Conigli per gli acquisti 14 Giugno, 2008, 17:07
Posted by Annarella in Life, Universe and Everything, Piaceri, Realta', Torinesita'.Tags: Shopping, Vindigni, outlet
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Vi consiglio questo ossia il V-Store di Via Amendola a Torino.
Un posto che a me piace talmente tanto che rischio la bancarotta tutte le volte che ci entro.
Tra la scelta, la gentilezza delle persone ed il fatto che ho trovato un tauilleur di Martini che sembrava proprio li’ per me ad un prezzo che sembra pure fatto per me (200 euro) non posso che parlarne bene, anzi benissimo.
Per non parlare del vestitino in lino di Ferre’ a 100 eurini.
Moi è very contenta. Pero’ adesso sarà il caso che mi dia una regolata ![]()
Torinesità 1 Maggio, 2008, 10:40
Posted by Annarella in Torinesita'.Tags: Torino
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Chiede Mauro: “Museo egizio, cucina americana o cinese. Torino che c’entra ?”
Torino c’entra perchè è tutto un pezzo della città e del suo modo di essere. Torino è una città a strati composta da enne realtà/identità diverse dove convivono i caffè storici ed il Mc Donald’s. Due tra i piu’ belli dei primi sono a circa 100 m dal secondo. Secondo tradizione cittadina nessun frequentatore dei primi si farebbe mai cogliere ad entrare nel secondo, ciò non vuol dire che non lo farebbe.
Torino è una città dove non esistono quasi più torinesi originari ma esistono i torinesi perchè la città tende ad essere più forte dell’insieme delle sue parti. Anche Milano è composta da enne parti ma con questa differenza: il milanese originario è una persona deliziosa nella maggior parte dei casi, allegro e gentile. Il milanese d’adozione tende spesso ad adeguarsi all’immagine da rotocalco di modo da ricordare in maniera sconcertante un personaggio di Vanzina.
Ciò non succede per il torinese che tende ad essere reso tale da una serie di fattori ed eventi.
Se prendiamo tre persone residenti/nate a Torino e nella fascia d’età tra i 25 ed i 50 anni, avranno in comune le seguenti esperienze:
1) Tutti hanno avuto un parente più o meno stretto che lavorava in FIAT
2) Tutti si sono sorbiti il Museo Egizio o Superga da piccoli
3) Sanno sin da piccoli che nel giro X c’entri perchè conosci qualcuno
4) Gli han spiegato che tanto va tutto a Milano e sono mentalmente tarati all’idea che include anche la possibilità/rischio di andarci loro
A seconda delle fasce d’età vi saranno poi altri elementi tipo: l’essere andati alle giostre in piazza Vittorio, avere girato ai Murazzi, avere incontrato un giocatore della Juve o del Toro, comprato dischi da Maschio o Rock&Folk.
I torinesi, al loro interno, si dividono poi in tifoserie, appartenenze ed altri accidenti. Chi ha fatto il liceo al D’Azeglio o al Cavour sarà segnato dall’averlo fatto, stessa cosa per Galfer o Avogrado o una qualsiasi delle altre scuole storiche. La scuola d’origine conta tant’è che ci sono lunghissime liste d’attesa per avere l’onore di poterle frequentare.
Una cosa bizzarra è l’atteggiamento del torinese tra i 20 ed i 25 nei confronti del Politecnico e dei suoi frequentatori. Da una parte abbiamo i futuri architetti e dall’altra i futuri ingegneri. Il futuro ingegnere veniva identificato con “colui che studia al Poli e non vede donne per anni mentre gli inquadrano il cervello”. Ciò nonostante vi fossero donne ma erano talmente rare da venire classificate come mosche bianche.
Il futuro architetto non godeva di tale fama di sfigato cronico privo di divertimenti orizzontali.
Le cose tendevano a ribaltarsi sul piano lavorativo post-laurea ma il divenuto-ing spesso continua a patire l’immagine che si è portato dietro per anni a prescindere avesse fidanzate a pacchi o godesse di notevoli calli sulle mani. Era al Poli ad ingegneria e tanto bastava.
Qualcosa di simile succedeva per l’impiegato FIAT ossia l’erede di Monsu Travet. Un posto in FIAT era il sogno dei genitori e l’incubo dei figli meno inclini a voler divenire tutto quello che significava: burocrazia, gerarchie kafkiane, inquadramento mentale al cubo. Non era un posto di lavoro, era una categoria dello spirito come lo è lo studente d’ingegneria al Poli.
Il Museo Egizio potrebbe essere inserito tra i punti d’orgoglio cittadini anche se il torinese adulto ci può essere portato solo da amico-in-visita o gruppo-di-buoi-che-lo-trainano. E’ li’ da quasi 200 anni e ormai Kha, i papiri dei morti e le statue fanno parte della città.
Perchè tutto diviene torinese se ci sta abbastanza, tutto assume le mezze tinte e la grazia un po’ algida della città. In una città che ha fama di grigio ma in realtà ha i blu zaffiro dei cieli invernali, il verde colorato della città, il giallo e bianco dei palazzi storici, il marrone scuro dei suoi caffè.
Qui non può esserci l’incubo da architetto lisergico che è Lorenteggio con la bara spaziale dello Holiday Inn, i giardini pensili di Babilonia, le costruzioni che ti domandi se siano terminate ed il nulla attorno. Non è che abbiamo piani edilizi e paesaggistici, abbiamo una città fatta in una certa maniera e vedi alla voce Grattacielo-Piano. Abbiamo avuto architetti innovativi o deliranti ma non lisergici, abbiamo il palazzo dei basilischi e le meravigliose architettura liberty della zona di C.so Francia oppure Antonelli e la Fetta di Polenta
Perchè tutto e tutti, a prescindere dall’origine e dallo stile, prende la patina torinese e diventà parte della città.
Commento su Torino 30 Aprile, 2008, 17:46
Posted by Annarella in Realta', Riflessioni, Torinesita'.Tags: domenica, ristoranti aperti, Torino
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Trovare un ristorante aperto la domenica o nei festivi a mezzogiorno è un’impresa titanica. Di piu’ quasi miracolosa.
Mi chiedo come e dove mangino i turisti. Ihmo vivono d’aria e di Museo Egizio.
Stranezze torinesi 25 Marzo, 2008, 23:59
Posted by Annarella in Torinesita'.Tags: Egizio, Sabauda, Superga
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So che che arriva gente da tutto il mondo ma, personalmente, trovo l’Egizio un po’ noioso. Tranne che per lo statuario che e’ affascinante da morire.
Sara’ per la disposizione ottocentesca, sara’ che alla 32.120ma mummia di gatto inizio ad avere problemi di sonno, lo trovo noioso. Oppure sara’ perche’ il torinese bambino se lo beccava implacabilmente come l’esame di seconda e quinta elementare. Un rito di passaggio che non si poteva evitare assieme a quello della visita a Superga ed alle tombe dei Savoia.
Passata la fase scolastica, in cui i musei ti obbligano a vederli, tende ad iniziare una fase d’ignavia interrotta da momenti di curiosita’, tipo vedere cosa ci sia alla Sabauda, o da arrivo di amici.
L’amico da fuori e’ un ottimo modo per vedersi i musei di casa propria si tratti di quello del Cinema o di quello d’Arte Antica. Nel frattempo ci sara’ sparati tutti i possibili musei del mondo vedendo cose che sono in prestito da quelli di casa tua.
Ma volete mettere il piacere di dire “L’ho visto al Burubundupincopallo di Xyioix” ?
Queste si che sono notizie 21 Marzo, 2008, 19:53
Posted by Annarella in Cazzeggiando, Torinesita'.Tags: Torino, "La Stampa", Repubblica
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Dite cosa volete, ma le notizie che appaiono su La Stampa, cronaca di Torino, sono sempre più succulenti di quelle che appaiono su Repubblica, cronaca di Torino.
Volete mettere un “Moncalieri prepara il semaforo «ferma torinesi»” paragonato ad un “Il Novecento in trecento oggetti nella collezione di Von Vegesack” che appare su Repubblica ?
C’è poco da fare, Repubblica sarà il secondo quotidiano italiano ma niente riesce a battere La Stampa sulla parte locale, necrologi inclusi. Repubblica ha quell’allure da giornale radical-chic, La Stampa la leggi perchè sei torinese.
Puoi essere in qualsiasi parte del mondo ma sarà la cronaca di Torino quella che andrai a leggere pur sentendo la mancanza di “Specchio dei tempi”, la rubrica di lettere al giornale ossia quanto di più vicino ci sia alle lettere degli inglesi al Times.
Perchè, siamo onesti, Repubblica pare non cogliere il piacere della cronaca minuta, quella che ti dice che “Tizio, in via XUZ, è rimasto chiuso fuori di casa e sono dovuti intervenire i pompieri”, Repubblica è più cultura-politica-trend. Ma la Busiarda rimane sempre lei, il giornale che è parte della città.
Posti ed acquisti 24 Febbraio, 2008, 19:49
Posted by Annarella in Piaceri, Torinesita'.Tags: acquisti, birra, cioccolato
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Sono andata a CioccolaTO. Niente di eccezionale, salvo la parte di design e cioccolato, a meno non siate “foresti” e non abbiate mai visto i vari produttori torinesi di cioccolato.
L’unica cosa che mi ha realmente eccitato all’acquisto è stata la birra artigianale, non pastorizzata ecc ecc. Quando l’assaggerò, farò sapere.
Del cibo e della smemoratezza 3 Febbraio, 2008, 23:04
Posted by Annarella in Italica, Piaceri, Realta', Torinesita'.Tags: cibo, Eatitaly, Shopping, smemoratezza
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Ieri sera, mentre cucinavo, mi sono ricordata che avevo finito l’olio. Nulla che provochi la fina del mondo ma abbastanza scomodo se pensi di preparare un’insalata o di cucinare. Scoprirlo il sabato sera comporta che o ti trovi un negozio aperto il giorno dopo o stai senza fino ad una data imprecisata in cui riuscirai ad effettuare l’acquisto.
L’unico negozio che mi e’ venuto in mente aperto la domenica e dotato di quanto necessario e’ stato Eatitaly. A cio’ e’ seguito un “AAAAAAAARGH” in quanto nel we e’ strapieno di gente di ogni tipo/genere/misura. L’unica soluzione, o cosi’ appariva nella mia mente, era quella di andarci durante l’ora di pranzo di modo da evitare la rissa/calca/pestaggio.
Metto in atto il piano e mi avvio. Arrivo. Trovo l’olio. Mi chiedo se l’olio che sto guardando sia spremuto in ginocchio da monaci tibetani (15 euroli per 75 ml), trovo un’olio meno costoso e che non provochi un attacco isterico nel caso si versi. Il task si sarebbe potuto definire “completato” non fosse che mi e’ venuto in mente che volevo lo yogurt.
Mentre vado verso il settore latticini al fresco, passo davanti alla pasta fresca e mica vorrete non prendere i plin a non-ricordo-che-erba? Mi pare normale e altrettanto naturale mi pare prendere i non-so-piu’-cosa.
D’altronde nel transito c’e’ pure il settore formaggi/salumi e una mozzarella ci sta bene cosi’ come non si puo’ evitare il petto d’oca blah-blah.
E il fatto che il cioccolato stia davanti allo yogurt non sara’ un segno del destino? Se il destino mi indica a chiare lettere che Domori e’ sulla mia strada, prendiamo tre tavolette tre, sia mai che una e’ triste, cacao al 70%.
Pero’ si sta facendo tardi e mi viene un po’ di fame. Mangiamo qualcosa al banco della verdura. Ora l’idea iniziale eran le lasagne vegetariane che eran pero’ soggette a 10-15 min di attesa mentre la polenta concia era pronta.
Ordino la polenta concia. Qui si vorrebbe far presente che “polenta concia” fa venire in mente una polenta molle con tanto formaggio fuso. Non due fette di polenta passata in padella con un po’ di formaggio sopra. Estigrandissimi cazzi e alla faccia di Recupero-delle-Tradizioni-Locali e Conservazione-delle-Tradizioni-Alimentari nonche’ del concetto di polenta concia come da sempre viene tramandato nella memoria di chi l’ha mangiata ad Oropa.
Che il cibo “polenta passata in padella con formaggio grattugiato sopra” fosse quasi buona, buona no, e’ un concetto. Che fosse polenta concia, un altro. Quella vera l’avrei digerita 6 anni dopo con pisolino annesso, questa e’ scesa manco fosse una minestrina.
Esaurita la fase “mangiamo”, scattava quella “caffe’ “. Mi avvio verso il caffe’ e passo nel settore pesce. Trota salmonata affumicata della valle Pesio. MIA anche se a quel prezzo, 30 eurini al kg, mi compravo mezzo allevamento in condizioni normali .
Esaurisco la pratica caffe’ e mi avvio verso la cassa incidentalmente mettendo 3-4 altre cose, ovviamente costose, nel carrello.
Da ultimo decido per due libri di ricette letterarie che sia mai che mi viene da mettere in pratica la cucina degli Elfi o quella di Agatha Christie.
La cassiera conta-conta-conta. 90 euro. Il tutto per avere dimenticato di comprare ieri l’olio.
In compenso la cena di stasera e’ stata: trota salmonata affumica con goccio di olio dei monaci tibetani, insalatina sempre con goccio di olio che se mettiamo su l’OPEC degli oleifici diventiamo meglio del Dubai, yogurt di capra e pezzo di cioccolato Domori, non ricordo il cru, cacao 70%.
Thyssen ed inumanita’ 13 Gennaio, 2008, 15:15
Posted by Annarella in Italica, Lavovatovi, Politica, Realta', Torinesita'.Tags: capitalismo, Corriere, incazzo, operai, stupidita', Thyssen
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Via Suzukimaruti trovo questo articolo del Corriere.
Cito il pezzo che mi ha fatto andare di traverso il pranzo e desiderare conoscere l’autore del report.
“ Gli operai sopravvissuti al rogo e i compagni di lavoro delle vittime «passano di televisione in televisione » e vengono rappresentati «come degli eroi» . Un fatto, quest’ultimo, particolarmente sgradevole, che impedisce ogni possibile misura di censura o di richiamo a questi testimoni, che sono ancora e a tutti gli effetti dipendenti della società, ma che in questo momento sarebbe inopportuno colpire sul piano disciplinare, anche se non si esclude di poter prendere in considerazione questa ipotesi per il futuro, dopo un’attenta analisi degli aspetti formali e delle rassegne stampa cartacee e televisive.“
Per cui : ho visto morire bruciati 7 compagni di lavoro, le condizioni di sicurezza erano da terzo mondo e si sapeva. Pero’ se ne parlo, testimoniando e collaborando con la giustizia, sono passibile di sanzioni e di licenziamento. E sono pure un po’ porco comunista che dovrebbe baciare la terra su cui cammina chi mi fa lavorare rischiando la vita. Senza contare che e’ pure comunista tutta la citta’ ma e’ una tradizione, un po’ come il bicerin ed i giandujotti.
Mentre c’erano, potevano anche scrivere che a Torino e’ nato il FUORI di modo dare quel tocco di modernita’ e Difesa dei Valori dell’Occidente che Lavora e Produce e proclama la Santità della Famiglia.
La mia prima reazione istintiva e’ stata: NON CI POSSO CREDERE o meglio non vorrei credere che chi ha scritto quelle cose sia talmente privo di qualsiasi possibile valore etico da stimare sette vite come nulla.
Hanna Arendt parla di “banalità del male” a proposito di Eichmann e dei grigi burocrati che gestivano Auschwitz. La banalita’, quella medesima banalità che traspare da quelle parole.
E la domanda, terribile, che mi si pone davanti: cosa siamo diventati ?
Del grattacielo e di Torino 6 Dicembre, 2007, 22:51
Posted by Annarella in Italica, Realta', Torinesita'.3 comments
Mettiamola cosi’: m’interessa realmente poco se il grattacielo di Piano sara’ piu’ alto o piu’ basso della Mole. Diciamo che il mio livello d’interesse sfiora quasi lo zero.
Stante il numero di articoli scritti da Stampa e Repubblica Torino, sembrerebbe essere il problema principale. Roba che la gente s’incontra per strada e, prima d’informarsi sullo stato di salute ed altro, si chieda “Ma tu cosa ne pensi del grattacielo di Piano?”.
Ora Piano in persona avrebbe scritto a Salza, presidente San Paolo, dicendo “Ascoltiamo cosa dice la gente” . Ho il vago dubbio che la gente potrebbe rispondere “Esageruma nen” e tornare a dedicarsi allo shopping di Natale, discussioni su Juve/Toro, lamentele su governo-prezzi-Milano e tutto quanto si e’ solito fare a Torino che, per quanto cool, continua ad essere sempre Torino.
Non sapevo di abitare in città così cool … 14 Novembre, 2007, 13:24
Posted by Annarella in Italica, Realta', Torinesita'.Tags: "La Stampa", "leggende metropolitane", Torino
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Dopo avere letto questo articolo di Gabriele Ferraris su La Stampa, mi e’ sorta spontanea la domanda se fossi io a non essermene accorta o ci fosse qualche inghippo.
Poi ho letto questo pezzo finale:
“Soltanto i torinesi stentano ad accettare il loro nuovo status di abitanti di una città «cool».“
Deve essere un po’ come gli abitanti di Croydon (Londra). Sanno di abitare in una citta’ strafiga pero’ non e’ detto che Croydon lo sia. D’altronde io abito in Borgo San Paolo, non ai Murazzi.


