Quei bravi ragazzi (di occupanti,memorie e poesia)

Stasera guardavo l’Infedele e c’eran dei ragazzi che parlavano. Ragazzi che stavano facendo un sit-in.

Bravi ragazzi, bravissimi. Teneri quasi, di sicuro idealisti e di sicuro un po’ confusi. Ero indecisa se la memoria mi riportasse ad un cerchio di lupetti impegnati a parlare della pace nel mondo o ad un cerchio di 13nni impegnati a discutere del progetto di crescita.

Bravi ragazzi insomma, ragazzi che parevano avere come motto non dichiarato “Lasciare il mondo un po’ migliore di come lo hai trovato”.

Baden Powell sarà anche stato un rivoluzionario per tante cose, di sicuro è fondamentale per capire alcune dinamiche del mondo anglosassone.

Ma è altrettanto sicuro che non aveva alcuna intenzione di diventare ispirazione per alcunchè di rivoluzionario sul piano sociale.

Se guardo il tutto dall’alto dei miei anni quello che ho sentito è un caotico guazzabuglio di istanze ecologiste, asserzioni sui massimi sistemi e slogan. Esattamente quello che ci mi aspetterei da qualcuno che abbia 20 anni e si spera ed auspica che abbia ancora sogni, casini ed entusiasmi.

Un po’ più problematico se a tirarlo fuori fosse uno di 40 quando ci si aspetta che la visione del mondo sia più adulta, più disincantata, meno orientata al “cambiamo il mondo” (*).

Non ho idea di cosa si potrà evolvere dal guazzabuglio e dal caos d’idee. Forse qualcosa di nuovo o forse qualcosa di vecchio.

Oggi come oggi non saprei e dubito di avere risposte a breve.

Cosa invece ho trovato è una poesia di D.A. Dowell che mi è piaciuta moltissimo. E dice

Give up your sleepless nights the man on T.V. said. Talking to me.
Like, how did he know?

I could have dozed through half a dozen shows and all the ads.
Even commercial noise

might have eventually been absorbed into my dreams.
It might have become my dreams.

But it’s hard for me to lie still (lay still?) while I am getting fucked.
Sorry.

It’s late and you been at me all night and I hadn’t risen from it.
I was tired.

I’m even more tired.

But now I’m up.

E, onestamente, mi pare una cosa bellissima che la poesia possa parlare di vita e del sonno in cui questo paese sembra vivere in permanenza.
Un sonno agitato, confuso, pieno di incubi e sogni convulsi, quasi febbrile. Ma pur sempre sonno.

Anche se, da quel che vedo, siamo stanchi, decisamente stanchi ma non siamo ancora in piedi.

(*) Ho però il dubbio che lo smettere di sognare di cambiare il mondo più che di maturità sia segno di sclerosi mentale.Va bene il realismo e tutto ma quel guizzo d’utopia e sogno aiuta anche a vivere meglio.

 

Pubblicato il 17 ottobre, 2011, in Italica, Politica, Realta', Riflessioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Fortuna che poi hai asteriscato, cominciavo a preoccuparmi🙂

  2. Uh, proprio noi (intendo chiunque abbia almeno 15 anni) che abbiamo visto il mondo cambiare tantissimo poi troviamo strano che qualcuno lo voglia ulteriormente modificare??
    Sarei davvero stupito di vedere che un economia pensata per essere non-ciclica dura indefinitamente!

    Io non ho visto solo la fine della guerra fredda ma anche il sorgere del mondo 2.0 e probabilmente (se non mi va di traverso il caffé) faccio ancora in tempo a vedere la fine del neoliberismo! (forse perché si suicida in un eccesso di stupidità, ma comunque…)

  3. @Quartz L’asterisco è la chiave magica che spiega🙂

    @Bubbo: diciamo che, su un piano politico-sociale, arriviamo da una grande epoca di stasi. Tanti blah blah ma è dall’epoca Reagan-Thatcher che il liberismo impazza. Non mi stupisco del cambiamento, spero solo che sia “reale” e non solo una serie di belle affermazioni, begli scritti (OccupyWriter pubblica dei gran pezzi), tanto fumo e poco arrosto

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