Il disagio

Stasera ho visto la puntata de l’Infedele sulle “classi ponte”

Provo un certo disagio, per non dire che mi sto vergognando come un ladro.

Esistono problemi ma dubito che la soluzione sia dividere, isolare, raggruppare il “diverso”.

Sento tanti bei discorsi su come vada difesa questa benedetta identità, un’identità sempre invocata ma mai definita.

Un’identità ed una tradizione minacciate, a quanto pare, dalla presenza dello straniero.

Un’identità che non so neppure se esista. Sarebbe facile scadere sul buonismo ma è d’uopo ricordare che la nostra cultural è un pochettino tanto mista, figlia di influssi e storie diverse.

Non è solo Roma o Grecia ma sono anche i flussi migratori che sono giunti. La stessa Serenissima, citata stasera come esempio storico, aveva una cultura un pochino mista, figlia di influssi diversi.

Sono a disagio di fronte all’incultura ed all’ignoranza. Ed ancora più sono a disagio che questo avvenga parlando di bambini.

E vorrei tornare a dire “Non in mio nome”. Non mi sento rappresentata da Cota che parla adesso. Non mi piace, mi suona falso nel suo continuare a parlare di cultura.

E, soprattutto, che stracazzo è sta benedetta cultura quando un italiano medio ignora buona parte della storia e della letteratura patria. Quando continuo a sentir parlare di modello francese dimenticando QUANTO è selettivo il modello francese.

Noi non abbiamo le straselettive grande ecoles al termine del percorso. Non abbiamo le stesse condizioni. Abbiamo un’università disastrata alla fine del percorso.

Il resto sono puttanate che fan paura perchè giocano sulla paura, sul voler pensare che c’è qualcuno sotto di te, che non sei l’ultima ruota del carro.

No signori leghisti e classi-differentisti: siete lo strato più basso, i perdenti. Loro sono i vincenti di domani e non è isolandoli che i vostri figli andranno avanti ma incitandoli a studiare.

Quella strana parola che stasera non è mai uscita a proposito degli italiani: STU-DIA-RE

[Live bloggin:Applauso a Lerner che ha appena detto a Cota “Lei non pensi a mio nome. Lei pensi per se che fa già abbastanza fatica abbastanza”.]

Pubblicato il 20 ottobre, 2008, in Italica, Politica, Realta' con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. ho l’impressione che ci stanno fregando.
    continuano ad usare la parola ‘Cultura’ come sinonimo di ‘Tradizione’. Non esiste una cultura italiana, come non esiste quella francese, greca, tunisina. Esistono tradizioni italiane, francesi, greche, tunisine.
    La prossima sarà Mogli e Buoi dei paesi tuoi…..

  2. Per me un concetto di cultura esiste. L’errorè è parlare di cultura senza un contesto. Credo che esista una cultura italiana, una europea, una occidentale, una cristiana, una cultura personale. Tutte queste culture sono la mediazione delle tradizioni del luogo/ambito di riferimento. Se penso all’Italia trovo una tradizione in ogni comune e la cultura varia, leggermente, a seconda del “ingrandimento” che uso.

    Ad esempio, mia figlia frequenta una scuola dell’infanzia cattolica dove sono presenti, pochi, stranieri non cattolici. Le maestre hanno detto che nel loro percorso di integrazione vogliono far conoscere la cultura, e non il culto, italiano/cristiano/cattolico, ad esempio spiegando cosa sia il Natale, ma senza imporlo, cosi da far capire perchè sia un periodo caratteristico in occidente sia per i credenti che per i non.

    A parte sta divagazione, l’idea di fondo della proposta leghista non mi dispiace. Insegnare la lingua italiana agli stranieri, non solo extracomunitari, aiuta loro a mettersi in pari con i compagni madrelingua, per poter studiare e, perchè no, bagnare il naso agli *itagliani*.

    Resta da vedere come potrebbe essere attuata. Classi ponte, corsi propedeutici, corsi pomeridiano… Abbiamo vari esempi che funzionano in giro per l’Europa (Francia, Catalogna, Olanda, …), vediamo di copiare almeno una volta le cose che vanno😉

  3. @Michele: non nego che esista culture diverse. Quello che mi piace poco è vedere quanto accomuna divenire strumento di divisione, strumento per ghettizzare.
    Sul fatto d’insegnare la lingua sono d’accordo ma viene già fatto adesso.
    Faccio un esempio pratico. di gente finita in classi parrocchiali per bambini difficli mi è successo di vederne durante gli anni di scoutismo.
    Erano ragazzi molto vivaci, con problemi messi tutti assieme. Non voglio neppure citare l’area da cui proveniva l’idea ma suppongo si capisca.
    Era un disastro, il ghetto. Adesso, anche assumendo tutte le possibili buone intenzioni, si rischia di nuovo il ghetto. Stavolta su bambini in età scolare.
    E’ chiaro che chi arriva da paesi più poveri è più motivato, ha tutto da guadagnare ma è anche vero che prima di pensare alle classi differenziali, bisognerebbe pensare a reali percorsi d’integrazione e mobilità sociale.
    Cosa che neppure passa per la testa a chi queste classi ha disegnato.

  4. Comprendo le paure di razzismo e ghettizzazione. Ma con il termine straniero che non conosce la lingua include tutto l’universo escluso chi è nato in Italia o parla italiano.

    Nel resto d’europa “classi” simili esistono e funzionano. La durata e la modalità cambia da luogo a luogo ma lo scopo è sempre lo stesso: aiutare ad integrare.

    Perchè le cose che funzionano all’estero abbiamo sempre paura di portarle in Italia😦

    Bha forse ho un pensiero troppo lineare…

  5. pure io ho visto classi parrocchiali pomeridiane per bambini difficili. Certo, era, sono una ghettizzazione ma quale era o è l’alternativa ? la strada ? perchè quella era il posto da cui si cercava di togliere quei bimbi e bimbe.
    Non illudiamoci, la ghettizzazione esiste già, i bambini che non sanno l’italiano sono già ghettizzati.
    Andando in giro per Milano incontro molte madri extracomunitarie che ai loro figli si rivolgono in italiano.
    Bene, questi bambini non avranno problemi a scuola.
    Li avranno quei bimbi che in famiglia parlano solo la lingua d’origine e che non hanno frequentato la scuola materna, venendo tenuti a casa propria o di qualche connazionale. Questi bambini in Italia sono stati già ghettizzati, ma dai loro familiari.😦

  6. Michele, tutte le cose estere importate in Italia solitamente vengono riadattate da schifo.
    Fare le classi separate potrebbe anche essere una soluzione, ma vedendo chi sono i fini pedagoghi che dovrebbero ideare e firmare queste leggi mi viene da mettere le mani ai capelli.

  7. @Speedwagon: hai ragione, in Italia il più delle volte creiamo solo brutte copie delle belle idee degli altri. Ma non sempre.

    Tralasciando questo caso, ultimante mi è sembrato che, con la scusa “tanto lo fanno/facciamo male”, si sia sempre preferito il non fare al fare qualche cosa. In tutti i campi😦

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