Anita Blake – Vampire Hunter

[Spoiler alert]: questo pezzo contiene riferimenti alla trama

In questi giorni, segnati da un notevole stress, ho deciso di dedicarmi a letture serie, ponderose ed intellettuali. Letture che ti scarichino la mente e che siano godibili anche quando si mette la mente in stand-by o si è reduci da una giornata dove ti hanno “riunionato” un po’ in inglese e un po’ in tedesco.

Date le premesse, ho iniziato il ciclo di “Anita Blake, cacciatrice di vampiri”.

La storia è molto semplice: c’è sta tizia che fa la cacciatrice di vampiri, ne ha fatti fuori in bel po’, e si ritrova ad investigare su omicidi, squartamenti, ecc ad opera di vampiri, licantropi di ogni genere, zombie e tutto quanto fa spettacolo. Il tutto in un America parallela dove i vampiri sono diventati soggetti di diritto e non più bersagli mobili da uccidere a vista.
Al centro una protagonista molto dura, piuttosto asociale e psicopatica con notevoli problemi di autostima.(*)

Messa così, sembrerebbe la descrizione di un ciclo interessante, con notevoli spunti sociologici. Invece no. Quel ciclo, molto simile nelle premesse, esiste e si chiama “Southern Vampire Misteries”.
Ha in comune l’ambientazione, il genere di personaggi ed alcune situazione.
Rispetto a questo, però, sembra Shakespeare non fosse altro che Charlaine Harris sa scrivere e immette una grande dose di humour nei suoi libri.

Laurell Hamilton questo non lo fa. Crea un ambiente cupo, notturno, dove il debole soccombe o è carne da cannone. O sei un perdente o sei un Alfa.
Peccato poi tiri giù situazioni che stanno tra il comico e l’Harmony.

I suoi uomini sono tutti bellissimi, fighissimi, contorti ed inclini alla meditazione ed all’introspezione che manco un poeta decadente. Passano pagine su pagine a tirarsi pippe mentali e mesi a non trombare perchè la protagonista ha gli attacchi di indecisione.
Lasciamo perdere i loro gusti in fatto di abbigliamento che li fanno sembrare un incrocio tra un tronista vestito da D&G e il protagonista di un film porno anni ’70. Se pensate che la cosa sia secondaria, pensate che vi sono decine di pagine di descrizione del principale vampiro vestito con camicia rossa o viola di garza trasparente per non parlare delle lenzuola o delle varie sfumature di colore degli occhi.

Come in tutti i cicli femminili sui vampiri si tromba alla selvatica anzi,dal decimo tomo in avanti, la protagonista deve trombare tre volte al giorno e riesce a farlo con un numero imprecisato di maschi, imprecisato perchè si perde il conto. Secondo logica del libro, prima di trombare parlano tantissimo e si fanno delle fantastiche sedute di autoconoscenze.
n generale, questa è la descrizione del ciclo.

Ad essere più precisi, si potrebbe dire che i primi 5 libri sono belli, dal sesto al nono ben fatti, dal nono in avanti li leggi sperando ritorni ai livelli iniziali.

Un buon ciclo, rovinato dal successo e dalla fretta. Troppe scene di sesso quando servirebbe azione, troppe piste mentali risolte con una trombata, troppe contraddizioni ed svarioni marchiani per cui lei ha la gonna due pagine prima ma lui le slaccia i pantaloni.

Un peccato perchè vi sono degli spunti e dei personaggi interessanti che però annegano nelle situazioni, descrizioni e dialoghi da Harmony.

(*) Ad essere onesta, penso che trovarsi uno dei personaggi del libro che ti corteggia porterebbe dei dubbi anche a me.

Pubblicato il 22 marzo, 2009 su Cazzeggiando, Libri. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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