Un paese pieno d’odio

La prima eredità del berlusconismo ce l’abbiamo sotto gli occhi tutti: caduto il mantello che copriva idee e visioni del mondo ben diverse, esce un’immagine del paese piuttosto angosciante.

In un certo senso siamo come l’Iraq dopo la caduta di Saddam: se fino a quel momento era stato tutto seppellito sotto la questione “dittatura”, oggi escono fuori i conflitti tenuti seppelliti per 20 anni.

La prima visione che mi è capitato di incontrare è “This is Sparta” ossia discorsi e opinioni da brivido sulla solidarietà sociale. Tirare in ballo il “pasto gratis” perchè in natura o economia non esiste vuol dire proporre un paese modello “Tea party”, distruzione dello stato sociale e indurre l’interlocutore a chiedersi se il sostenitore dell’idea pensi di vivere di godere di eterna giovinezza senza alcun problema o, più semplicemente, rientri nella categoria “a me non può succedere”.
Non ho idea.
Leggendo certe concioni mi son chiesta che cosa pensassero di supporto agli handicappati, pensioni d’invalidità o altro.
Perchè mi è chiaro che l’animale ferito rischia di morire in natura ma mi è altrettanto chiaro che tendiamo a riconoscerci superiori agli animali e a pensare che abbiamo sviluppato modelli di società un pelino superiori a quelli di Sparta.
Sentire poi i social-sarcazzo parlare di inesistenza della gratuità mi fa un pelino ridere visto che da anni è tutto un cianciare di “condivisione”, “crowd-sourcing” per non parlare di libri quali “Free”.

Ma in un paese pieno di odio, teso a difendere il proprio particolare interesse e dove la “collettività” se va bene è la propria tribù/famiglia è difficile che si possa pensare a un interesse comune, ad un paese dove possano esistere logiche di ridistribuzione sociale.

Leggere di anziani considerati fancazzisti che si ammalano pure pesando sulle finanze statali provoca in me un certo qual senso di nausea non differente da quello provato di fronte a certe roboanti sparate leghiste o berlusconiane.
Se uno avesso osato scrivere le stesse cose sostituendo il termine “anziani” con “extracomunitari” o qualsiasi altra categoria si sarebbero alzate bordate d’indignazione simili a quelle alzate per i leghisti.
Non rientrando nelle sante Categorie Protette dal Politically Correct, tutto è possibile.

A fianco abbiamo i sempiterni temi dell’anticlericalismo, vedi il Malvino di oggi, destra vs sinistra, il vicino di casa e tutto quanto fa spettacolo e serve a mostrare quanto sia diviso e pieno di astio questo paese.

E di fronte al caos economico sembra apparire un caos etico e sociale.
Un paese diviso, frantumato, ripiegato sull’interesse singolo.

E questo si mi pare la più grossa eredità del berlusconismo: avere massacrato qualsiasi senso di appartenenza e solidarietà, riducendo tutto all’interesse personale mentre i toni eran quelli di lotta e divisione perenne.

Prima ancora del disastro economico questo ci ha lasciato: un paese pieno di odio.

Pubblicato il 9 dicembre, 2011 su Fuffa 2.0, Italica, Politica, Realta', Riflessioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Secondo me i toni sono sempre stati da divisione e lotta “contro l’altro” perchè la mente umana è proprio fatta così, lo racconta bene l’ultima strofa di Story of Isaac di L.Cohen.

    Appellarsi all’odio costa meno fatica e rende di più nel breve periodo. Ed è anche un segno di decadenza, dato che lascia macerie morali ed intellettuali dove prima esistevano costruzioni di civiltà.

    Ma tant’è, abbiamo avuto per anni una parte di magistratura che desiderava il colpo di scena per apparire, cercandolo spesso sempre più in alto, fino ad arrivare al conflitto istituzionale. Ed un lato dello schieramento politico che seguiva e supportava simili tesi mentre coltivava il proprio orticello di piantine d’odio. Senza dimenticare di gettare qualche seme anche contro il clero, che pure con tutti i suoi difetti ed i suoi lussi funge anche da collante e lubrificante sociale.

    In definitiva il nano pelato è stato un bel bersaglio, bello grosso. Adesso che la fionda caricata per anni ha buttato giù dal palco il bersaglio il gioco di avere un braccio da granchio violinista per tenderla si rivela stupido, ma tornare ad un equilibrio e rimuovere quelle macerie richiederà tanto, tanto lavoro. E non ho ancora visto nessuno farsi avanti colle maniche rimboccate (no, Bersani non conta…).

  2. In pratica ti stai lamentando della “cultura dell’odio”, e nello stesso post la attribuisci all’eredita’ di una persona.

    Non ci trovi nessun errore logico?

    • Non all’eredità di una persona ma di un ben determinato periodo storico che viene chiamato “berlusconismo”. I toni esaltati e tutto il resto fan parte di quell’eredità.
      Esattamente come i toni Tav/NoTav fan parte dell’eredità anni ’70.
      Poi uno può tirar fuori bruttezza a prescindere ma è dell’eredità di quel periodo storico che si parla

  3. Sono stati lentamente erosi gli ultimi rimasugli di quelle che si potevano chiamare solidarietà o anche solo empatia, e senza le riserve etiche, morali e sociali che facevano da cuscinetto (mi spiace dirlo, ma pure il cattolicesimo giocava un ruolo), ciò che è rimasto è solo bieco familismo e individualismo (tratti da sempre italiani, aggiungerei: è solo che, tolto il tappo, il liquame esce).

    Possiamo dare la colpa a vent’anni di berlusconismo, a quarant’anni di edonismo, all’alienazione causata dai media, ma credo soprattutto che per venirne fuori -se mai ne usciremo- ci vorrà del tempo. La crisi sarà discriminante in tutto ciò: o si capirà di esser tutti nella stessa barca, o ci salteremo allegramente alle rispettive giugulari in breve tempo.

    Non sono troppo ottimista.

  4. Ci sono due elementi centrali di questo post che non mi convincono.
    Primo la categoria “berlusconismo” che trovo decisamente debole. Chi è berlusconista? Esiste una ideologia berlusconista? e chi l’ha formulata? c’è una sinistra berlusconista? Non so, mi sembra un troppo facile capro espiatorio. E chiudo qui per non fare un commento fiume, ché non è fine.
    Numero due. Il collegare un po’ acriticamente il familismo e la mancanza del senso dello stato a tutto ciò che di negativo c’è in Italia. In nord europa non è così raro sentire anche da parte di polici discorsi del tipo: dobbiamo alzare l’età pensionabile perché la gente vive più a lungo e noi/lo stato/la società non possiamo permetterci di mantere un pensionato per 20 anni. Ecco al di là del tono più civile (?) non è in fondo lo stesso argomento degli anziani fancazzisti?

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