La potenza e la stupidità

Nel giro dei social network è comune usanza alzare lai e critiche ogni volta che qualcuno accenna una benchè minima critica al media “internet”.

Nulla è criticabile, la rete come “vacca sacra” intoccabile e perfetta. Talmente intoccabile e perfetta da farne il punto centrale della più grossa e vergognosa marketta degli ultimi anni ossia il Nobel per la Pace ad internet.

Tutto ciò è la quotidianità della rete tra discussioni, trolling, piccole e grandi violenze, enormi giri d’affari e miriadi di storie private, avvicinamento di persone e distruzione di recinti privati, diffusione di conoscenza e d’ignoranza al tempo stesso.

E poi una sera leggi questa notizia e ti chiedi se esista ancora un limite, se sia il mezzo o cosa.

Perchè un ragazzo di 18 anni è morto dopo che il suo compagno di stanza al college, utilizzando una webcam installata nella sua stanza, aveva diffuso un incontro sessuale sul web.

Un incontro sessuale gay.

Uno sbatti l’altro in prima twitterata per ragioni che sembran essere “Lui tromba e io no e debbo cedergli la stanza” (**)

La rete, il più grando strumento di diffusione d’informazioni, messa nelle mani di un idiota diviene un perfetto strumento di morte.

Un modo ottimo per uccidere l’altro umiliandolo, denigrandolo, togliendogli ogni diritto all’intimità. Un “Se questo è un uomo” in salsa twitter senza triangoli rosa ma con la stessa incomprensibilità, perlomeno per me.

Già sta arrivando qualcuno a discutere sulla fragilità del ragazzo ma sfido chiunque ad affrontare un’ordalia simile ed uscire sano di mente ed intero, a meno di avere uno di quei bei disturbi descritti da Oliver Sacks.

Arriveranno i defensori fidei di internet come arriveranno gli inquisitori a prescindere della rete.

Sullo sfondo la tragedia vera, davanti i grandi blah perchè la cosa fa notizia.

Di base, guardando umilmente alla situazione, uno strumento potente e tanta, troppa gente che non è in grado nè di capire i limiti nè di comprendere appieno le dinamiche che si scatenano in questi casi.

A contorno una profonda ed illimitata capronaggine unita ad una ben selezionata stupidità e a una totale incapacità di pietà.

Se vi sia anche omofobia o altro non si sa, non sappiamo neppure se il ragazzo che si è ucciso fosse realmente gay o fosse una voce messa in giro.

Tutto ciò a Rutgers, una delle più grandi università americane.

E’ difficile pensare ad un “incidente”, a “stupidità giovanile” o “incapacità di capire” quando siamo davanti ad un nativo digitale che è riuscito a passare tutte le ordalie necessarie per arrivare lì.

Mi viene più da pensare a cose tipo “Insensataggine”, “incapacità di essere umani” e “inenarrabile stupidità”.

Nulla d’altro.

Con la rete usata come arma anche se la morte sarà segnalata ufficialmente come “suicidio”.

Chi ha causato questo pagherà per violazione della privacy se va bene, 5 anni al massimo. Una pena minima per un gesto insensato e velenoso.

Un gesto che però non avrà il potere di scatenare quel flusso di discussioni che sembra sempre più diventare necessarion.

Perchè in presenza di un media così potente e non regolato, l’unica regola può essere il singolo e la sua capacità di fermarsi, una capacità che molti, volontariamente o meno, sembrano avere disattivato.

Ma senza quella discussione, sensa quella presa di coscienza, al di fuori delle markette pro nobel e “famo la catena dell’amore”, altri gesti simili potranno avvenire.

Altre morti, altra sofferenza.

E poi ?

(*) considerato che il Nobel per la Pace l’ha vinto gente come Medicine Sans Frontieres e il numero di dissidenti in prigione per la censura in rete, non posso non pensare che sia stata compiuta un’operazione vergognosa

(**) Così sembra essere leggendo Guardian

Pubblicato il 30 settembre, 2010, in Realta', Riflessioni, Tennologie con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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