persone comuni. Dei sani pezzi di cacca quando si mettono, diciamola cosi’.
Il tratto ricorrente pare essere che quando esplodono spargono pezzi di collaboratori/colleghi per tutta la sala e ciò non è bello non fosse altro che il turn-over diventa un po’ troppo elevato e tutte le volte bisogna addestrare qualcuno. Non pensate che nel libro ci sia qualche vago accenno etico tipo “Rispetta il prossimo tuo”. Stiamo parlando di HRB e non di Famiglia Cristiana. L’etica sarà trattata in un manuale diverso.
L’assunto è che se con il collaboratore/collega si parla e non lo si sparge per tutto l’edificio è meglio. Il secondo punto è che, pur essendo tutti convinti di essere Dio, questo genere di persone va riportato sulla terra ed alla dura realtà di non essere perfetti ed infallibili.
Cosa usano questi signori per gestire/addestrare/smussare/riportare sulla terra? Fanno un giro di interviste e pongono i soggetti davanti ai risultati. La prima reazione, mi metto nei loro panni, è “Brutta banda di incapaci e noiosi imbecilli che non capiscono”. La seconda, se si è alfa intelligenti, è nel riconoscere che ecco, ogni tanto o qualche volta, si esagera o si tende a spargere budella in giro.
Secondo gli autori è una caratteristica molto maschile. Personalmente penso sia una caratteristica che va oltre il sesso. Moi, alfa visionary secondo il libro, tendo ad innervosirmi quando debbo spiegare enne volte le cose. Nulla in confronto ad altri conosciuti che facevano tremare i soffiti ma, nel mio piccolo, me la cavo.
Diciamo che una donna è più probabile che vetrioleggi mentre un uomo mirerà alla gola.
Come risolvere questo: usando il cervello ed personificando la caratteristica che porta a lasciare pezzi di collega sul pavimento.
Ho identificato le mie? Si. Sto cercando di addomesticarle? Si. Nel caso qualcuno abbia ultimamente sentito la sottoscritta prendere per i fondelli alcuni suoi tratti , è un tentativo ecco. D’altronde è vero che sono un genio ed una primadonna ma mica sono perfetta.
Nel caso siate invece dalla parte di quelli che si trovano le budella sparse, succede a tutti anche ai migliori, è interessante per capire come evitare o gestire certe sfuriate, incazzi, volate. Come gestire l’alfa.
Si gestiscono? Si. Come? Prima cosa un alfa è il capo del branco. Siate leali. Potete girare con i coltelli tra i denti ma davanti al vostro alfa occhi a terra e pedalare. A meno che siate alfa voi stessi e, in quel caso, gli offriate i vostri servigi unendo le sue doti alle vostre. In caso contrario si fa a cornate.
Non mostratevi mai troppo timorosi o troppo arrendevoli perchè qualsiasi alfa si irrita.
Ah, per dovere di cronaca: secondo il libro il mio capo è un Alfa Strategist-Executor, French Boss è un Commander-Strategist, il Signore-della-Posta un Executor-Strategist, un mio amico un Commander-Visionary. Moi Visionary-Strategist.
Perchè non basta che ci sia il tratto primario, c’è pure la sottoclassicazione con allegato caratterino e simpatico tratto.
Questa libro non è utile solo se avete un capo Alfa. E’ utile pure se avete un amato bene alfa.
Riflessioni del lunedi’ mattina 9 Giugno, 2008, 11:14
Posted by Annarella in Lavovatovi, Riflessioni, rant.Tags: autonomia, Baden Powell, educazione, responsabilità
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Se al posto di farmi una testa cosi’ con il motto di Baden Powell “Guida la tua canoa, non contare sugli altri” mi avessero passato motti tipo “Chiagne e fotti” sono perfettamente sicura che mi sentirei un po’ meno cretina.
Odio gli ometti che prima si mettono nei casini e poi vanno a piangere dalla mamma per farsene tirar fuori.
Avviso ai naviganti:
Umore: scoglionatissimo
Radioattività: Chernobil mi fa na pippa
Acidità: alta
Voglia di essere comprensiva: manco per il cazzo
Previsioni di durata dell’umore: fino a che non verranno dette le parole fatidiche “Inizi quel lavoro-che-ti-piace-molto il [data]“
Quando si ringrazia di non avere avuto figli 8 Giugno, 2008, 13:05
Posted by Annarella in Italica, Realta', Riflessioni.Tags: Gen X, Gen Y
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Stavo cazzeggiando su web e nel feed reader mi è apparso un post su ReadWriteweb. Oggetto generazione Y.
Ora un articolo che sembrava riassumere tutte le peggio cazzate che si leggono in giro sui ggiovani inclusa ignoranza profonda, stupidità abissale, mammismo e totale mancanza di capacità di analisi. Solo che è scritto da chi dovrebbe avere 20 anni.
Per generazione Y s’intende la generazione dei Twenty-something ossia di chi ha tra 20 e 25 anni. Come tutte le generazione che l’han preceduta dagli anni ‘60 ad oggi, dovrebbe condividere dei tratti o cosi’ si dice, ed e’ oggetto di analisi stile insetto o panda in estinzione.
Come tutte le generazioni precedenti credo sia totalmente incomprensibile a chi non ne fa parte e che le statistiche riportino solo dei numeri relativi ad un determinato campione. Illustrino dei trend all’interno delle domande esposte ma non dicano nulla su cosa sia quel gruppo di persone appartenenti ad una determinata fascia di età.
Questo è l’articolo su ReadWriteWeb che dovrebbe essere elogiativo/illustrativo della Gen Y.
Assodato che chi scrive il post su RW ne fa parte, la domanda è se si rende conto di cosa stia illustrando.
1) Generation Y is arguably the most socially conscious generation in existence. Fantastico, prendo i gruppi su Facebook che si occupano di problemi etici e dico “Cacchio, guarda che fighi, sono tantissimi”.
Che io sappia in molti di quei gruppi c’e’ gente che con la Gen Y non ha nulla a che fare visto che possono avere 30 come 60 anni ma il numero dice che sono tutti dei twenty-something.
Azz che ce ne facciamo di botulino, palestra ed altro quando basta essere in un gruppo su FB perchè ti diano 20 anni ? Figata pazzesca
2) They read more blogs than any other generation.
Sono sicura che se Monsieur de Lapalisse avesse avuto di blog li avrebbe letti. Non esistendo all’epoca non poteva. Da ciò ne deriva che chi ha oggi 20 anni legge blog. Se poi il dato volesse indicare che, dato il campione statistico di lettori, quella della fascia tra i 20 ed i 30 sono i piu’ forti lettori di blog, non si capisce nè si deriva dalla frase.
3) They receive the news from online sources and they may even venture into buying an eBook or two
La maggior parte dei PHD americani nel settore scientifico sono di ragazzi che arrivano da India, Cina e Corea. Forse leggere un libro a qualcosa ancora serve. Si sta descrivendo una generazione di illetterati che lasciano la formazione superiore ad altri.
A chiosa abbiamo una citazione che dice “Some of them are the greatest generation. They’re more hardworking. They have these tools to get things done. They are enormously clever and resourceful. Some of the others are absolutely incorrigible.”
Suppongo che il some, alcuni, potrebbe essere detto per qualsiasi essere umano che sia comparso sulla faccia di questo pianeta dal Neolitico ad oggi. Ognuno di loro era tech-savy nelle tecniche dell’epoca, lavorava sodo. Alcuni erano di rompiscatole.
E’ più impressionante leggere cosa dica questa signora, un executive pubblicitario, quando parla di come gestirli: “You do have to speak to them a little bit like a therapist on television might speak to a patient,” Salzman says, laughing. “You can’t be harsh. You cannot tell them you’re disappointed in them. You can’t really ask them to live and breathe the company. Because they’re living and breathing themselves and that keeps them very busy.“
Vorrei capire se questa signora gira con le bombole ad ossigeno fornite dalla corporation oppure è capace di respirare autonomamente.
Ora, io mi vedo a discutere con un qualsiasi capo/cliente in questi termini:
Io: “Ho un problema …”
C.d.A “Parliamone, pensi siano questioni derivanti dal tuo Adulto che non media tra il Bambino ed il Genitore ?”(*)
Io: “Il mio genitore mi sta dicendo che debbo fare quella cosa a costo di ammazzarmi, il mio adulto mi ricorda che debbo chiamare l’idraulico e conciliare le cose, il bambino sta dicendo fncl a tutto. Ho bisogno di un tuo consiglio”
C.d.A [Passando una caramella e assumendo un tono molto soft] “Penso che dovresti ascoltare il tuo adulto e calmare il bambino di modo da riuscire a priotizzare le cose ed ottenere un ottimo bilancio vita/lavoro”
Un altro punto dell’articolo citato come elogiativo è il seguente: “You now have a generation coming into the workplace that has grown up with the expectation that they will automatically win, and they’ll always be rewarded, even for just showing up,“
Io sono primadonna ma se arrivassi con un’expectation simile mi pigliano a calci. Ovunque. Twenty-something o meno. In secondo luogo mi viene in mente che gli USA saranno un posto privilegiato ma quanto dura e quanto può durare ?
Cosa succederà a questa generazione, se è così come nella descrizione, dovesse succedere qualcosa di serio? Siamo sicuri che non si stia generalizzando mettendo assieme il figlio viziato della famiglia medio-alta con il ragazzo dei ghetti che magari ce l’ha fatta ad arrivare ad Harvard ?
O come ha detto una professoressa universitario, africanistica, incontrata sul treno, “Riusciamo a dare pochissime lauree col massimo dei voti. Ci troviamo davanti gente che non sa piazzare gli stati sulla cartina [nota mia niente di che stante che i temi erano politica africana] e non sa contestualizzare od analizzare la situazione”. Suppongo ce ne siano ma non lo vedo come un punto felice in un ecosistema sociale che diviene sempre più complesso.
Ed onestamente, non riesco ad identificare quello che leggo con i ragazzi che ho conosciuto: brillanti e capaci. Possono cambiare le priorità ma dietro ho visto persone valide non i bambinoni descritti.
Ma la cosa peggiore è citare un articolo, come elogiativo di una generazione, dove si dice questo “”We want to hear it and truly we’d love for our parents to know. There’s nothing better than Mom getting that letter saying, ‘You know, Ryan did a great job. Yeah, I just wanted to let you know you raised a fantastic son’” .
E’ una di quelle frasi che mi fanno immediatamente venir voglia di adottare un cane.
Io appartengo alla gen X, descritta da Douglas Coupland, una delle più sfigate come descrizioni. La generazione dei Microserfs
(*) Qui si presuppone che il capo/cliente sia esperto di analisi transazionale e si stia riferendo alla teoria degli stati dell’ego.
No grazie, abbiam già dato 5 Giugno, 2008, 15:58
Posted by Annarella in Diaristica, Lavovatovi, Realta', Riflessioni.Tags: scioglidipendente, psicosomatica
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Oggi ho parlato con una persona che mi ha dato gli stessi sintomi fisici dello “scioglidipendente”: sensazione di nausea e mal di panza.
Il tono mellifluo, il trattare chi hai davanti da impedito mentale, il tentativo di incastrarti. La stessa sensazione di nausea e la reazione fisica da mal di pancia immediato che provocava lo sciogliodipendente.
E la sensazione immediata che ti stavano incastrando giocando molto sporco.
L’Anti French-Boss per dare le coordinate e come descrissi un giorno qui


