Delle categorie osservate

C’e’ una categoria umana che mi e’ sempre stata sull’animuccia: quelli che studiano il comportamento umano a livello antropologico o per questioni di marketing.
Capisco che anche questo possa avere una sua utilita’ ma non amo particolarmente venire studiata ed incasellata da qualche parte.
Tipo il 35% dei soggetti femminili aventi le X caratteristiche quando va dal giornalaio discute delle tragedie sentimentali della diva di turno. Giuro e’ successo ieri, potrebbe essere materia di studio. Leggo i giornali scandalistici e mi ci diverto pure.
Mi sono trovata quattro volte a compilare strampalati questionari, rigorosamente anonimi of course, in cui venivano chieste le cose piu’ disparate: dal comportamento sessuale al dettaglio di quali fossero le personali opinioni in materia di fede.
In una mailing list mi trovai una signorina che studiava le relazioni in rete e che lo disse finito l’esperimento. Ci fu una mezza insurrezione popolare.
Essendo presenti un paio di ricercatori universitari fecero presente protocolli di ricerca e avanzarono varie questioni etiche.
Ci si sente un po’ un topo nel labirinto in quel momento.
So che un giorno mi trovero’ un antropologo o un markettaro nel frigo e mi chiedo cosa penserebbe del fatto che ho il prodotto X al posto del prodotto Y. Vai a spiegare che si chiama *costo della vita* ed ha poco a che fare con problemi etici o religiosi o di campagne pubblicitarie.
Se dovessi seguire i miei personali dettami etici userei detersivi prodotti utilizzando bacche che fioriscono il 12 di agosto alle 13.25 e sono raccolte con falcetti d’oro. Il costo e’ in proporzione alla rarita’ delle bacche.
Non sto scherzando un qualcosa di simile esiste e credo vada a 20 euro al kg.
Su un piano etico religioso potrei forse asserire che ho dei pomodori e dell’insalata nel frigo mentre non ho ne’ patate ne’ cavolfiori. Suppongo, pero’, che dovrei iniziare a pensare di avere avuto una madre neopagana che mi ha insegnato che i pomodori sono una verdura estiva mentre i cavolfiori ci sono in inverno. Lo chiamavo buon senso adesso potrei spacciarlo come dato religioso oppure come dato di appartenenza ad una determinata categoria di consumatori che ne so “Eco-attenti-localistici”.
Allo stesso modo un antropologo, analizzando il mio bagno, si potrebbe chiedere perche’ ho una collezione di bagno schiuma e shampoo e derivarne che, su un piano religioso o etico, amo molto lavarmi e la mia religione mi richiede di usare 5 diversi tipi di bagno schiuma, 4 creme corpo e un tot imprecisato di shampoo diversi oppure un markettaro pensare che ne ho cosi’ tanti perchè sono sensibile al consumo diversificato in base all’odore.
Vai te a spiegare che mi diverte comprarli e alternarli.
Allo stesso modo dovrei spiegare 35 paia di scarpe o il mio guardaroba. Non c’entra un fischio il dato religioso semplicemente mi piacciono le scarpe. A proposito ieri ne ho comprato un paio nuovo.
Leggendo poi questo blog non ho idea di cosa ne potrebbe uscire. Quale sara’ la valenza religiosa del fatto che ho toccato una giacca di Gucci o che non le trovo da Zara?
E quali saranno le valenze da consumatore per il markettaro nel fatto che quando non le metto più le riciclo alla Sonder Kommando che le distribuirà religiosamente ai parenti in Romania facendo contenta la sorella ma lamentandosi lei del fatto che ho un piede più piccolo del suo ?
Ci sara’ valenza etica nel fatto che Britney Spears mi faccia schifo mentre mi piacciono i gli Omnia? Mi risultano avere posizioni religiose ben determinate ma non penso che uno vada in giro canterellando Lughnasad (o come si scrive che non ho voglia di controllare) come se fossero i Gen Rosso.
Sulla valenza markettara della scelta degli Omnia ci sono volumi interi che si potrebbero sintetizzare in un “Sei una snob del cacchio che va a cercare gruppi sconosciuti ai piu’ “. E’ vero, infatti leggo le cose markettare per sapere cosa NON fare.
E ci sara’ valenza etica nell’arrivare da una famiglia in cui l’antifascismo e la tolleranza reciproca di idee e posizioni diverse erano un dettame di base? Ho un nonno comunista, un padre democristiano, una sorella laica e un pezzo di famiglia che era su posizioni stile “cloro al clero”. La valenza del mercato qui mi sfugge. Teoricamente si chiamerebbe sei-un-casino e ciò mi comporta un sano orgoglio.
Tutto questo mi è venuto in mente dopo aver letto l’ennesima analisi dei siti social, FriendFeed in questo  caso, delle reazioni degli utenti, del fatto se quegli utenti siano interessati, appassionati, non abbiano un cazzo da fare o semplicemente amino grattarsi l’orecchio destro con la mano sinistra mentre agitano un alluce.
Immagino che agitare l’alluce e grattarsi in una maniera specifica abbia un peso da qualche parte. Ignoro quale e ciò mi rende nervosa perchè so che un giorno a qualcuno verrà in mente di analizzare se voglia dire che preferisco comprare A al posto di B.
A chi c’e’ finito di mezzo e si trova, senza saperlo, a fare il topo da laboratorio suggerirei una semplice cosa: NON PRENDERTELA, PRENDILI PER I FONDELLI.

Pubblicato il 14 agosto, 2008, in Cazzeggiando, Fuffa 2.0, Life, Universe and Everything, Realta', Riflessioni, Tennologie con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. A:”A chi c’e’ finito di mezzo e si trova, senza saperlo, a fare il topo da laboratorio suggerirei una semplice cosa: NON PRENDERTELA, PRENDILI PER I FONDELLI.”

    bisognerebbe mettersi d’accordo, altrimenti la casualita’ mia compenserebbe una casualita’ altrui.
    A proposito markettaro è il maschile di marchettara ?🙂

  2. beh, io nella maggior parte dei sondaggi sono plurivedovo con numerosa prole. E somunque hai ragione, NON PRENDERTELA…casomai DALLA

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