L’Italia negli occhi ammerigani

In questi giorni, girando per blog americani, mi è successo spesso di imbattermi in post dove si parlava di Italia in relazione al caso Knox.
A me del caso Knox frega veramente poco, direi zero, ma è stato interessante il viaggio nella panza dell’America profonda.
Non metto link perchè non ho voglia di fare ricerche, posso solo dire che sono andata di unsubscribe che era una meraviglia.

Ora, se debbo essere onesta, penso che abbian fatto più danni le giornaliste sensazionaliste con i vari instant book di quanto possa farne Berly al massimo della forma.
Prima cosa che appariva era la massa di sublimi vaccate che un’americana in caccia di sensazionalismo può tirar fuori.
Enormi, mostruose capperate che non stavano nè in cielo nè in terra e ti ammazzavano in un solo istante l’immagine del giornalismo d’inchiesta americano nata dalla visione di tanti film.

Ora può essere che io avessi sottoscritto blog dove scrivevan cretini particolarmente dotati, ma la cosa più impressionante era come non tentassero neppure di capire o di discutere. Cosa era stato scritto era oro colato, da prendere senza applicare il minimo raziocinio.

Ricordo solo la più ilare e divertente delle stupidaggini lette per cui, tentando un amerigano di spiegare cosa fosse Ognissanti, usciva fuori che era non solo un giorno in cui tutti gli italiani andavano al cimitero ma anche giorno da grandi pranzi elaborati.
Colgo l’occasione per lamentarmi dei miei che al cimitero mi han sempre fatta andare ma di “grande pranzo elaborato” non se ne parla.

Ora stiamo parlando di stupidaggini, di sentito dire spacciati per notizie confermate.
Cosa mi colpiva era che, pur avendo davanti interlocutori con un certo livello culturale, non c’era il minimo pensiero critico.
Se la giornalista era stata in Italia ed aveva avuto qualche misterioso interlocutore, quello che aveva scritto doveva per forza di cose essere vero.

Il secondo punto era che non poteva essere colpa di un errore giudiziario, doveva essere colpa di un’intera nazione.
Credo di avere risposto da qualche parte che la lezione morale sulla giustizia da chi aveva tirato fuori il Patriot Act mi pareva un po’ fuori luogo. Perchè se io mi trovavo sotto accusa per un eventuale errore giudiziario, mi sentivo pienamente autorizzata a mettere sotto accusa qualsiasi americano per il waterboarding e Guantamano.

Il terzo punto era la paura dell’immagine dell’americano nel mondo. Posso capire che vi sia stato un trauma dopo il 9/11, posso capire che scoprire che non sei più parte del centro del mondo possa essere traumatizzante.
Non capisco però la paranoia da “tutti ci odiano”
Certo che se vai a scrivere che gli italiani sono tutti dei deficienti, può arrivarti una risposta non colma di amore fraterno.

Ma il problema rimane sempre il singolo, non una nazione intera.

L’ultimo punto, non necessariamente legato all’Italia, era il senso di chock nello scoprire che anche un americano può essere sottoposto a giustizia all’estero.
Come se qualsiasi altro stato non fosse degno di applicare le sue leggi e fossimo ancora ai tempi del cittadino romano con tutti i suoi diritti speciali

E’ stato un salutare viaggio nell’ignoranza, nel razzismo e nell’arroganza. Salutare scoprire che per una parte di America tu non sei degna di parlare del tuo paese se un loro connazionale dice il contrario, salutare scoprire che le dinamiche leghiste possano essere applicate anche altrove.
E ancora più salutare scoprire che questo può farlo anche l’intellettuale niuiorchese e non la casalingua del Midwest.

Un grosso debunking di miti e idee.

Pubblicato il 3 ottobre, 2011, in Blogging, Italica, Realta', Riflessioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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