Galles e gallesi

La prima impressione a pelle del Galles è stata di pensare a quanto mi ricordasse l’Irlanda di 20 anni, prima del miracolo e di tutti i cambiamenti.
Cardiff è una città stranissima, divisa tra un passato recente e un futuro che non si sa ancora cosa sarà. Piena di vita, di tracce del passato e costruzioni che parlano del millennio in corso.
Tra l’industria mineraria e quello che sarà.
Una città ove puoi ancora vedere le arcade, le bellissime gallerie di negozi di fine 800, e il centro commerciale modernissimo.
Una città dove puoi ancora trovare il piccolo commercio, stranissimo per le città inglesi, a fianco delle catene di negozi.
Una città dove chiudono il centro per la partita della nazionale di rugby e per un giorno è tutto un brulicare di persone che festeggiano nelle strade, cori e gruppi che cantano e ridono.
Una città che ha attorno boschi e giardini verdissimi, con colline meravigliose a poco più di mezz’ora di autobus.
Qualcosa che avevi sempre sentito descrivere come industriale, grigia e brutta e che scopri essere un posto delizioso, pieno di verde e di vita (*)

Le altre città, per quanto vicine, sembrano fare ognuna caso a se. Personalmente sono stata molto colpita da Carmarthen. Non perchè sia eccezionalmente bella ma perchè, guardandola con gli occhi della memoria, mi sovviene un’atmosfera da film inglese anni ’50 e una luce stranissima.

E poi le montagne coperte di erica viola, le foreste cupe e foltissime, le colline verdi e le maree di pecore, mucche e cavalli nei campi che vedevi passando.

E il mare. Quello spettacolo della bassa marea, con il mare che diventa argenteo sotto il sole e lo stridio dei gabbiani (**) al punto da farti venire in mente quel pezzo di Tolkien ove dice “Beware of the Sea! If thou hearest the cry of the gull on the shore, Thy heart shall then rest in the forest no more.”
Perchè ti rimangono negli occhi e nella testa il vento ed il silenzio rotti solo dalle grida dei gabbiani.

Girando un po’ l’iniziale memoria di Irlanda svanisce perchè inizi a renderti conto delle differenze. Differenze sia storiche, qui meno monaci e guerre contro gli inglese, sia di paesaggio e ambiente.
I gallesi sono anche loro orgogliosissimi della loro storia e cultura al punto che in centro a Cardiff ci son due cerchi di pietre stile Stonehenge a memoria del Gorsedd (***) e in ogni angolo ci sono memorie di miniere, castelli e rovine ma non hanno le ferite storiche degli irlandesi.
Sono indipendentisti, orgoliosi del loro paese ma senza eccessi.E sono vivi, gentilissimi, disponibili e caciaroni.
Hanno ferite e memorie diverse legate soprattutto a quello che è stato l’inferno della vita nelle miniere. Qualcosa documentato, diventato storia che sopravvive nelle memorie dei padri e nei musei.
Al National Waterfront di Cardiff vi sono le foto e le testimonianze storiche ed è strano pensare che ancora trent’anni fa vi fosse ancora gente che faceva quel mestiere durissimo.

La cosa più strana, per me perlomeno, è stata la presenza di pochissimi turisti stranieri. Molti inglesi, molti locali ma pochi provenienti dall’estero.
Forse domani questo sarà il paese dove si andrà come ora si va in massa in Irlanda.

Un po’ lo spero per loro, un po’ vorrei non fosse per la meraviglia che è adesso.

Con le arcade, le cittadine che sembrano uscite da un quadro, le colline verdi e le spiagge lunghissime e deserte.

Quello che adesso è memoria.
(*) Swansea è un altro paio di maniche. Dylan Thomas, che ci era nato la definiva, “Ugly, lovely home town” e io sull’ugly sono pienamente d’accordo
(**) Sembra retorico e banale ma è proprio così e non saprei dirlo in altro modo.
(***) Letta a proposito del fondatore del Gorsedd, il ritrovo annuali di bardi e druidi: “usava laudano e ciò può averlo portato ad avere l’idea”. ‘fettivamente è un po’ strano per noi pensare ad un evento con druidi e circoli di pietre sacri

Pubblicato il 25 agosto, 2011, in Realta', Riflessioni, Viaggi con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. L’atmosfera di Cardiff si spiega col fatto che è sovrapposta a una frattura nello spazio-tempo (questa la capiranno in tre).

  2. Non sono nei tre😦 Però, considerato com’è la città, non stento a crederlo

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