Situazioni shopping-pericolose ovvero giri a Londra

Sono Londra e oggi sono in ferie.

L’albergo è a 200 m da un centro commerciale pieno di negozi che saldano.
E, centro commerciale a parte, c’è mezza Londra che sta saldando. Da Uniqlo il cachemere è al 50%, altri posti vanno di 3×2.

L’unico che non aveva saldi ma i prezzi ridotti è Banana Republic. (*)

Salda HM che fa scendere la serie intera di West Wing da 200 sterline a 50, per nn parlare di Mad Men, Dexter e “Berto & Jeeves” con House che interpreta Jeeves

Selfridge non salda, neanche per il beatissimo direi, ma House of Frase è tutto un “20% in meno agli universitari”. In generale mi sembrano essere rimasti i bastioni dello shopping iper-ricco ma con meno entusiasmo, meno aria da carte di credito fumanti.

Da Selfridge molta gente, molti che curiosavano, qualcuno di più a prendere scarpe nella parte meno costosa. Qualche rara anima a comprare nelle varie boutique di lusso.

Commesse bellissime e giovanissime e, nel caso toccato a me, sveglie come un bradipo fatto di camomilla.

Stessa cosa da Fortnum&Mason: tanti, tantissimi curiosi, turisti che compricchiano the e marmellate, pochissima gente che compra nonostante vi siano già gli alberi di Natale in giro.

E in tutto questo saldare, far scendere di prezzo, regalare, ci sarebbe da scrivere poemi su questa città che sembra essere in svendita o cercare di riportare in auge i giorni d’oro del consumismo forsennato.

Ed è questo che mi sfugge. Se la più affluente e ricca tra le città europee, non sia oggi una principessa con ancora i vestiti di lusso ma non più un reddito per mantenerseli.

Il trauma di cosa è successo, dei massicci licenziamenti nella City sembra essere ancora vivo e fresco. Una crisi che appare ben peggiore che da noi, capace di colpire pesantemente molti e, soprattutto, di rasare via qualsiasi speranza nelle generazioni che si laureano in questi anni.

Un’atimosfera a volte cupa, che non invoglia molto a spendere e spandere (**), che ricorda molto da vicino quello che si vedeva in Germania a marzo con la differenza che qui è colpita la classe media, là chiudevano i negozi di lusso.

Eppure, nonostante il credit crunch e tutti i casini, un’aria molto più leggera e pulita di quella italiana, meno tossica in ogni settore.

Una città che è ancora elettrica, in continua evoluzione e in continuo cambiamento. Una città che mi ha posto una domanda semplice ma a cui non trovo risposta: “cos’è esotica a Londra?”.

E, per chiudere, alla faccia dei nostri esteticamente svantaggiati uomini politici  con il loro “multietnici mai”, una città piena di splendidi umani frutti di chissà quali geni.  Quasi a far sospettare che il primo problema sia che se arrivasse quel genere di uomini, chi se lo calcola ancora il leghista medio ?

(*) Porc,urc, zozz Adoro Banana Republic, sigh

(**) per fortuna mia, delle mie tasche e del peso da portare

Pubblicato il 24 settembre, 2009 su Femminile-maschile, Realta', Riflessioni, Viaggi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Se sei a Londra ti va un té? La mail è lì.

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