Torinesità

Chiede Mauro: “Museo egizio, cucina americana o cinese. Torino che c’entra ?”

Torino c’entra perchè è tutto un pezzo della città e del suo modo di essere. Torino è una città a strati composta da enne realtà/identità diverse dove convivono i caffè storici ed il Mc Donald’s. Due tra i piu’ belli dei primi sono a circa 100 m dal secondo. Secondo tradizione cittadina nessun frequentatore dei primi si farebbe mai cogliere ad entrare nel secondo, ciò non vuol dire che non lo farebbe.

Torino è una città dove non esistono quasi più torinesi originari ma esistono i torinesi perchè la città tende ad essere più forte dell’insieme delle sue parti. Anche Milano è composta da enne parti ma con questa differenza: il milanese originario è una persona deliziosa nella maggior parte dei casi, allegro e gentile. Il milanese d’adozione tende spesso ad adeguarsi all’immagine da rotocalco di modo da ricordare in maniera sconcertante un personaggio di Vanzina.

Ciò non succede per il torinese che tende ad essere reso tale da una serie di fattori ed eventi.
Se prendiamo tre persone residenti/nate a Torino e nella fascia d’età tra i 25 ed i 50 anni, avranno in comune le seguenti esperienze:

1) Tutti hanno avuto un parente più o meno stretto che lavorava in FIAT
2) Tutti si sono sorbiti il Museo Egizio o Superga da piccoli
3) Sanno sin da piccoli che nel giro X c’entri perchè conosci qualcuno
4) Gli han spiegato che tanto va tutto a Milano e sono mentalmente tarati all’idea che include anche la possibilità/rischio di andarci loro

A seconda delle fasce d’età vi saranno poi altri elementi tipo: l’essere andati alle giostre in piazza Vittorio, avere girato ai Murazzi, avere incontrato un giocatore della Juve o del Toro, comprato dischi da Maschio o Rock&Folk.

I torinesi, al loro interno, si dividono poi in tifoserie, appartenenze ed altri accidenti. Chi ha fatto il liceo al D’Azeglio o al Cavour sarà segnato dall’averlo fatto, stessa cosa per Galfer o Avogrado o una qualsiasi delle altre scuole storiche. La scuola d’origine conta tant’è che ci sono lunghissime liste d’attesa per avere l’onore di poterle frequentare.

Una cosa bizzarra è l’atteggiamento del torinese tra i 20 ed i 25 nei confronti del Politecnico e dei suoi frequentatori. Da una parte abbiamo i futuri architetti e dall’altra i futuri ingegneri. Il futuro ingegnere veniva identificato con “colui che studia al Poli e non vede donne per anni mentre gli inquadrano il cervello”. Ciò nonostante vi fossero donne ma erano talmente rare da venire classificate come mosche bianche.
Il futuro architetto non godeva di tale fama di sfigato cronico privo di divertimenti orizzontali.
Le cose tendevano a ribaltarsi sul piano lavorativo post-laurea ma il divenuto-ing spesso continua a patire l’immagine che si è portato dietro per anni a prescindere avesse fidanzate a pacchi o godesse di notevoli calli sulle mani. Era al Poli ad ingegneria e tanto bastava.

Qualcosa di simile succedeva per l’impiegato FIAT ossia l’erede di Monsu Travet. Un posto in FIAT era il sogno dei genitori e l’incubo dei figli meno inclini a voler divenire tutto quello che significava: burocrazia, gerarchie kafkiane, inquadramento mentale al cubo. Non era un posto di lavoro, era una categoria dello spirito come lo è lo studente d’ingegneria al Poli.

Il Museo Egizio potrebbe essere inserito tra i punti d’orgoglio cittadini anche se il torinese adulto ci può essere portato solo da amico-in-visita o gruppo-di-buoi-che-lo-trainano. E’ li’ da quasi 200 anni e ormai Kha, i papiri dei morti e le statue fanno parte della città.

Perchè tutto diviene torinese se ci sta abbastanza, tutto assume le mezze tinte e la grazia un po’ algida della città. In una città che ha fama di grigio ma in realtà ha i blu zaffiro dei cieli invernali, il verde colorato della città, il giallo e bianco dei palazzi storici, il marrone scuro dei suoi caffè.

Qui non può esserci l’incubo da architetto lisergico che è Lorenteggio con la bara spaziale dello Holiday Inn, i giardini pensili di Babilonia, le costruzioni che ti domandi se siano terminate ed il nulla attorno. Non è che abbiamo piani edilizi e paesaggistici, abbiamo una città fatta in una certa maniera e vedi alla voce Grattacielo-Piano. Abbiamo avuto architetti innovativi o deliranti ma non lisergici, abbiamo il palazzo dei basilischi e le meravigliose architettura liberty della zona di C.so Francia oppure Antonelli e la Fetta di Polenta

Perchè tutto e tutti, a prescindere dall’origine e dallo stile, prende la patina torinese e diventà parte della città.

Pubblicato il 1 maggio, 2008, in Torinesita' con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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