Signora mia e il positivismo d’antan (di radical chic e Corriere)

Leggevo oggi sul Corriere l’articolo riguardante la crisi di un certo modello di “radical-chic”.

Ora, utilizzando il modello “signora mia” dell’articolo, ci sarebbe da chiedersi perchè il Corriere identifichi il radical-chic con una parte politica e soprattutto perchè identifichi certe battaglie necessariamente con l’antimodernismo.

Ero convinta che il positivismo e la convinzione che il progresso dovessero essere sempre positivi fosse qualcosa di fine ‘800, esagerando inizio ‘900.

Invece no, arriva il primo quotidiano italiano e, ZAK, improvvisamente scopri che le battaglie d’avanguardia sono invece “conservatorismo”, mancando poco che si evochi il congresso di Vienna.

Ora Tom Wolfe aveva ben chiaro cosa stesse scrivendo e, buon uomo, ignorava che un giorno il suo testo di presa per i fondelli delle signore bene che lancivano party per le Pantere Nere sarebbe diventato il testo prediletto di alcuni radical-chic (*).
Cosa Tom Wolfe non faceva era mettersi a discutere di cause, il suo obiettivo era le persone ma, se ricordo bene il testo, non si metteva a discettare se le Black Panther fossero o meno di avanguardia, retroguardia o 4 ruote motrici.

Cosa che invece l’articolista fa.

Il punto che sembra sfuggirle, al di là della facile ironia, è che la necessità di ripensare modelli di crescita e progresso è invece un fatto assolutamente naturale se ragioni per cicli e non per modello positivista di progresso continuo.

A me stanno abbastanza sulle scatole i radical-chic, quasi quanto centrosocialati e notav, ma ciò non vuol dire che la necessità di riflessione e revisione di modelli debba essere per forza qualcosa di “fighetto-chic”.
Questo è il nucleo dell’articolo.

Che la scomparsa di Berlusconi dalla scena lasciasse un vuoto di “nemico da detestare” lo si sapeva.
Che si arrivi al paradosso di sostenere che la ricchezza torna ad essere esibile è invece sufficientemente ridicolo visto che in Italia non mi pare che si brilli per understatement. (**)

Cosa invece pare chiaro, stante anche altri articoli letti sul Corriere, è il che il giornale più letto dalla borghesia italiana sta ritornando su serene e tranquille posizioni di centro.

Un altro indizio che si sta tornando ad una situazione normale.

Rimane però il fatto che i radical-chic descritti non eran di sicuro l’alta borghesia ma una certa media borghesia intellettuale o para-intellettuale che è abbastanza facile incontrare nei giri dei social network.

E anche questo alla giornalista pare essere sfuggito. O, più probabilmente, perchè un radical chic vero non l’ha mai incontrato.

(*) Non so se ciò sia più paradossale o ironico.
(**) L’autrice pare ignorare che la non esibizione è sempre stata sintomo di signorilità non di radical-chicchesimo.

Pubblicato il 18 marzo, 2012, in Cazzeggiando, Italica, Realta', Riflessioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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