Scene di Germania

In Germania una delle operazioni più complesse è l’acquisto di un biglietto ferroviario. In molti altri paesi è una faccenda che viene sbrigata in pochi minuti dopo aver fornito un dato essenziale quale "destinazione".

In Germania no, è un complesso processo in cui la signorina allo sportello, dopo averti posto domande classi che quali "dove va" o "A/R" vaglia offerte, seleziona la migliore, spara fuori un pieghevole di circa 2mq e ti serve il tutto. Nessun essere umano, a parte la signorina allo sportello, credo sia in grado di raccapezzarsi tra le diverse linee, tariffi, tipi di tariffa, se è da week-end o business, in che ora viaggi e di che colore avrai i calzini il giorno in cui viaggi.

Per fare un esempio pratico: se voglio andare a Colonia nel week-end e viaggio con altre persone, ho diritto alla tariffa A. Se sono nel weekend e viaggio da sola, posso prendere la medesima tariffa oppure la B che però mi richiede di tornare entro le 8 di sera. Oppure si può prendere quella regionale che metti mi pigli un colpo di testa e voglio andare fino ad Aachen per poi tornare a Padeborn.

Stante la totale e delirante complicazione del settore "tariffe ferroviare", le macchinette delle Deutsche Banh sono presidiate da omino/signorina per supporto e guida nella jungla tariffaria. Cotali prodigi della tecnica macchinettistica da treno, fanno cose fantastiche tipo stamparti gli orari dei treni, binario di partenza incluso. Domattina so che parto dal binario 16 e domani sera so che arrivo al 18.

Sono anche l’ancora di salvezza quando dobbiate prendere un biglietto e non avete voglia di trascorrere un bel po’ del vostro tempo in coda per la biglietteria. Considerato quanto puntigliosi i locali e la procedura per avere un biglietto, aggiungete alcuni locali in versione "sassone tordo", avrete un’attesa media di 20 minuti con 4 persone davanti e tre sportelli allocati. La lunghezza dell’attesa crescerà a seconda della partenza del vostro treno, in accordo con la prima legge di Murphy. Se siete paricolarmente fortunati, incontrerete anche l’esemplare di "tedesco grosso ed iracondo che protesta". Uno spettacolo bellissimo con questo signore che ululava come un ussaro incazzato mentre la sua faccia passava dal rosso rubizzo classico ad una bellissima tinta chianti barrique. Tutto ciò, naturalmente, avendo tempo e potendosi godere lo spettacolo.

Cambiando argomento e passando al cibo, i tedeschi han deciso che globalizzazione è bello, i tedeschi si stanno dedicando a mangiare italiano. Dappertutto, anche nella più sfigata kneipe, troverete meravigliosi tentativi di cucina italiana. Parlo di tentativi perchè dubito che qualcosa di buono possa uscire quando si utilizzano i locali pomodori olandesi, praticamente dei cosi rossi, di forma sferica caratterizzati dalla totale mancanza di sapore. L’alternativa,a meno che siate disposti ad effettuare un investimento agro-alimentare, sono i pomodori senegalesi oppure fregarvene ed infilarvi da Viapiano che unisce dose da camnionista ad un ambiente chicchettoso. Come riescano non lo so, so che ci trovate un gran giro di tedeschi chic che tirano giù dosi di pasta che spaventerebbero un camionista bulimico. Giuro che, fino ad oggi, ignoravo che il Senegal esportasse pomodori, ignoravo anche che li coltivassero. E’vero che ignoravo anche che la Svizzera esportasse ciliege. Oltre che dai pomodori olandesi, la cucina germanico-italica è caratterizzata dalla totale incapacità d’azzeccare un nome che sia uno. Abbiamo contemplato meraviglie quali "Abbacio" per abbacchio, "Vittelo tonnato" e bruschetti. Stranamente, violando la prima legge per evitare le sole, l’abbacio era buono.

Accanto a ricette cucinate abbastanza bene e senza troppi voli, abbiamo la localizzazione della ricetta.

Tipo la carbonara con la panna e senza guanciale oppure la bruschetta coi fagioli.

A chi si siano ispirati gli inventori non è noto, la carbonara pannosa è ormai diffusissima al punto che perisno la Maggi la vende.

Rimane uno di quelle cose che sia già che non proverai. Nepprue quella sera che ti senti coraggiosissima.

Pubblicato il 23 maggio, 2009, in Cazzeggiando, Diaristica, Viaggi con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. la bruschetta coi fagioli no, ti prego!😦

  2. I fagioli sulla bruschetta qui in Toscana si mettono da sempre. Meglio se zolfini.

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