Live streaming, secret gardens e persone

Questa è la mia reazione istintiva a questione tipo “Utilizzare i dati delle persone ed il loro live streaming per business e/o marketing”:

Questa, invece, è la mia reazione meditata e ponderata:

E’ chiaro, inteso ed esplicito che si parla dei miei dati. Soprattutto quando si parla dei miei dati utilizzati a GRATIS,

Un concetto che sembra però far fatica ad emergere nei discorsi su “Live streaming”, Business model per 2.0 e farapucchi vari, è che stiamo parlando pur sempre di persone.

Persone ridotte ad un ammasso di dati, azioni, sequenze di stringhe e scelte atomiche ma totalmente private di qualsiasi valore come individui.

La grande tragedia del 2.0 italiano è che ben difficilmente questa visione di “persona digitale” viene presa in considerazione. L’umano è ridotto a follower a meno sia nel cerchio principale di amicizie e conoscenze.

E’ numero, quantità, atomizzazione di dati, elemento per il calcolo del break-even.

Un situazione che nega sia il concetto di “altro” come umano sia il concetto di “secret garden” on the web. Il secret garden non esiste, non può e non deve essere su web a meno di accettare, esplicitamente o meno, che possa finire in vendita anche lui.

Siamo passati da una situazione in cui l’informazione doveva essere condivisa nell’ottica di dono e “altruismo interessato” per finire in un’ottica di cessione indiretta.

Come diceva Lou Reed  “We are growin up in public with our pants down”

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