Cose da ricchi

Lo spunto è questo post di Massimo Mantellini

Non ho mai letto Monocole nè sono nel loro target e,  fosse solo per quello, non sono neppure nel target di WallpaperWeekend di FT(*).

Sono però incuriosita dal genere di riviste che sembrano essere “rich only”, destinate ad un pubblico privo di qualsiasi problema economico, che ami circondarsi di qualsiasi lusso, cosmopolita e molto addentro alle questioni business travelling.

Ora sulla questione business travelling, leggendo cosa scriveva Massimo nel post sul giornale, sono rimasta un po’ perplessa. Di solito il business travel include le famose “long hours” e l’altrettanto famoso “un cazzo di tempo libero” per cui o sei ospite al Raffles e hai enne schiavi/valletti a tua disposizione o di solito affidi i tuoi panni alla lavanderia dell’albergo.

Nel primo caso sanno loro quale sia la migliore lavanderia, nel secondo caso prendi cosa ti passa il convento e lo paghi pure profumatamente. Nel primo caso sei un petroliere russo o il CEO di qualche azienda, nel secondo un comune essere umano perchè molte aziende fan dei gran saving sui costi di trasferta.

Nella mia testa ho sempre l’impressione che siano riviste da “apprendisti ricchi” o da “guardiamo cosa fanno i ricchi”. Dipingono scenari, passano le informazioni che il ricco livello-avanzato non ha bisogno di sapere perchè sono “basic”, facenti parte al bagaglio di informazioni che gli viene trasmesso dal suo giro di persone.

E’ l’immagine, il set su cui s’immagina si muovano i ricchi, le elite finanziare. Non i rich&famous, ma proprio le elite.

E, proprio perchè sono elite, penso che non siano quelli che usufruiscono di quel genere d’informazione. Perchè nel momento in cui diventa pubblica, nel momento in cui passa da elitaria a mainstream, non è più destinata a quel giro.

Alla fine sono uno spettacolo messo in scena per chi non è del giro. Una meravigliosa, elegante messa in scena che però può avere poco a che fare con la scena reale.

Un po’ come pensare che il ricco si vesta Gucci/Prada/Dior/ecc e scoprire che molti si vestono da una stilista russa con atelier vecchio stile.

Qualcosa di talmente lontano dell’esperienza comune da essere inimagginabile ma che ricorda che, in un mondo dominato dal mass market industriale, l’elite può ancora permettersi di scegliere l’artigiano di lusso il cui nome gira solo tra i pochi eletti.

Questa è la grande differenza. Il resto mi pare gran scena e pubblicità.

Pubblicato il 20 dicembre, 2009, in Cazzeggiando, Piaceri, Riflessioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. COlombati nel suo ultimo libro su Agnelli scrive che il Re ci rimase cosi’ male quando scopri che molti emuli avevano iniziato a bere il suo champagne preferito che smise di berlo

  2. Considerato il genere di emuli che aveva negli anni ’80, come non dargli ragione ?😉

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