E pensare che è solo un bambino

Leggo il Corriere.

Da qualche parte in USA un bambino di 10 anni ha ammazzato sua madre con uno dei fucili che aveva appesi in camera.

Da qualche parte nel mondo, principalmente in Italia, un gruppo di gente sta commentando la cosa con toni che vanno dal ragionevole al buonista al “facciamo-che-io-sono-yankee” al forcaiolo delirante.
Alcuni dipingono un potenziale futuro serial killer, altri dipingono una vittima.

In realtà abbiamo davanti un bambino che ha ucciso e che viene fotografato con le catene alle caviglie.
Sappiamo ben poco di questa storia, sappiamo ben poco dell’ambiente in cui è cresciuto.

Non sappiamo se vi sia dietro un passato violento, fatto di botte e rifiuti o uno fatto di affetti famigliari.
Non sappiamo perchè ha ucciso, non sappiamo perchè avessi quei fucili.

Non sappiamo nulla eppure ciò basta a scatenera il forcaiolo che ormai pare innato in alcuni.
Non si è più forcaioli per una qualche possibile ragione, si è forcaioli a prescindere, di pancia si potrebbe dire.

La rete, la grande piazzia, pone in luce anche questa pancia piena di violenza, di voglia di forca&gogna, di occhio per occhio.
Anni di bombardamenti mediati e martellamenti sull’aumento della violenza han prodotto questo, hanno prodotto l’equivalenza de l’altro come cancro da estirpare in qualsiasi caso ed a prescindere.

In questo caso provocando una reazione che sfugge anche ad ambiti e scenari conosciuti o a condivisioni di risorse.
Quel bambino non ruba risorse al forcaiolo, è solo l’occasione, il trigger per esprimere la sua voglia di vendetta o rivalsa.

Siamo oltre il razzismo, oltre i fattori di razza od altro.
Siamo all’invocazione della forca a prescindere, per il puro gusto/abitudine per farlo.

Io non so se il forcaiolo abbia 30 o 60 anni. So che esiste e mi fa paura nella sua totale irrazionalità.

Pubblicato il 7 gennaio, 2011 su Italica, Politica, Realta', Riflessioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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