Quei bravi ragazzi

Oggi su Repubblica c’e’ un bell’articolo su “Nascita di un neonazista“. Un articolo abbastanza agghiacciante, non tanto per la genesi del bravo ragazzo quanto per la visione che ne esce da parte degli altri.

Vi è un discorso dove si asserisce qualcosa tipo “Si, rifiutava di entrava di entrare in sinagoga ma se avesse avuto un compagno ebreo era un’altra cosa”. Detto papale ed in buon francese: che minchia vuol dire ? Che se avesse avuto un compagno di banco ebreo non lo usava come puliscarpe oppure che il fatto di essere in un liceo prestigioso lo faceva di botto divenire One-of-US contrapposto agli altri-che-non-frequentano ?

Da sempre abbiamo avuto contrapposizioni tra gruppi, senso di appartenenza a qualcosa e tifoserie varie. Da sempre ci sono state discussioni per qualcosa legato alla passione che stava dietro all’idea. Da sempre. Oggi siamo arrivati al morire per una sigaretta non concessa, un taglio di capelli, qualsiasi cosa che segnali una diversa appartenenza.

Verona è paradigma, lo era già nel momento in cui ha votato un sindaco con idee affini a quelle di Le Pen o del British National Party. Peccato che a Londra vi siano civil servant che abbiano dichiarato la loro indisponibilità a lavorare con il rappresentante del BPN e questo non era scritto sul Guardian ma sulla free press da metropolitana.

L’idea italiana e’ che sono tutti “bravi ragazzi”, tutti figli di mamma. Lo erano 30 anni fa gli assassini del Circeo, lo sono oggi i massaccratori di Verona. Come sono sempre bravi ragazzi i tifosi ammazzati negli stadi, quelli che ammazzano poliziotti per qualche ragione, quelli che hanno torturato a Bolzaneto come quelli che mettono a ferro e fuoco una città per un corteo.

Tutti bravissimi ragazzi agli occhi di mamma loro o dei parenti. Attorno a loro città indifferenti, nel migliore dei casi, o intrise di ideologie razziste e superomistiche nate dall’idea che i soldi ed il benessere giustifichino qualsiasi nefandezza, anche uccidere o che qualsiasi comportamento sia in ogni caso giustificabile perchè stiamo parlando di un bravo ragazzo e blah blah.

Stiamo parlando di gesti violenti ed i bravi ragazzi ricordano potrebbero essere quasi affini ai goodfella, anche loro tanto bbbravi e tanto figli di mamma.

Si tira in ballo il senso d’identità che andrebbe perso nei movimenti sociali e di popoli, identità che s’identificherebbe essenzialmente col blut und boden, il sangue ed il suolo come se fossero gli unici elementi che contribuiscono a formare la persona. Si tira in ballo l’idealismo che porterebbe ad agire el nome di un ideale.

Dimenticando che condizione essenziale per andare avanti e risultare vincenti sono la capacità d’adattamento e di cambiare, non il rimanere talmente fissi da divenire archeologia. Verona, dal quadro che esce, suona al tempo stesso archeologia sociale ed etnica e città perdente nella sua ossessiva paura del diverso.

I goodfella, nel loro superomismo ad minchium, sono i piu’ perdenti di tutti: quelli che hanno solo i muscoli o la forza del branco e null’altro. Il branco e’ vincente ma il singolo continua ad essere debole e piccolo. Il superuomo non c’e’, c’è il collettivo che si esalta e null’altro

Nel caso di Torino, e di chi ha bruciato in piazza la bandiera israeliana, non abbiamo solo un bravo ragazzo ma un ragazzo d’oro da ammirare. Peccato che il ragazzo da ammirare abbia compiuto un gesto di violenza e non proprio in compagnia di un gruppo di boy scout mentre aiutava vecchiette.

Ha compiuto un gesto la cui violenza e’ già stata vista e conosciuta in questa città. Bravo ragazzo come erano bravi ragazzi anni fa altri, intrisi anche loro d’idealismo e di lezioni di cattivi maestri. Una generazione idealista che annegò nel sangue Torino.

Tutti goodfella, tutti figli di mamma anzi, diciamola tutta, di papa’. A destra come a sinistra. Tutti innocenti fino al giorno in cui qualcosa succede e l’immagine si straccia, almeno pubblicamente.

Per gli altri rimane il ragazzo pulito ed educato. Crocettaro da centro-sociale o naziskin che sia. Il goodfella ntriso di superomismo e di senso di superiorità dell’ideale, razza, appartenenza appartiene al pubblico

Pubblicato il 8 maggio, 2008, in Italica, Politica, Realta', Riflessioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. vuol dire che se lo aveva compagno di banco non combinava niente perchè sarebbe stata troppo palese fare stronzate…

  2. oh madonna che italiano, beh, spero si sia capito lo stesso… :-p

  3. blut und boden
    —-

    Ma non dicevano blut und ehre, quelli li?

    Non che me ne freghi qualcosa, proprio mentre la minchia e’ destinata ad esaurirsi , sul nostro pianeta, nel 2021.(1)

    Uriel

    (1) Lo dicono gli scienziati del MIT.

  4. “Blut und Ehre” e’ il motto nazista (Sangue e Terra), Blut und Boden e’ la definizione romantica di appartenenza (Sague e territorio)😛

  5. “Blut und Ehre” e’ il motto nazista (Sangue e Terra)
    —-

    Appunto, non sono nazi quelli li’?

    Uriel

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