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Una storia di gatti a lieto fine
E’ ora di pranzo, venerdì scorso.
Sto andando a mangiare in un posto nuovo, passando per una parte di quartiere che conosco molto poco.
Arrivo all’imbocco di una strada e c’è un gatto.
Un gatto simile a quello della foto, solo molto più sporco. Il gatto, chiamiamolo Thor, si avvicina ed inizia a chiedere coccocole.
Chiede di essere accarezzato, vuole salire in braccio.
Non è un gatto stradaiolo, è un gatto di casa.
E’ però troppo sporco per essere un gatto che abbia ancora una casa.
Mi guardo attorno, cerco qualcuno che mi sappia dire qualcosa di più.
Trovo una signora che, senza scomporsi, mi dice che non è un gatto smarrito, loro sono abituati che lui chieda le coccole ma la sua padrona non lo vuole più in casa.
Provo in contemporanea un’immensa pena per il gatto e un’immensa rabbia verso la sua padrona.
Vado a mangiare sputando pezzi di fegato e chiedendomi come si fa a mettere fuori di casa il tuo gatto. Come si fa a rinunciare a qualcosa di così bello e tenero.
Su di tutto l’impulso a tornare indietro e a portarlo con me. Dargli una casa, coccole ed un fratello peloso.
Rientro, parlo con una persona che so amante dei gatti. Fa una telefonata ad una sua amica, volontaria in un gattile della zona.
Penso che per Thor si sta aprendo un periodo nuovo, forse una casa nuova e tante coccole.
Ieri mi hanno raccontato l’epilogo: le volontarie sono andate a controllare, han trovato Thor e rintracciato la sua padrona.
Thor non era abbandonato ma la sua padrona, una signora piuttosto anziana, non era in grado di prendersene cura a dovere.
Ma tutto è bene ciò che finisce bene: Thor continuerà a stare a casa sua ma ci sarà una volontaria che darà una mano alla padrona per curarlo.
E il meraviglioso micione che chiedeva le coccole non sarà più sporco o affamato.
E’ una piccola storia a lieto fine ma anche le piccole storie a lieto fine di un gatto soprannominato Thor vanno raccontate.
Monotonia (ricordategli che siamo in Italia)
Ieri il ns Pres. del Coniglio ha esternato le seguenti parole: “Che monotonia avere un posto fisso per tutta la vita”
Ora io non so da quanti anni lui faccia il professore e non so quanti lavori ha cambiato ma, leggendo la frase, mi son chiesto se abbia presente di che nazione sta parlando e di come funziona.
Son circa 15 anni che sento discorsi simili. Ricordo i tempi ruggenti della Zonker’s Zone quando leggevo lunghe tirate su “quanto fosse bello e vivace essere in partita Iva, come si gestissero meglio i tempi di vita”.
Qualche anno dopo essere in PI voleva dire precariato e ben pochi esaltavano la figaggine della cosa.
Qui mi pare siamo dalle stesse parti. Si esalta un qualcosa che di sicuro ha lati positivi, di sicuro è bello cambiare e fare cose nuove.
Ma nell’attuale situazione italiana il cambiamento non è visto bene, anzi l’eccessivo cambiamento viene visto come “irrequietezza” o altro.
Non siamo in USA dove non c’è nulla di strano a cambiare città, lavoro e settore a 40 anni. Si può, si fa e ci sono le opportunità.
Qua nulla ti vieta di farlo ma le opportunità sono un cicin più basse.
Forse, ma solo forse eh, prima di tirar fuori i battutoni sarebbe il caso di guardare alla situazione reale.
E’ bello pensare al cambiamento ma è altrettanto bello guardare al famoso “Paese Reale”.
Paese dove è già tanto se nella propria vita si cambia quartiere.
Se vogliamo la situazione inglese (*), diamo le condizioni inglesi: salario minimo garantito, sussidi sensati e opportunità reali. E magari diamo anche la possibilità di finanziamenti a chi si troverò in questa situazione di “tempi interessanti e movimentati” (**)
Sennò siam qui a pettinar bambole.
(*) non dico quella USA che è ancora un altro pianeta e non so quanto auspicabile
(**) che mi ricordo essere una maledizione cinese
Caro Jonathan it-ifts-you Ive
Caro Jony “if fits you” Ive, vengo a te con questa mia perchè ho un problemino.
Niente di eccezionale, è solo che mi è presa la bizzarra idea di infilare la chiavetta usb e l’attacco dello hd esterno nel macbook.
In contemporanea.
E, se debbo essere onesta, stavolta non fitta proprio.
A dirla tutta funziona così.
1 – Arriva Annarella fresca come rosa e lieve come un’ape con in mano la chiavetta usb
2 – Inizia a tentare di infilare la suddetta nell’apposita fessura, ma c’è un problemi insignificante tipo che le porte son troppo vicine e la chiavetta fitta propi nen
3 – Eject del disco esterno perchè sennò il mac mi tira fuori del manifesti con su scritto “CAPRA! hai staccato il disco senza smontarlo”
4 – Infilo di chiavetta seguito da “attesa-di-montaggio-del-disco”
5 – Reinfilo di disco esterno
6 – Trattenuta di fiato sperano che la chiavetta non abbia deciso di non fittare del tutto e staccarsi (segue solita tiritera sul Capra-ecc-ecc)
Ora, capisco le esisgenze di hw-design-antani, ma lasciare quei 5 mm in più tra una porta e l’altra pareva brutto ?
Voglio dire qui non è “it fits you”, è “fight for fitting” (che non vuol dire niente ma suona bene)
In fede
La tua fan Annarella (*)
(*) Lui è la cosa che guardo in primis nei filmati Apple non tanto per il prodotto ma per maglietta nera trendy, braccio tornito, taglio di capelli elegante , voce calda e bassa e con accento sexy
Il nome del coso ossia amici, compagni, amanti
Dopo aver visto il putiferio scatenato da Vendola e ho ipotizzato alcune ragioni di tutto il blah-blah sorto attorno, tipo:
- E’ estate, la gente sta andando in ferie, il troppo sole può provocare questo genere di situazioni
- Ci sarebbero temi più scottanti ma questo fa fine e e non impegna
- Ci sarebbero temi più scottanti ma questa è la sinistra italiana e blah blah
Qualunque sia la motivazione, mi viene in mente Cuore quando, durante la discussione come cambiare nome al PC, suggerì di chiamarlo Mario.
Mi pare che il livello di importanza sia decisamente simile, sempre considerato che è estate
Poi, perchè se ne sia uscito mentre tirano su alle stelle i prezzi della diagnostica anche per gli esenti, ciò mi sfugge.
Ma questo credo sia uno dei problemi standard della politica italiana, nuova o meno.
Indispensabili applicazioni per letturai
Per qualche ragione che non ho capito bene, se sto leggendo su letturaio un libro coinvolgente tendo ad andare avanti ad libitum.
La mia teoria dice che tendi a non renderti conto del tempo che passa essendo il movimento per scorrere le pagine minimale, molto minore rispetto a quello del girare pagina con un libro cartaceo.
Così succede che qualcuno faccia le 2.30 perchè non si è resa conto del tempo che passava (*)
A questo punto sto cominciando a sognare un’app che faccia da alarm. Qualcosa che, giunta una determinata ora, tiri fuori un pop.up customizzabile, il mio sarebbe “Pirla, domattina sarai in coma”, chiuda il libro e spenga il Kindle.
Chissà se qualcuno ci ha già pensato, di sicuro per me sarebbe comoda.
Comunque, alla faccia del famigerato “odore della carta” che, per quel che ne so, non riesco mai a percepire a meno di libri molto vecchi, credo che col letturaio il numero di libri che si leggono aumenti esponenzialmente.
Sarà la possibilità di averne molti assieme, sarà la comodità del portartelo dietro, sarà che hai accesso quasi istantaneo a tutta una serie di risorse che possono andare dal classico più classico all’ultimo romanzo spegni-cervello, si finisce per leggere di più e meglio.
Per fare un esempio pratico: sto leggendo “Storia notturna” di Ginzburg su cartaceo (**). Ora il libro è interessante, avvincente e tutto quello che si vuole ma, se leggo la sera, faccio una fatica bestiale visto che lo hanno stampanto con caratteri microscopici.
Ce l’avessi sul letturaio setto la dimensione dei caratteri a seconda del bisogno e l’avrei già finito. In più ce l’avrei sempre dietro senza il bisogno infilarlo fisicamente nella borsa.
Eppure i libri “seri”, i saggi importanti che non siano di estrema attualità non si trovano in formato elettronico. Se ti va bene trovi una copia umma-umma scannerizzata, cosa che su molti letturai lo rende quasi illeggibile.
E ciò sul mercato americano, quello italiano è messo peggio perchè, nel caso improbo si trovasse qualcosa, devi fare esercizi acrobatici per riuscire a trasportarlo sul Kindle a meno che abbia il social drm.
Da ciò ne deriva che è più facile trovarsi a leggere su letturaio “La vita sentimentale di Vampiri americani” di “Totalità ed Infinito” di Levinas.
Saran scelte di mercato, sarà che il lettore di libri seri preferisce L’Odore della Carta ma rimane il fatto che non sono disponibili e, nel caso che lo siano, sono in inglese e a costi non proprio popolari (se ricordo bene 29$ su Amazon a fronte di un costo medio di 9$ per i vampireschi)
(*) Il record l’ho raggiunto facendo le 3, colpa dei Dresden Files
(**) Causa disponibilità sul mercato i libri “seri” che mi interessano li trovo principalmente in cartaceo.
Ch’a senta bin me car monsù Bossi (Ascolti bene sig. Bossi)
Monsu Bossi chiel a continua a parler di “Popoli del Nord” (*) e a mi n’trovu sempre n’mes.
So amis Salvini a l’è n camin cha dis che la sinistra catalana o scuseisa a parla d’secessium per i popoi ma forse a le mai stai a Barcellona o parla nen l’ingleis perchè se noa capiriria che l’è n’camin cha dis na tavanada.
Partuna da na cosa d’base: la Cataluna o la Scossia a sun n’post bin ciair e definì, i Popoli del Nord as capis nen bin co a sio.
A parla di piemunteis d’le valade cha parlo patois o a parla di veneti cha parlo ladino ? di Walser o d’la gente cha sta a Milan ?
Perchè vuria mach ricurdeje che a cui cha stan n’tle valade d’la secesiun ai interesa poc e anche di ministeri a Munsa. Magari a urlo “Occitania libera” e a cantu “Se Chanto” (a l’an co fala ni na chansun a la Madona) ma tant d’lur a sun mort per sta nasiun che ai soi ai fa cusì schorr.
Voria anche ricordeje quand cha l’è passà en val Po e a j’era tutti i manifest “W l’Italia” perchè a j’era co j’alpin.
E se per plasir so portasener a veul dedichese un po’ d’pì a lon cai capita da ste part a saria mej.
Adess i buto l’on che l’ai scrit en italian che penso nen che i soi, anche sa son poploli del nor, a parlo piemonteis.
Traduzione:
Signor Bossi, lei continua a parlare di popoli del Nord e io mi trovo sempre tirata di mezzo mi piaccia o meno.
Il suo amico Salvini dice che la sinistra Catalana o scozzese parlano di secessioni per i loro popoli ma credo non sia mai stato a Barcellona o non sappia bene l’inglese per capire cos’è la Scozia (**).
Mettiamo un punto fisso: la Cataluna o la Scozia sono qualcosa di ben chiaro e definito, i Popoli del Nord no.
Lei parla dei piemontesi delle vallate che parlano occitano o dei ladini ? Parla dei Walser o dei milanesi ?
Vorrei solo ricordarle che a quelli delle vallate, per fare un esempio, della secessione,della Padania e dei ministeri a Monza importa ben poco. Perchè anche se votano Lega è più facile che si commuovano sentendo “Se Canto” (***) (e lo fan diventare un inno alla Madonna) e tanti di loro sono morti per questa nazione che ai suoi fa tanto schifo.
Qui si vorrebbe sempre ricordarle quella volta che passò in Val Po per andare a prendere l’ampolla e i paesi eran pieni di striscioni con su scritto “W l’Italia” perchè c’era il raduno degli Alpini.
Nel caso volesse poi far qualcosa per questa parte di “Popoli del Nord”, provi a dire al suo portacenere governatore di regione che non sarebbe male se provasse ogni tanto a far qualcosa per queste parti al posto di essere sempre in giro a fare il leghista.
Adesso traduco il tutto in italiano che, saremo tutti Popoli del Nord, ma mi sa che il piemontese non lo capite
(*) La Stampa «Se volete la secessione – ha detto Bossi – ci si prepari. La Lega verrà incontro ai popoli del nord che vogliono una pressione molto forte verso il centralismo.”
(**) Il gaelico è decisamente fuori discussione. A spregio di Salvini ci sarebbe anche da ricordare che l’indipendentismo occitano è di sinistra, tanto per dire che di cosa sian realmente i popoli del nord ci capiscono un beatissimo
(***) Dejous ma finèstro i un aucelou Touto la niuét chanto chanto sa chansou. Se chanto, que chante Chanto pas per ieu, chanto per ma mìo qu’es alonh de ieu. Aquelos mountonhos que tant naltos sou m’empachou de veire mis amours ound sou. Baissat-vous, mountonhos Plonos aussat-vous per que pougo vèire mis amours ound sou. Aquelos mountonhos lèu s’abaissarau e mis amouretos se raproucharau.
La calma e la serenità
Stasera sono uscita tardi, ho percorso un pezzo di città con un collega, sono andata a cena.
Gente in giro, ristoranti pieni, un clima quasi gradevole essendo sceso il vento.
Soprattutto nessuna tensione, niente di particolare nell’aria. Una gran calma, un’atmosfera quasi serana.
Anche qui non c’è nulla di cui essere particolarmente felici, i titoli sui giornali parlano di crisi, fallimenti, recessione.
Cosa manca è il titolone urlato, il pathos parossistico, lo scontro a tutti i costi. Sembra di essere usciti da un paese in guerra per essere approdati in un paese normale.
Dove la politica è ancora legata alla res pubblica, dove l’ordine pubblico è gestito dalle forze dell’ordine, dove uno xenofobo è proprio uno xenofobo e dove la divisione tra stato e chiesa è netta.
Dopo tutte le urla, il pathos ed il caos italiano, un paese dove si può girare la sera e tutto ciò senza che ci sia bisogno di ronde.
Tutto ciò nonostante il numero d’immigrati sia più alto che in Italia.
Tuttò ciò nella sesta città al mondo per qualità della vita.
A dirla tutta, fossimo anche nella decima cambierebbe poco. Perchè già l’assenza di pathos e melò 24×7 cambia in meglio, e di molto, la qualità della vita.
Considerazione da ignorante su Ryan Air
Nelle prossime settimane prenderò due aerei: uno con Lufthansa e l’altro con Ryan Air.
Compagnie con business model diverso e con prezzi totalmente diversi.
Partendo da Torino, destinazioni diverse ma tempo di volo equivalente, in un caso sono tra i 200 ed i 900 euro, parliamo di economy e non business class, nell’altro caso 3,5 euro che esplodono fino a 100 euro tra spese ed accidenti vari.
Negli eventuali 900 euro sono inclusi tasse aeroportuali, spese di check-in, eventuale trasbordo su altro aereo se il mio viene annullato, caffè ecc ecc
Nei 100 euro viene incluso il trasporto più il check-in e poco altro. Voli no-thrills che hanno l’ottima abitudine di arrivare puntuali perchè il ritardo, economicamente, è un costo.
Tutto questo pippone a base di cifre per chiarire una concetto basilare e semplicissimo: quando volo Lufthansa pago, mi aspetto un certo servizio e pretendo ci sia (*), quando volo Ryan Air mi aspetto, più o meno, che mi porti da A a B in tempo e senza nessun fronzolo.
Leggere questa frase “Che poi gli aeroplani loro siano gettonatissimi, fa ragionare su quanto la gente blateri di servizio e di customer care ma poi, di fronte al prezzo, sia pronta a mandar giù più o meno qualsiasi cosa…“, mi porta ad avere dei dubbi su quale sia la percezione del consumatore e del Ryan Air volante visto che, leggendo, la frase lascia ampio spazio ad interpretazioni antipatiche.
Partiamo da un concetto very basic: i soldi in giro sono pochi e, in periodo d’incertezza economica, le persone preferiscono badare al concreto, e di più concreto dei soldi conosco pochissime cose.
Qualsiasi cosa possa dire l’esperto di marketing, i voli Ryan Air continueranno ad essere pieni finchè il costo giustificherà il possibile disagio.
Si chiama realtà ed ho il vago dubbio che il management della compagnia aerea la conosca piuttosto bene. Fa anche parte di quella questione detta “Utilità Marginale” ma, nell’epoca della long-tail, l’economia classica par essere fuori moda
(*) Voce di una orgogliosa Miles&More owner.
Grazie eh
Si ringrazia Rai Due per aver iniziato la seconda serie di Criminal Minds. Peccato che l’abbia fatto piuttosto in sordina.
Grazie eh! Soprattutto perche’ “The Fisher King” era rimasto a meta’. Fortuna che l’avevo gia’ visto!





