Come dar ragione a Bauman nel giro di un post e 122 commenti

[questo post appartiene alla categoria “cotonati pipponi”, è talmente cotonato che sembra anche avere un po’ di permanente]

Uno dei tweet che ho visto più riproposti stasera dice questo:

#Bauman si ostina a spiegarci la sua idea di social network non usandoli e pensando la Rete come un mondo a parte #FdM #residuidel900

Ora, tralasciando che Bauman ha 80 anni e penso viva benissimo anche senza usare Facebook,  lasciando anche stare i discorsi su “digital divide” ed il fatto che 3/4 dell’umanità non abbia accesso ad internet, io sono profondamente convinta che la rete sia “un mondo a parte”, qualcosa con dinamiche particolari e deliri abbastanza diversi da quello che è il vivere nel mondo che ci circonda.

Il mondo “reale” e le sue modalità di relazione, dialogo e concretezza continuano ad essere altro, qualcosa di distante e differente. Il mondo reale è quello del concreto, dell’altro che ti sta davanti nella sua interezza fisica e mentale.

E’ un mondo in cui non vi sono parole scritte ma gesti, suoni e immagini. Altro di base ed altro nei comportamenti e nelle modalità di muoversi.

Questa sarebbe la parte cotonata.

Perchè poi ti capita di leggere una cosa tipo questo scambio di opinioni (*) lungo 122 commenti e ti pare che Bauman ha ragione, fa benissimo a non mettersi ad analizzare deliri e allucinazioni della rete.

Perchè ditemi voi dove, se non in rete, si è mai visto gente scontrarsi per un pomeriggio intero sul fatto di conoscere o meno Bernard-Henry Levy.
Forse in qualche romanzo francese, tipo “I Samurai” della Kristeva, dove passano tre quarti del tempo a parlarsi addosso e a discutere di massimi sistemi mentre tutti si dan da fare con tutti.

Forse lì. Ma dubito che il mondo degli intellettuali parigini possa essere considerato come “mondo reale” e non debba essere considerato “ambito a parte”.

Ed è questo credo il grande dramma della rete italiana: l’essere mondo a parte diviso tra business, discussioni sui massimi sistemi filosofici/politici/informatici e cotonati pipponi (con una certa preponderanza del terzo punto sul secondo).

Fuori dalla parte più visibile e più classicamente 2.0 rimane poco. Rimangono il variopinto mondo di Facebook con il suo essere profondamente simile a un diario delle medie condiviso con altri e singoli che si tengono ben fuori dalle dinamiche del delirio.

La perfetta dimostrazione che Baumann ha ragione (**).

Nel caso poi qualcuno avesse bisogno di idee per flame potrei suggerire “Deleuze e Guattarì: Anti-Edipo ovvero di reale ed artifizio”, “Alain de Benoist, chi è costui?”, “Perchè Wikipedia cita Franco Califano tra le sorgenti della voce sulla seduzione e non Baudrillard”

(*) In realtà è un flame al limite del delirio ma la mia parte torinese ama esprimersi con understatement
(**) Credo che la blogosfera italiana abbia con lui un perverso rapporto di amore-odio. Un po’ come con quei nonni che vorresti di facessero i complimenti ed invece ti tirano giù osservazioni feroci e, ahimè, tragicamente vere.

Pubblicato il 5 settembre, 2011, in Blogging, Cazzeggiando con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Capisco il dispendio di energie in pipponi, ma proprio dietro a uno scemo integrale come Henry-Levy devono andare?

  2. Credo che la divisione tra reale e virtuale sia una cosa tipica di chi e’ nato quando c’era solo il mondo che chiami “reale” e poi ci si e’ trovati internet. Cosi’, quando dici “mondo reale” intendi “l’unico che c’era quando sono nato” e per mondo ‘virtuale” intendi “quello che e’ arrivato dopo”. Se osservi i piu’ giovani, pero’, ti accorgerai che loro hanno SEMPRE avuto internet a disposizione. In questo senso, cioe’, internet fa parte del mondo reale perche’ faceva parte del pacchetto, e da sempre. Per chi l’ha visto arrivare in aggiunta al mondo di prima e’ “virtuale” e possiamo distinguerlo dal resto. Ma per chi e’ nato col mondo che contiene gia’ internet, e’ tutto un pacchetto unico.

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