Paperino va a Londra

Sfringuellante come un uccellino a primavera ed ebbro di gioia, Paperino ha preso ieri un aereo per Londra.

Era l’inizio di uno dei viaggi più fantozziani che avesse mai fatto e definirlo fantozziano vuol dire avere mano leggera e molto understatement.

Fino all’aereoporto tutto ok, nessuno casino con il check mobile e nessun casino con il controllo di sicurezza. Un bijoux.

Passato il controllo documenti ed il controllo del controllo documenti, per qualche ragione bizzarra, legata non si sa bene a cosa, Paperino entra nel gate da cui da solito partono i voli per Londra.

E’ un po’ diverso dalla volta scorsa, controlli vagamente più paronoici ma Paerino appare confidente nella paranoia e precisione tedesca (AHAHAHHAHA) e pensa che sia un deciso aumento di paranoia applicato anche ai viaggi verso lo UK.

Per cui si mette tranquillamente in coda. Arriva il suo turno ei controllo ed allunga la boarding card con indicata destinazione LONDRA e carta d’identità.

Ora è possibile che io sia tonta e rintronata nella mia versione paperinesca ma se tu controllore mi fai il controllo anche se ho in mano un documento senza visti per gli USA e mi accetti una boarding che ha scritto Londra o siamo nell’orbita “la paranoia non è mai troppa” o sei rintronato tu di base.

Pur con documenti e boarding sbagliati inizia il giro di controlli: palpeggiamento fisico approfondito e apertura di ogni singolo pacchetto/brosino/sacchetto contentuto in borsa mia, portaportatile e valigia. Assorbenti inclusi.

Per ogni santo oggetto informatico accensione, dimostrato che non era una bomba atta a far saltare l’aereo (*)

Fortuna che ero in anticpo per cui ho dato dimostrazione alla truppa che non avevo nulla di esplosivo e atto alla distruzione.

Finita la prequisizione sento annunciare il mio volo, mi giro e vedo che sono al gate del volo per Miami.

Agitando carta d’imbarco e bestemmiando in turco riesco ad uscire e ad andare al mio gate.

Imbarco ok, partenza in orario.

Iniziano a servire le bevande. Prendo un caffè ed un succo.  Mentre faccio per posare il plasticoso panino servito assieme, urto il caffè che decide di versarsi in tutto il suo 1/2 litro sui miei pantaloni. TUTTO, non una goccia in meno.

Arriva lo stewart che prima mi passa 1/2 kg di tovaglioli poi arriva con un pacco di tovagliette chimiche atte a rimuovere anche il catrame dai gabbiani in caso di falla in una petroliera (**).

A naso pare aver funzionato, non puzzavo come una caffettiera di filtrato e catrame su nero si vede poco

Arrivo a Londra, sistemazione, prova wi-fi (che sarebbe gratuita). Figo è gratuita, peccato non dia l’Ip al mac. Btopenzone pensaci tu.

Riposo un attimo e scendo sotto. Peccato che gli ultimi due scalini non siano marcati, a differenza degli altri, e io ho problemi con la moquette blu quando è un po’ buio.

Salto tre scalini con un passo, atterro su un ginocchio che manco la Comaneci e sento il piede dolere ed il ginocchio far male.  Nulla di rotto o serio ma un grosso spavento.

Impavida e convinta “Tanto è solo una stora” proseguo verso Oxford Street.

Ritorno con i soliti 8 kg di pacchi (Uniqlo e River Sland siano sempre benedetti e qualcuno li porti in Italia)  e vado a cena.

Trovo un ristorante, peccato deve essere buono ed ha solo un posto vicino alla porta.

Estacazzo di porta l’avranno aperta 300 volte e c’era un’aria gelida.

Oggi è andato un po’ meglio, sono persino riuscita a comprare la wifi per 4 gg (quella gratis manco a pregare funziona).

Spero di aver consumato il bonus sfiga, vorrei sopravvivere senza pensare che sia “The month of living dangerously”

(*) mi ci vedo Mela-P -> fai saltare l’aereo, Mela-K fai saltare il terminal, flash attivo della macchina fotografica comunica con le basi in Yemen, seleziona Thackereay sull’ereader -> indottrinamento dei coviaggianti

(**) più o meno la consistenza del caffè Lufthansa

Pubblicato il 7 febbraio, 2010, in Diaristica, Viaggi con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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