I lagnosi di zona Gran Madre

Leggo su la Stampa di oggi che ci sarebbe un progetto per spostare i profughi eritrei, somali e del Darfur  da una ex-clinica in Borgo San Paolo, dove attualmente si trovano, ad un ex caserma vicino alla Gran Madre.

Premetterei due cose:

  1. La ex-clinica non è distante da casa mia
  2. Quando furono messi lì nessuno ha chiesto pareri di alcun genere agli abitanti del quartiere

Aggiungerei che il quartiere non è peggiorato, non ci siamo ammalati di chissà quali malattie, non è aumentato il tasso di delinquenza nè, mi risulta, si è avuto un tasso di utilizzo di lingue scollegate dal cervello pari a quello dell’articolo.

Ora, a parte che non metterò mai piede al ristorante Monferrato perchè non mi pare il caso di portare soldi ad uno che dica: «Stendiamo un velo pietoso», dice Carlo Foradini, responsabile del ristorante Monferrato. «I profughi porteranno gazzarra e disordine. Piazza Vittorio, a parte la movida, è ancora una cartolina della città. Non ho nulla contro gli extracomunitari, alcuni lavorano anche da noi, ma in questo caso si tratta di nullafacenti». E portarli sapendo bene che non quanto dice quel signore non è vero.

Non c’è  gazzarra, disordine od altro. C’è povera gente che arriva da situazioni disperate e ci sono persone in situazioni privilegiate che hanno paura perchè i poveri puzzano o non portano soldi.

Per non parlare di quest’altra affermazione: “La signora Olga Ottone sta portando a spasso Jacopo, il nipotino. «Penso tutto il male possibile di questo trasloco – attacca – e mi sorprendo che il borgo non abbia ancora preso posizione. Una soluzione va trovata, ma preoccupano le condizioni ingieniche, il rischio malattie, il disturbo che queste persone possono portare. Siamo sicuri che siano tutte onestissime?»”

Quello che mi sconvolge è come si possano fare tali affermazioni, basate più che altro su pregiudizio.

Fan paura e suonano tanto di “lagna del quartiere chic”.

A questo punto mi verrebbe da chiedermi perchè non innalzino un bel muro attorno alla zona Gran Madre. Sentinelle all’ingresso e divieto d’accesso a chi abbia meno di 100 mila euro di reddito l’anno. A meno che faccia il cameriere o la badante.

Con l’augurio, di tutto cuore, che voi abitanti de la Gran Madre non dobbiate mai sapere cosa hanno passato quei profughi.

E chissà come si traduce “Oh Biko” in piemontese.

Pubblicato il 3 luglio, 2009, in Italica, Life, Universe and Everything, Realta' con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Ciao. Leggendo questo articolo http://www.iltamburo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1396:torino-ex-clinica-san-paolo-la-protesta-dei-residenti&catid=38:cultura-societa-cat-ita&Itemid=155 non sembra però che i residenti del quartiere San Paolo non abbiano nulla da dire. Questi poveretti vanno aiutati in tutti i modi: è però fuori discussione che alcune conseguenze dovute al comportamento non proprio in linea con le regole di convivenza civile di alcuni di loro possano far nascere più di un dubbio sulla scelta della loro prossima destinazione.
    Non credo sia un discorso di reddito. Credo invece che, oltre ai pregiudizi (che sicuramente ci sono), ci siano legittime preoccupazioni in base a quanto hanno dichiarato i residenti di San Paolo (che ho letto si erano dati molto da fare per poterli ospitare nella ex clinica San Paolo).
    Ciao!

    PS: non saprei come tradurre in piemontese “Oh Biko”🙂

    • Guarda, apprezzo le citazioni da Specchio dei Tempi ma, da residente, non ho notato stravolgimenti enormi nel quartiere.
      In secondo luogo ho scritto che “nessuno aveva chiesto pareri” non che “nessuno avesse avuto nulla da dire”.

  2. Vorrei ricordare che la zona Gran Madre è sempre stata la zona dove hanno sempre vissuto famiglie o di piemontesi per lo più artigiani, commercianti oppure famiglie meridionali quasi tutti operai Fiat. Queste sono le origine di questa zona che era un vero Borgo dove tutti si conoscevano collaboravano, come una grande famiglia; c’era una vera integrazione. Oggi è sicuramente diverso, sono arrivati cittadini più snob, che hanno anche un po’ alterato la vita del nostro vecchio Borgo, ma cara abitante di San Paolo (che tra le righe si sente che dietro questi attacchi c’è sotto una grande sentimento di invidia evidentemente, magari di non poter vivere in questa zona di oltre Po e precollina), qui non vivono i LAGNOSI, qui ci sono cittadini che chiedono alle istituzioni di risolvere bene le problematiche di questi poveri e disgraziati essere umani. Noi chiediamo di dare una sistemazione umana dignitosa e definitiva e non spostarli in continuazione creando solo nuove prigioni e disagio per i residenti. Non bisogna essere falsi, dicendo che questi “ospiti” non danno nessun fastidio è una pura balla, falsità, ipocrisia. Quindi basta predicare e giudicare, cerchiamo di fare funzionare il cervello.

    • “ma cara abitante di San Paolo (che tra le righe si sente che dietro questi attacchi c’è sotto una grande sentimento di invidia evidentemente, magari di non poter vivere in questa zona di oltre Po e precollina)”

      Bastono queste due righe per capire con che genere di persone si ha a che fare e su cosa basano il ragionamento. Madama l’è fasla la plisa o Madama Pautasso all’à pi bela che chila ?

      Madama Mariagrazia, io vivo tra Torino e l’estero, per cui di invidiare zona Gran Madre me ne frega poco, e con via Vila della Regina ho avuto spesso a che farci. E non mi dica che c’erano solo “artigiani, ecc”. C’era gente ben messa Madama, storicamente i quartieri chic di Torino erano Crocetta e Crimea. C’abitava il mio padrino di battesimo ed il giro di “Contessa di pinco-pallo” e “madama di quell’altro” me lo ricordo.

      Poi se ci sia qualche leghista romano che si ricorda gli operai Fiat nelle case di corso Giovanni Lanza è splendido. Peccato arrivi da un universo parallelo che vuole dipingere Crimea per cosa non è più da più di 40 anni.
      A proposito: vorrei ricordarle che anche San Paolo adesso è ritenuto un quartiere “bene”.

      Se lei vivesse a Torino lo saprebbe. Invece, mi sa, lei vive a Roma

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