Annarella va al museo

Per qualche ragione che non sto ad elencare, inclusa quella che è stato chiuso per un tot per restauri, fino ad oggi non ero stata a vedere il più importante museo di Dusseldorf ossia il K20, Kunstsammlung 20 century o giù di lì.

In questi giorni, per festeggiare la riapertura, esso è gratuito per cui la popolazione locale sembra essersi precipitata in massa a vederlo nonostante il clima perfetto, sole e arietta, l’apertura del grande luna park sul Reno e tutto quanto possa fare periodo-estivo-in-questa-città.

Dico questo perchè non mi ricordavo da un bel po’ di aver visto un museo così affollato. Praticamente dovevi far la coda per riuscire a vedere i quadri e, nel peggiore dei casi, dovevi sperare che qualcuno si levasse dalle palle per riuscire a dedicare più di 3 secondi ad un’opera.

Essendo un incrocio tra una visita ad un museo ed un evento cittadino, era bellissimo osservare la varietà della folla: si andava dall’intellettuale para-istituzionale con tutta la parafernalia apposita al post-68ino con il capello lungo e i sandali agli studenti d’arte al normale cittadino che vedeva qualcosa che apparteneva alla città.

Per normale cittadino intendo anche gente che non avrei mai pensato di trovare in un museo dove il core principale è la collezione di Paul Klee e sono abbondantemente rappresentati Picasso, Leger, Max Ernst, Dubuffet.

Opere che, per quanto siano state rese più easy dal tempo, in molti casi mantengono un buon livello di difficoltà e non sono leggibili a prima vista.
Eppure anche loro erano lì a farsi le loro code davanti ai Picasso o ai Kandisky. Alcuni si eran persin premuniti e dotati di guida, per cui il tempo di sosta di fronte ad un quadro raggiungeva tempi biblici.

Per prepare i giovin virguli all’arte moderna, eran pure in corso delle attività didattiche per bambini. Ora l’attività didattica tedesca ha la profondatià di una lezione accademica italiana per cui molti si fermavano ad ascoltare.

La qui presente è rimasta un po’ perplessa dalla scelta del quadro:

Voglio dire i surrealisti spesso non sono semplicissimi e sovente sono un po’ inquietante. Questo quadro non mi pareva il più tranquillizzante in assoluto, è vero che c’eran cose più agitose di Magritte e altri ma piuttosto che un surrealista avrei preferito il “Violinista” di Chagall che, oltre ad essere una meraviglia artistica, è anche molto più bambino-like e che potrebbe ispirare meno incubi di un complesso quadro surrealist

Stranamente in tutto il museo non è presente nessun quadro superstar, di quelli che fan piangere i giappoensi ed ululare gli americani.

Sono però presenti quadri meravigliosi, vere e proprie esperienze da sindrome di Stendhal. Chagall a parte, il mio quore è rimasto su tre quadri: “L’uomo in blu” di Francis Bacon



e “la Carmagnole de l’Amore” di Max Ernst

E poi ci sarebbero Matisse-Braque-Kandisky-Paul Klee-Mirò-Mondrian-ecc ma facevo più in fretta a postare il catalogo e va bene così.

Consiglierei la visita: si la consiglierei decisamente se amate l’arte. Altrimenti ci sono molte cose da fare e piuttosto che andare al K20 una bella gita da Kaufhof.

Pubblicato il 19 luglio, 2010, in Diaristica, Germania, Piaceri con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Bello il k20!
    ci sono stata un sacco di anni fa e da allora il poster dell’uomo nero (o qualcosa di simile il mio tedesco non va oltre la comprensione della parola schwarz) di klee è nel mio soggiorno e ripenso con piacere e nostalgia a quando andavo spesso in germania per lavoro

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