Sputarsi in testa e l'orgoglio

Non sono molto d’accordo con cosa dica Paul the Wine Guy sull’orgoglio nazionale.

E’ chiaro che se apro la prima pagina di Repubblica vengo presa da un incrocio di disperazione, giramento di scatole e abbattimento di gonadi. Mi è chiaro che c’è un governo impedito ed un’opposizione composta da bradipi incasinati

E’ chiaro che avendo avuto 20 anni di dittatura con tutti gli annessi e connessi sulla “Patria”, veniamo presi da attacchi di batteri colifecali alla sola idea.

Però è altrettanto chiaro che ci piace sputarci in testa. Ammettiamolo: a noi italiani sputarci addosso piace, probabilmente ci fa sentire più buoni e bravi.

A volte penso sia una parafrasi del detto gattopardiano “Cambiare tutto per non cambiare nulla”. Non salvando nulla, non sono in grado di cambiare nulla perchè posso solo distruggere ma senza avere un modello di riferimento nazionale.

A me piacerebbe tantissimo che ritornassero politici come Cavour e Giolitti ma non sono proprio sicura che amerei Monsu Travet nè una certa parte di Torino.

Dopo un po’ l’Italia diventa come quelle pantofole che hai da troppo tempo ma non ti decidi a gettar via. Sono semi-distrutte, non presentabili, a volte di un colore improponibile ma, alla fine, quando le metti nel piede le senti tue.

Ecco, il mio paese è questo: un posto dove c’è un’alta percentuale di probabilità di incazzo ma un’altrettanto alta possibilità di meravigliarsi.

Mi piacerebbe diminuisse un po’ la prima ed aumentasse la seconda.

Quando vai via a lungo e parti da Caselle, c’è un momento in cui l’aereo fa un lungo giro sulle Alpi. C’è un momento in cui vedi dal Monviso al Monte Rosa. In quel momento quella terra, per quanto ti faccia impazzire ed abbia tutti i difetti della terra, ti appare la più bella che ci sia.

Io sono orgogliosa delle mie radici, di mio padre arrestato dai tedeschi e che era richiesto in tutta Europa in quanto esperto di micromeccanica, di mio nonno idealista al punto da cercare il ritorno alla terra con 30 anni d’anticipo, del mio pro-pro-pro che lasciò Torino per andare a Napoli a vendere polpa di pomodori, incidentalmente si chiamava Cirio, dell’altro pro-pro che ibridava rose. Sono orgogliosa di loro che erano italiani e hanno lottato perchè questa terra fosse migliore.

Con tutte le cose che posso dire, sono orgogliosa di quel signore che ha fondato EatItaly due anni fa ed adesso sta aprendo filiali in tutto il mondo come lo sono di altre persone che rappresentano l’eccellenza. Come sono orgogliosa di quell’azienda informatica qui di Torino che sta acquisendo pezzi all’estero senza essere assorbita da capitale straniero.

Sono orgogliosa di chi comunque, al di là delle brutture/Silvi/Uolter/cazzi buffi assortiti, si batte perchè le cose siano migliori e di chi ha un livello tale da permettersi di competere con l’estero.

Ed è quello che mi fa dire “Io sono italiana” anche quando all’estero mi scambiano per francese o spagnola.

Pubblicato il 23 gennaio, 2009, in Italica, Riflessioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Dicono che i polici sono lo specchio della società che li ha votati.
    ..
    ..
    .
    Ecco.

    • Paul, se guardo ai politici della mia area, vedo Chiamparino e Bresso. Oppure vedo il sindaco di Moncalieri che riceve accuse di morte perchè ha denunciato brogli. Certo che se mi guardo in giro vedo anche gente che venderebbe sua madre pur di tenere la poltrona ed è chiaro che si parli più di loro che del resto.
      E, oltre a tutto questo, abbiamo una vasta area che non vota nessuno perchè non si riconosce.
      E’ vero, tra governo ed opposizione, abbiamo l’orrore politico. Ma siamo anche in una situazione in cui non è che proprio rispecchino chi li ha votati, un po’ per la contrapposizione, un po’ perchè non puoi votare il nome che vuoi ma quello che t’impongono

  2. Annarella, è proprio quello il punto: a me l’Italia come concetto piace, come posto anche, la maggiorparte delle persone è ottima gente… PERO’ i Silvi/Uolter/vattelapesca esistono e facendo un bilancio del totale, sebbene questa gente è una minoranza, chissà com’è “pesa” parecchio e oscura molto del buono che c’è.
    Sono orgogliosa delle cose belle del mio paese, ci mancherebbe altro, ma non di chi ci rappresenta. E sono quelli l’immagine dell’Italia nel resto del mondo, purtroppo, proprio in quanto “ci rappresentano”.
    A cambiare questo, rimanendo qui, non ci riesco, perché ci sono sempre loro lì, non ho i mezzi (economici, politici, quello che ti pare — purtroppo la volontà e l’impegno per certe cose non bastano) per scavalcarli — per cui sto pianificando l’esportazione della mia meravigliosa (…) italianità all’estero al più presto.

    • Uhm, sono ben convinta ci siano situazioni in cui si può fare poco. E mi spiace vedere menti brillanti che van via. Il punto mio però è riconoscere che quelle menti ci sono, esistono e sono nate qui. L’orgoglio di essere italiani ihmo include anche l’orgoglio di appartnere allo stesso paese di quelle menti

  3. Credo che non ci voglia molto a far bella la nostra Italia.

    Serve solo l’impegno ed il contributo, per piccolo che sia, di tutti noi. Fregandosene dei politici di carriera e dell’inteligentia che non sa quanto costa un kilo di farina.
    Gli esempi dei parenti di Annarella sono la strada giusta, semplicità, poche parole e molti fatti.

    Ora purtoppo siamo ai figli di {papà|industriale|politico|…} che spesso vanno avanti per inerzia e al “se gli altri non lo fanno perchè devo farlo io”?

    Io credo che continuerò a cercare di fare bene il mio lavoro, anche se ho accanto scansafatiche e scaricabarili, anche se so che guadagnerei di più facendone un altro, ma non lo farei altrettanto bene. O ancora pagare tutte le tasse, anche quelle che credo ingiuste o troppo alte. E sicuramente cercherò di insegnare a mia figlia a rispettare il lavoro e le cose degli altri e a credere in quello che fa’.

  4. Si sente che sei torinese, sai?😀

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