Paese reale e referendum

Si fa un gran parlare di referendum sul nucleare come forza trainante per raggiungere il quorum domenica prossima.

Oggi ho scoperto che esiste un qualcosa di ancora più trainante, di qualcosa che va a toccare gli italiani in un punto delicato e a cui tengono molto: il portafoglio.

Il fatto trainante è che con la privatizzazione dell’acqua le tariffe potrebbero aumentare, tradotto in parole povere la privatizzazione implica maggiore uscita di soldi.

Bizzarramente dei due referendum sull’acqua si parla pochissimo. Molte polemiche sul nucleare, molte parole sul legittimo impedimento.

Ma il primo, paure post Giappone a parte, rimane ancora lontano da molti confuso com’è tra sensazionalismo, informazioni troppo complesse da decifrare e/o capire e diffidenza standard nei confronti di qualsiasi cosa abbia a che fare con l’ambientalismo.

Il legittimo impedimento, con la pesante valenza politica, è qualcosa di semplicemente troppo astratto, legato ad un tema che non ha mai impedito alla gente di votare per quella parte politica che l’ha fatto diventare legge.

Ma la paura di pagare di più, l’aumento delle tariffe sono un fatto concreto, sono qualcosa che si tocca con mano.

Qualcosa che può valere un quorum o meno, qualcosa che può portare gente sempre stata lontanissima dalla politica a mettere 4 SI domenica prossima.

Ed è anche il segno di quanto ormai sia lontana la sensibilità di chi fa propaganda od analisi dal paese reale.

Pubblicato il 5 giugno, 2011, in Italica, Politica, Riflessioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Pensa invece che io mi sto lamentando a gran voce perché, a quanto risulta a me, è proprio del legittimo impedimento che non si è parlato abbastanza.

    Vedi come cambia da persona a persona la percezione delle cose.
    Dei referendum sull’acqua ho sentito parlare parecchio e vista molta mobilitazione in giro – banchetti, volantinaggio, manifesti, anche su facebook ho visto un sacco di gruppi/pagine che vogliono spiegarti la qualunque in proposito.

    Invece sul legittimo impedimento non ho sentito praticamente niente. Non sarà una faccenda che impatta direttamente sulla vita della gente (come quella dell’acqua e del nucleare, per motivi diversi), ma è finalmente l’occasione per far sentire la nostra opinione sull’unica questione “ad personam” di cui si siano degnati di chiederci che ne pensiamo.

    Non è tanto una questione politica, come la vedo io, è più una questione morale. Ma poi, se anche fosse?

    E poi, secondo me, è proprio su questo quesito che stanno a cagarsi in mano (scusa il francese). Se venisse un bel SI’ dalla maggioranza dei votanti, sarebbe il colpo di grazia a tutte le chiacchiere su “la gente è con me”, “il volere degli elettori” e via cianciando.

    Per questo vorrei che se ne parlasse molto di più.

    • Anch’io vorrei che se ne parlasse di più ma in maniera più legata a “morale” .
      Oggi come oggi è quello passato abbastanza sotto silenzio ma anche quello che è più difficile da capire.

      E’ possibile passi se i Silvio’s fan vanno a votare e votino anche no ma il vero problema lo vedo nel quorum.
      Se vincessero anche i si ma i votanti sono sotto il 50% si sarà detto qualcosa di forte ma non sarà bastato😦
      Per quello benedico l’acqua e tutto il parlare perchè lo vedo come il mezzo per cui quel si possa avere valenza di voce collettiva e non di minoranza

  2. Proviamo al contrario. Perché il parlamento ha approvato la legge di cui si richiedere l’abrogazione? Per ragioni rigorosamente etiche? Al pari di tutte le altre nazioni che seguono gli ordini dell’OCSE & di simili organizzazioni neoliberiste? Umm…

    Che male c’è le se le motivazioni sono “solo” economiche? Non viene considerato questo il massimo della razionalità e della scientificità in contrapposizione alle scelte per ragioni morali, politiche, filosofiche o religiose?

    In ogni caso se andranno a votare almeno 25 milioni di persone ognuno avrà le proprie motivazioni, ma quelle di chi ha tradotto e ricopiato questa legge sembrano ben poco rivolte al mitico bene comune.

    • Non vedo la ragione economica come “male”, noto però che sempre meno la politica italiana parla di economia.
      A meno che si tratti del gioco populista de “Tagliamo le tasse” o quello da bilancio di “tagliamo le spese”

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