Paperino e l’e-shopping

In codesto periodo sto iniziando a terminare i vari prodotti importati dalla Germania ossia lo shampino di Weleda e le varie creme di Lavera e Annemarie Borlind.
Per non parlare delle varie cazzabubulate di Artdecò, azienda inglese di cosmetici che importa ben poca parte del campionario in Italia.

Visto che amavo quei prodotti di amore universale e all’ennesima profumeria/erboristeria/nome-a-caso-di-negozio dove mi rispondevano “non abbiamo/non sappiamo”, ho deciso di provare a cercare su Amazon per capire se fosse possibile approvviggionarsi a quella fonte.

Molte cose si trovano su siti online a prezzi di rene espiantato in rapporto al prezzo originario oppure a prezzo doppio causa “prezzo imposto”

Ieri sera sul tardi, avendo finito la cremina che stavo usando e non essendo soddisfatta di quella nuova, sono entrata in fissa con una crema della Borlind, all’urlo “LA VOGLIO”.

L’ho trovata e l’ho messa subito nel carrello.

Il secondo passaggio è stato Weleda e mi si è aperto tutta una videata dei loro prodotti a costi ridicoli rispetto all’Italia. Tipo il bagno di schiuma a 4 euro al posto di 13.
Ho trovato lo shampino che cercavo e l’ho messo nel carrello.

Poi ho cercato ArtDecò e anche lì si è aperto un mondo. Sbavando sulla confezione da 98 colori e la base “mineral” per il make up ho aggiunto nel carrello.

Ultima tappa Lavera, trovata cremina a metà prezzo di qualsiasi importatore italico, aggiunta nel carrello.

Morale:

– Amazon non spedisce tutti i prodotti usando lo stesso corriere per cui ti tocca comprare e poi, SORPRESA, scoprire dopo che non è detto che tutti possano arrivare in Italia. Di solito Murphy vuole che non ti possa spedire quelli che più vorresti
– Non tutte le cose che preso sono inviate attraverso lo stesso corriere. A me ne son toccati 3 corrieri diversi con 3 ipotetiche date di spedizione diverse e 3 costi aggiuntivi. Codeste-bravissime-persone han spedito tutti oggi e tutto assieme
– Essendo che solo alla fine sai se ti verrà spedita o meno la cosa, devi fare esercizi di “arrivo fino alla fine e poi torno indietro”

Morale:

– il conto senza spese era ridicolo
– il conto con le spese di spedizione ahem
– La Borlind non me la spediscono in Italia

Diciamo che sarebbe molto conveniente se si organizzassero dei gruppi di acquisto per cui il costo di spedizione diventa ininfluente. Rimane il fatto che, costo di spedizione o meno, sul globale ho speso di meno di quanto avrei speso sul patrio suolo

Adesso sono in attesa dei miei 98 diversi ombretti di ArtDecò e delle cazzabubulate varie.

Sono sicura siano già alla frontiera, il problema è la fase “territorio italiano” ossia “tempo non quantificabile”

Anna(e-le-scoperte-dello-eshopping)rella

Pubblicato il 1 giugno, 2011, in Diaristica, Realta', Tennologie con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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