Da un paese all'altro

On the air: Peter Gabriel – Philadelphia (##)

Passare da un paese all’altro ogni 15 giorni ha delle controindicazioni. Non solo quelle a cui si pensa di solito tipo affetti, commissioni, ecc, ce ne sono anche in campo climatico e linguistico.

Se una è un po’ stanca, il primo impatto è linguistico. Passi da un posto dove nel mondo esterno si parla tedesco e in quello lavorativo inglese ad uno dove si parla solo italiano. Il tuo cervello è però tarato sul parlare una determinata lingua per cui succedono le cose più bizzarre tipo parlare in tedesco col verduraio o in inglese con la Cleaning Kommando, per citare solo due episodi di questo we.

Il tuo cervello sa che non sei in Germania, continua a capire benissimo la lingua utilizzata da chi ti si rivolge tende però a rivolgersi automaticamente alle altre lingue nel caso di situazioni specifiche. Non succede nulla di stravolgente, semplicemente devi fermarti un attimo resettare le sinapsi. (*)

In un certo senso, nel settore linguistico, è meno faticoso il passaggio Germania->Uk perchè, almeno in quel caso, non devi gestire una terza lingua nel contesto vita quotidiana.

L’altro discorso son le chiavi di casa. Tutte le volte son cartelli sulla porta con domande tipo "Hai preso le chiavi?" visto che il rischio è rimanere fuori di casa mentre sei convintissima di avere il mazzo di chiavi. Uno ce l’hai di sicuro, peccato sia quello sbagliato.

Il terzo punto è il clima. Gente che ti conosce, avvolta fino alle orecchie in sciarpe e cappotto, ti guarda un po’ stranita mentre giri con cappotto aperto e senza guanti. La frase tipica è "Qui fa caldo rispetto a su" ma sto meditando di mettere il cartello "Arrivo dalla Germania" così risolvo in una volta sola. Ah la bellezza di essere un expat

 

(*) Esiste gente che in una settimana si fa Uk-Spagna-Ungheria-Germania, è fattibile ma bisogna limitare le lingue che si parlano a due sennò o si esce pazzi o si è un Cray. La prossima, per me, è Italia->Germania->Uk, solo due passaggi. Per complicarmi la vita mi porto dietro il Mac e così sembrerò scema quando torno ad usare Win

(##) Io adoro Philadelphia di Neil Young, Peter Gabriel è riuscito a farne una cover splendida, emotivamente ancor più coinvolgente della versione younghiana

Pubblicato il 30 gennaio, 2010 su Cazzeggiando, Diaristica, Germania, Realta', Viaggi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Anni fa mi sono accorto di non riuscire più a memorizzare in quale lingua era un contenuto. Mi ricordo il media, l’autore, qualche volta il titolo, ecc. ma mai la lingua.

    Sarà l’inizio della sindrome babelneuronale o è l’arruginimento ordinario della memoria?

  2. Bubbo: credo succeda quando il contenuto prende il sopravvento sul mezzo (come scrivo figo oggi). La lingua è il mezzo con cui t’arriva il messaggio, ho il dubbio che, nel caso di dterminati libri/contenuti, la lingua divenga secondaria.
    Deduco anche che la conosci bene😀

    La sindrome babelneuronale, bellissima definizione, la vedo meglio nel caso di lingue con termini molto simili. Mischiare tedesco ed inglese o francese e piemontese, per esempio😀

  3. Sai che forse, leggendo il tuo commento, ho capito cosa mi capita?

    Infatti non è che conosco bene le lingue, è che siccome salto tutte le parole che non conosco alla fine tutti i testi sono composti con un massimo di 300 parole facili facili!

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