Non è solo Borghezio

White people are pretty conflicted about their culture.  On one hand, they are proud of the art, literature, and film produced by white culture.  But at the same time, they are very ashamed of all the bad things in white culture: the KKK, colonialism, slavery, Jim Crow laws, feudalism, and the treatment of native americans.
One way they can make up for it is becoming marginally acquainted with foreign cultures.
” (Stuff White People Like)

Mentre in Italia si svolge il solito show di petizioni, discussioni e carabattole varie legato alle parole di Borghezio, viene accuratamente evitata qualsiasi discussioni sensata su cosa ci sta dietro, su perchè quelle parole, uscite da un europarlamentare famoso per le sue posizioni estremistiche, non siano le sole uscite in questi anni (messer Uriel riporta alcuni esempi della cosa).

Ora, tralasciando il Borghezio o Gentilini di turno, cosa esce parlando in giro è che le posizioni di attacco ed astio verso una società multiculturale ed il diverso non sono solo limitate a pochi politici chiaramente identificabili.

Senza metterci tante allusioni a radici/medioevo/antani e pippi buffi, si può sentire gli stessi concetti dal parrucchiere, al mercato, in generale ovunque vi siano degli esseri umani. Umani non necessariamente italiani ma di sicuro spaventati dalla crisi economica e dalle incertezze economiche e politiche attraverso le quali stiamo passando.

Ciò non vuol dire che alcuno di loro imbraccerà un fucile e ammazzerà gente ma che quelle idee, quell’angoscia di base di fronte al cambiamento inevitabile e agli scenari in continuo cambiamento.

Cosa mi passa per la testa è che quell’angoscia e quella paura non sono per nulla ascoltate. Sono espresse e coniugate in toni più o meno estremistici ma mai affrontate in maniera che porti da qualche parte.
Nel politically correct imperante l’idea stessa è considerata “cattiva”, “sporca” provocando un corto circuito fatto di “impossibilità di esprimere”, “non-ascolto e condanna”, “incarognimento della posizione e delle situazioni”.

Sempre per la solita questione che fa figo parlare degli ultimi (*) ma i poveri puzzano as usual.

Eppure quei puzzolenti esseri che subiscono il cambiamento più che esserne parte, questi pezzenti che si scannano con l’immigrato per il medesimo posto di lavoro sono la parte debole di tutto lo scenario.
Attorno il solito circo di titoli ad effetto stile Libero o servizi televisivi terrificanti in stile “Studio Aperto”, scegliete voi la declinazione, il tema o che altro.

Questo in Italia, all’estero è meglio e se volete farvi un’idea affrontate “Stuff White People like” e la sua critica palese al fatto che il paradiso multiculturale è affare delle classi colte ed affluenti, non del white trash o dei puzzolenti ultimi.

In questi giorni è tutto un susseguirsi di pianti sul paradiso perduto norvegese, sulle meraviglie della loro integrazione e di quanto sia tutto figo nei paesi scandinavi e così oh-come-sono-integrati.

Molto white, rimane il fatto che il mio vicino di casa probabilmente non saprà neppure quali siano le idee di Breivik e di cosa stia parlando Borghezio ma sa benissimo esprimerle nei suoi termini.

Quelle idee, si tratti di “moriremo tutti islamici” o “i negri puzzano, richiedono risposte serie e di stampo politico. Risposte che non partano dal “brutto,  cattivo e puzzone” ma da un’analisi seria e delle risposte politiche mirate che tengano conto di tutte le condizioni e situazioni.

Ma forse son io sto vivendo nel paradiso utopico, leggendo troppa urban fantasy  e immaginandomi che questo possa esistere in questo paese qualcuno con la capacità politica di portare avanti questo genere di discorsi.

Detto ciò torno a leggere  Jim Butcher che mi sembra più realistico di cosa auspicherei sul piano politico (**).

(*) momenti in cui l’educazione cattolica esce fuori utilizzando determinati termini

(**) Per adesso più che petizioni, appelli e discussioni vedo poco.

Pubblicato il 27 luglio, 2011, in Italica, Politica, Realta', Riflessioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. ma da un’analisi seria e delle risposte politiche mirate che tengano conto di tutte le condizioni e situazioni.
    ——

    Non ne sarei sicuro. L’analisi di un problema richiede il problema. Ora, voglio dire: si puo’ sapere quale sia il problema?

    Metti che io voglia analizzare i danni dell’ islamizzazione dell’ Italia. Ok. Allora, posso vedere il danno? Posso vedere i costi? Posso capire quale sia il problema? Cioe’, se ci riferiamo al costo sociale dell’immigrazione possiamo discutere perche’ possiamo misurare la criminalita’, o il calo del costo del lavoro. Ok. Il problema materiale c’e’, ma non e’ legato all’islam, e’ lo stesso con qualsiasi immigrato.

    Ma se parliamo dell’ “islamizzazione”, cioe’ della diffusione di una serie di opinioni di origine religiosa, posso vedere il danno? Il costo? Ovvero: il problema che dovrei analizzare?

    Mettiti nei panni di un “analista” che dovrebbe produrre l’ “analisi seria” del problema: che diamine di dato analizzi?

    Uriel

  2. Faccio un esempio di “problema dell’islamizzazione”: qual’è il livello reale e fattuale e quello percepito ? E’ un problema reale o è una sorta di caverna di Platone fatta di ombre amplificate dai media ?

    Il mio dubbio è che sia il secondo ma, nella percezione di molti, è un rischio ed un fatto concreto.

    Io credo che a livello zero non ci si ponga tanto la questione religiosa quanto ci sia la percezione di un cambiamento di cui non si dispongono gli strumenti di misurazione e comprensione.

    E’ la questione dei mediatori culturali presso gli immigrati che analizzano un problema legato al modo di vivere del paese ospitante e ne cercano la soluzione.

    Io credo che l’analista dovrebbe agire da mediatore culturale tra chi vive il disagio dell’iterazione anche nel settore “semo italiani”

  3. Sempre che sia interessante per qualcuno ho ripescato il pezzo di Uriel da archive.org e l’ho ripubblicato su https://nientestronzate.wordpress.com/2011/07/27/norwegia-ii-ovvero-della-pessima-destra-italiana/

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