Omeopatia o la libertà di scegliere come si vuole

In questi giorni la blogosfera è piena di pregnanti e documentatissimi post sul tema dell’omeopatia.

Ora io, pur accogliendo in pieno l’appello di mr Fisk a supportare anche economicamente il blogzero nel caso vi fossero problemi legali, rimango sempre un po’ perplessa di fronte alle guerre sante di religione nel nome della prova scientifica.

Partiamo da un fatto: ho avuto a che fare con cicappini nella vita di tutti giorni e, tutte le volte che si finiva sui temi a loro cari, era sempre dibattito.

Tendenzialmente l’oggetto del dibattere era il seguente:

Cicapino: “Blah blah Sangue di San Gennaro e vecchietta”
Io: “A prescindere da tutto la vecchietta sarà ben libera di crederci ?”
Cicapino: “No, la vecchietta viene abusata nella sua credulità e mancanza di cultura scientifica”
Io: “E visto che la vecchietta è una poveraccia ignorante a cui qualcuno ha detto di credere in quello, tu che hai maggiore cultura intendi sostituirti dicendole di credere in quell’altro”

Seguiva dibattito punteggiato da concetti quali “prove scientifiche” e “sarà pur libera di pensare e credere cosa voglia?”

Ora la qui presente non pensa nulla dell’omeopatia, avendo dovuto prendere farmaci si è sempre rivolta alla medicina tradizionale salvo tisane varie(*).

Rimane il fatto che credo nella libertà di scelta e, in questo precipuo caso, nella libertà di cura.
Non dico nè sono in grado di asserire che l’omeopatia possa curare qualsiasi cosa, asserisco che se uno vuole usare medicinali di quel genere sono dei monumentali affari suoi, sta nel suo pieno diritto di farlo.

Esattamente come credo che debba essere nel pieno diritto di chiunque poter credere allo scioglimento del sangue di san Gennaro, alla teiera universale o al fatto di avere dna di drago. (**)

Invece, per qualche stravagante ragione, tutto il relativismo etico che viene applicato in altri campi scompare come neve al sole non appena si parla di campi ove la locuzione “prova scientifica” può essere utilizzata.

La “prova scientifica” diviene il dogma dell’oggi che sostituisce il dogma metafisico se diventa modo per definire e limitare il pensiero altrui.

La mia domanda di base è “chevvefrega?”, in base a quale principio etico uno può arrogarsi il diritto di decidere per l’altro?

Posso riconoscere le buone intenzione ma le buone intenzioni di “salvare l’altro” han portato alle crociate e a tutta una serie di eventi storici.
Non mi aspetto i roghi nel nome della scienza ma il taglio da preacher di alcune cose che leggo in giro non mi pare diverso da quello di alcuni preacher evangelici.

Al centro rimane sempre il problema etico della libertà di scelta e di pensiero dell’essere umano.

E lasciate stare le vecchiette.

(*) O miele balsamico.
(**) anni fa scoprii in giro un articolo in cui uno, che pensava di essere mezzo elfo, voleva dedicarsi alla conversione dei mezzi draghi. Io risi molto ma rimane il fatto che è essenzialmente deve poter essere libero di farlo senza rotture di palle.

Pubblicato il 6 agosto, 2011 su Realta', Riflessioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 15 commenti.

  1. è uno spunto interessante il tuo, mi chiedo se questa libertà va estesa anche ai genitori quando decidono come curare i loro figli.

    • Il limite credo sia il danno che si può provocare. Faccio l’esempio dei vaccini: ognuno a libertà di scelta ma devi tenere presente che può essere che tuo figlio si becchi una serie di malattie poco simpatiche e ciò è dannoso per lui, non per te.
      Stessa cosa per diete vegetariane o vegan: tu mangia cosa vuoi ma ricordati che tuo figlio ha bisogno di una serie di alimenti bilanciati.

      Diciamo che la posizione che chiamerei in causa è “buon senso”, solo che in questi settori il buon senso è accuratamente evitato

  2. In effeti il “chevvefrega” si potrebbe applicare al fatto che placebo/rimedi inutili come l’omeopatia possano portare a serie conseguenze chi le adotta.

    Non sono pochi i casi di gente morta perché si non curava con l’acqua o l’olio di serpente o quello che è.

    Il diritto di scelta è intoccabile e nessuno può obbligarti a scegliere o evitare una cura (comprese quelle della medicina vera e propria), però questa posizione di principio deve convivere con una realtà concreta: per fare una scelta bisogna avere le informazioni sufficienti, altrimenti non è una scelta.

    Chi sceglie l’omoepatia probabilmente non ha idea nemmeno elementare della chimica, altrimenti non la sceglierebbe proprio. E, se tu hai dei genitori con la figlia diabetica che non la curano perché qualche santone gli ha detto di non farlo e poi la figlia muore a nemmeno 18 anni, hai voglia ad invocare il principio della libertà di scelta.

    Detto questo, quelli del CICAP dovrebbero fare informazione e fare in modo che questa circoli. Invece se ne stanno tra di loro a prendere in giro quelli che credono alle boiate.

  3. La mia domanda di base è “chevvefrega?”

    il dono della ultra sintesi e del motto di spirito, ti voglio bene🙂

  4. Tommy, nel caso che indichi, il problema mi pare allargato a tutte le medicine alternative più che al singolo caso dell’omeopatia.

    In ogni caso siano ambiti in cui si incontrano disinformazione, volontà del singolo e squali che sulla volontà del singolo ci marciano.

    Negli anni scorsi ci son stati casi ben peggiori di disinformazione e ideologizzazione della medicina: prendiamo il caso “HIV non è l’AIDS” o la campagna contro i vaccini.

    Eppure io non leggo lo stesso fervore nel dire che non vaccinare è una pericolosa vaccata rispetto all’impegno messo nel discutere di omeopatia, ambito in cui di solito si curano i raffreddori e il mal di pancia.

    Non sono d’accordo che chi sceglie in quell’ambito sia necessariamente un bestione ignorante: il giro del fumo dei costi è troppo alto perchè se lo possa permettere il muratore precario.
    Questi sono temi che di solito sono molto amati da chi invece ha un alto livello culturale e tutto uno stile di vita ad esso collegato.
    Se pensa che curare la figlia con acqua e placebo sia utile non penso lo faccia perchè è una zappa in materia quanto perchè vi è tutto un giro ideologico che lo porta a vedere il farmaco chimico come negativo, dannoso, inutile.

    Il problema, almeno secondo me, è che quando vai a mettere in discussione anche solo pezzo di libertà di scelta rischi pericolosamente di mettere in discussione anche il resto.

    Io non sono pro-medicine alternative ma penso che il discorso, soprattutto visto il tipo di persone in gioco, non sia legato a dimostrazioni chimiche ma a preclusioni ideologiche.

    E tutte le pubblicazioni scientifiche a quel punto possono veramente far poco

  5. La blogger si scusa ma non c’è fino a domenica sera. Ulteriori commenti avranno risposta dopo il suo ritorno a casa

  6. proverei a mwtterla così: la vecchina e il boirondipendente hanno il diritto di far ciò che loro aggrada, purché non pretendano di farsi pagare gli zuccherini dalla mutua. se uno si vuole ammazzare non sarò certo io a impedirglielo: del resto fumo. Del pari il cicapparo ha dirutto di confutare senza subire minacce.

    • Pienamente e totalmente d’accordo con le messer Fisk!

    • Aggiungo a quanto detto da mfisk che l’unico altro limite è il non fare del male a chi non può decidere, come nel citato caso della ragazza morta di diabete perché il santone di turno le ha sospeso l’insulina. Per il resto, pur avendo in simpatia il CICAP, pur avendo ben chiara la nozione di numero di Avogadro, concordo con la libertà di scelta. Basta che non debba pagare questo diritto degli altri di tasca mia.

      • Questo vale in qualsiasi caso e dovrebbe essere il limite inderogabile. Ma è un limite che fa parte dell’etica e del buon senso prima ancora di qualsiasi altra cosa

      • Tirare in ballo il numero di Avogadro in questi casi è come dire che la tempratura è una cazzata perchè non altera la composizione chimica. Ed ovviamente chi ne parla si vanta di essere “scientifico”… si, come no.
        Ricordo che la vostra “scienza” per decenni ha usato sulle donne farmaci sviluppati solo sugli uomini, con danni tuttora non calcolati. E che i test statistici usati negli studi clinici NON provano affatto che una sostanza funzioni, ED usano assunti quantomeno discutibili. La medicina NON è una scienza, il fatto che in questi dibattiti invece si sostenga il contrario è solo dimostrazione di cialtroneria.
        Che gli omeopatisti causino più danni dei cicappiani è tutto da provare (anche se vabè, sui casi eclatanti citati ovviamente non si può essere daccordo con i genitori sciroccati, però è proprio la strumentalizzazione di questi casi per dettar legge in contesti diversi che mi irrita). Diciamo che il giappone ringrazia tutti i cicappiani&c che dicevano quanto le centrali fossero “scientificamente” sicurissime eh: se ci fosse stata meno aria fritta avremmo semmai avuto degli standard di sicurezza più elevati.

        Pienamente daccordo con Annarella, se si comincia colle imposizioni non c’è garanzia che restino limitate ai casi “incontrovertibili”, mancando un garante universale dell’incontrovertibilità.

  7. Ciao, è la prima volta che commento. Parto da una tua frase (6 agosto, 3:13):

    “Se pensa che curare la figlia con acqua e placebo sia utile non penso lo faccia perchè è una zappa in materia quanto perchè vi è tutto un giro ideologico che lo porta a vedere il farmaco chimico come negativo, dannoso, inutile”

    No, mi dispiace, quando si tratta di curare una malattia l’ ideologia va a farsi friggere e le prove scientifiche DEVONO essere l’ unico metro di misura. E se uno vede un farmaco come qualcosa di negativo-dannoso-inutile nella migliore delle ipotesi è un ignorante (nella peggiore è un deficiente). Saluti!

    • @Voodo: posso essere d’accordo per quanto riguarda me. Rimane il fatto che la scelta è ideologica in quel caso e non c’è prova che tenga.

      E’ la stessa medesima ragione per cui vi sono persone che non fanno vaccinare i figli per paura dell’autismo. Possono esserci tomi che provano che è una palla allucinante ma non toglie che non gli fai cambiare idea.
      Possiamo definirli con qualsiasi termine ma ciò non toglie che è come nel mitico detto “non insegnare a cantare ad un maiale, sprechi tempi e fai incazzare il maiale”

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