Un'altra volta, quindi ?

Leggendo i post di Mantellini e Malvino, sono venuta a conoscenza dell’articolo di Geminello Alvi si internet e blog.

La prima reazione, leggendo l’articolo, è stata “Quindi?”, seguita da un beato stupore di fronte alla frase<.

Gli altri, la maggioranza, invece amplificano solo dei luoghi comuni e non erudiscono in alcun modo.”

Pur condividendo in parte le conclusioni di Malvino, mi sono trovata a chiedermi perchè un blog, qualsiasi sia il genere, dovrebbe essere strumento di erudizione, quando il problema generale pare essere mancanza di cultura di base.

Neppure l’articolo di partenza mi da l’impressione di “erudizione” nel senso che comunemente gli si attribuisce. Usa termini colti, usa un italiano alto ma non porta nulla di nuovo, nulla che altri non abbiano già detto.

Contraddice intrisecamente se stesso perchè nell’alzare il dito verso quanto viene ritenuto pecca e difetto, pecca a sua volta di un qualcosa che viene ritenuto fondamentale ossia erudire. Rende note le sue sensazioni ma non erudisce.

Mi ricorda molto da vicino una polemica che vi fu un paio di anni fa: l’oggetto del discutere era un’asserzione di Bauman e, in molti interventi, appariva chiaro che non si avesse la più pallida idea di cosa avesse scritto Bauman a prescindere dai titoli, parliamo di titoli non di contenuto, di libri quali “Modernità liquida”. L’asserzione tanto discussa era già contenuta nei suoi libri, faceva parte della sua linea di pensiero.

Sembra che Alvi, nel discutere di cosa sono o non sono i blog e la rete, pecchi della stessa cosa. Parla di qualcosa che conosce più per descrizione che per esperienza. Indica, punta il dito, generalizza ma non arriva mai ad un punto che indichi un’elaborazione dell’esperienza. Essenzialmente si pone di fronte all’oggetto come avrebbe potuto fare mia nonna che, di sicuro, non aveva la pretesa di essere un’erudita.

Professor Alvi, molte cose da lei dette vengono indicate da Bauman quali tipiche della “società liquida”, società dove non vi è più spazio per l’erudizione e la velocità va necessariamente a scapito dell’approfondimento.

Chiede ad uno strumento “liquido” di svolgere il ruolo del consesso delle menti scambiando le quattro capperate che generalmente  si scrivono per qualcosa con la pretesa di essere il “Convivio”  del XXI secolo.

Non è così e così non può essere nella maggior parte dei casi, altrimenti gli unici blogger esistenti sarebbero i professori universitari.

La qui presente blogger fu molto contenta quando, anni fa, vide arrivare il commento dell’autore di un libro che aveva recensito. Un libro sull’Inquisizione, complesso e molto interessante. Ne fui contenta perchè lo storico, pur essendo ritenuto un’autorità nel suo campo, aveva aperto il dialogo.

Quello fu un esempio di erudizione, il potersi confrontare.

Ma l’erudizione non nasce di sicuro in ambiti dove la superficialità è quasi un must.

Signor Alvi, essendo lei un erudito, nell’accusare ma nel non elaborare e portare alla riflessione manca a quello che è da sempre uno dei modi di interagire tipico dell’intellettuale: partecipare al dibattito.

Perchè a questo dibattito sull’erudizione e la cultura della rete, ha già sentenziato, ha già deciso che non possiamo prendere parte.

Pubblicato il 5 gennaio, 2009, in Blogging, Italica, Life, Universe and Everything, Riflessioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Beato lui che ha già fermato il suo cammino dall’alto del suo sapere. Io invece che non so niente e mi ritengo un viandante sulla via, continuerò a rispettare chi a modo suo cercherà di dire qualcosa, anche fosse solo la sua rabbia, la sua emozione, un trattato di filosofia od una spiegazione scientifica. Del resto nessuno costringe a leggere nessuno, e per fortuna di byte disponibili ne abbiamo abbastanza.
    Ps: a volte ho trovato più saggezza nelle rughe di un viso di un vecchio contadino che nel viso pulito di un luminario “un pò spento”. Ma del resto io non erudisco…vivo!.
    Ciao

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