Zucche e crocefissi

La prima impressione avuta facendo un veloce giro sui giornali italiani è che prima di togliere il crocefisso dai muri, occorrebbe mettere un po’ di buon senso nella zucca di giornalisti e politici.

La serie di minchiate para-storico-religiose lette in questi giorni credo abbia pochi precedenti. Nel giro di un paio di giorni si sono stuprate teologia, concetto di religione ed antropologia.

Il premio “idiozia dell’anno” va alla seguente frase di un leghista veneto: “Se questa e’ una Corte per i diritti dell’Uomo, mi chiedo chi garantisca il diritto a veder tutelata la mia fede, e, da laico, quelle radici cristiane che fanno dell’Europa un Continente tollerante e capace di integrare qualunque etnia o cultura senza alcuna discriminazione.

Ora, come scrive splendidamente Wolfstep, si presuppone che un cristiano la croce c’è l’abbia dentro. La fede, la religione nascono dentro alla persona e possono essere rappresentate da simboli ma, di per se stessi, quei simboli non sono la fede.
Una fede che, per alcuni, riesce a resistere addirittura quando c’è mancanza di libertà di religione.  Altri, realmente perseguitati e realmente a rischio, che pongono ancora più in evidenza il livello di vuoto e maranzaggine di una frase simile, che ignora del tutto qualsiasi concetto di religione come “momento interiore”. La religione diviene solo ed esclusivamente evento sociale, l’interoriorità e la spiritualità sono parte di un altrove ed di qualcosa d’altro.

Sul fatto che molti cattolici siano ignoranti come tramegge sull’oggetto del loro credere è cosa che scrivo da tempo sul fatto che il cattolicesimo sia sempre più visto come usanza anche.
Ad immortale memoria si vorrebbe citare Giuliano Ferrara, grande campione degli atei bigotti, che fece tutta una puntata su “la speranza cristiana”, peccato ignorasse del tutto che è un concetto metafisico.

In questa situazione di militanza più che di fede religiosa, viene a mancare totalmente l’oggetto del credere, avulso da qualsiasi riferimento metafisico. Rimane il rito e rimangono i simboli ma poco d’altro.
Talmente poco che il simbolo diviene nucleo. La croce non più “rappresentazione del Dio che rinuncia al potere” ma “simbolo della tradizione”.
Dal Servo Sofferente di Isaia ai balli sull’aja, passando per il lardo di Colonnata e la barbera.

Per completare l’allegra fiera delle paracazzate, abbiamo la simpatica frase di Bertone:“Purtroppo questa Europa del Terzo Millennio ci lascia solo le zucche e ci toglie i simboli più cari
Ora, a parte il echissenefotte di Halloween di prammatica, ci sarebbe da dire che nessuno ha tolto nulla a nessuno. Se mi guardo attorno, anche in questo scristianizzatissimo paese, continuo a vedere chiese, croci, simboli cristiani in giro.
Nessuno mi pare abbia rimosso nulla. Si è solo ed unicamente emessa una sentenza che rimuove i crocifissi dalle scuole.
Non si è vietata l’esposizione ovunque.

Ma tutto questo sembra sempre più far parte del grosso bisogno di buon senso e senso della misura.
Per quello mi sa che c’andrebbe un miracolo e, ahimè, in giro se ne vedono pochi.

Pubblicato il 6 novembre, 2009, in Italica, Politica, Riflessioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Dal mio blog…


    Ma mi sono molto più antipatici quelli che monopolizzano i principi. Come se principi universali e fondanti l’animo umano da molto più tempo della comparsa delle prime religioni fossero in realtà commerciabili dai mercanti che vestono la toga in un qualche tempio.

    Che i crocifissi stiano in Chiesa, giacché i nostri principi vanno ben al di là e oltre la semplice rappresentazione di un segno di parte.

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