C'erano una volta i liberisti

[NOTA: la qui presente, essendo torinese, sa che qui c’è bisogno d’aiuto all’industria e non mette in discussione quel punto]

Mi ricordo un tempo non lontano in cui la parola d’ordine era liberismo. Lo stato era una figura lontana che doveva limitarsi ad azioni quali costruire infrastrutture. Erano di moda parole come deregulation, liberalizzazione, privatizzazione.

La globalizzazione era una realtà ed il protezionismo IL MALE.

Tutto avrebbe dovuto essere governato dalla mano invisibile del mercato. Tutto a favore di noi consumatori, lavoratori, cittadini.

Ad ottobre la mano invisibile del mercato ha agito in maniera più consistente del solito.

Il protezionismo, vedi Davos di questi giorni, è rimasto IL MALE e la globalizzazione IL BENE.

Tutto questo suppongo di averlo capito abbastanza bene.

Ora sono due ore che seguo la trasmissione di Lerner sulle richieste di sussidi statali da parte dell’industria e mi sembra che ci sia una certa confusione.

Non riesco più a capire se stiamo ancora parlando di liberismo, con allegati rosari di privatizzazione-deregulation-antani, se stiamo parlando di interventi stile new deal oppure non si parla più di teorie economiche ma di “n’do cojo, cojo”.

Detto come va detto, ho capito che:

  1. L’industria chiede soldi
  2. Lo stato da soldi, che si suppongono essere anche miei
  3. L’industria investe quei soldi ma non si sa come

E il liberismo? La deregulation-pippopluto-antani? La mano invisibile del mercato ? (risata folle stile Cattivik)

Se metto assieme Davos e due o tre cose che erano valide non piu’ di 4 mesi fa, io consumatore investo in cosa considero migliore nel rapporto tra qualità e prezzo. A prescindere che sia italiano o arrivi dalla Kamchakta.

L’imprenditore, con i suoi soldi, a sua volta investe dove maggiormente gli conviene e blah blah rischio d’impresa, alea dell’imprenditore, ecc.

Ma adesso? La sensazione è che mentre io vengo invitata a comperare italiano (anche se il protezionismo è il MALE)  non vi sia altrettanto un impegno ad investire italiano perchè la globalizzazione è il BENE.

Scusatemi ma non ci capisco più un accidente, mi sta venendo un attacco di nostalgia per la teologia cattolica della doppia natura e visione beatifica.

C’è qualcuno là fuori che potrebbe delucidarmi spiegandomi dove sta il bene collettivo di quanto ho capito?

Perchè ho il dubbio che non ce ne sia molto.

Pubblicato il 3 febbraio, 2009, in Italica, Politica, Realta', Riflessioni con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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