Paese reale e politica

L’immagine inserita sopra sta girando su Facebook. E’ un pezzo di paese reale, ha il linguaggio del paese reale e chiede qualcosa di concreto.
Il paese reale è strano, non è sofisticate analisi poltiiche ma esprime cose di pancia, un po’ qualunquistiche ma non per questo meno vere.

Esprime inquietudine, rabbia.
Dice che mai come ora il divario tra la classe di governo ed i cittadini è stato così ampio.

Da una parte sacrifici, nuove tasse, cambiamenti che inquietano.
Dall’altra imperiosi richiami stile “o così o ci portiamo via il pallone” e notizie di utilizzo di fondi pubblici per questioni privatissime.

Ho seguito la serata Lega mercoledì. La Lega, il partito che era nato parlando di “Roma Ladrona”, quello che più parlava alla pancia della gente.
Ben più di Grillo e dei suoi proclami da tribuno e il vuoto attorno al buco.

La Lega ha toppato su un tema che oggi è caro a molti. La parola IMU mette i brividi, fa paura anche solo vedere quanto potrebbero essere le cifre.

Il paese reale rumoreggia, chiede, percepisce l’aumento della povertà ed i drammi che attorno ad essa stan nascendo.
La risposta, da qualsiasi parte, è il silenzio.
Oppure gli aut aut della signora Fornero che avrà anche tante doti ma ha lo stile della madama torinese quando valle riunioni di condominio (*)

Non ho idea se questa inquietudine, questo distacco porteranno qualcosa di nuovo e migliore.
Di sicuro non è facendo i discorsi sulla figaggine dei Piraten che s’inventa una politica nuova. Da quelle parti, mi sa, al massimo s’inventa il nuovo buco col nulla attorno.

E sullo sfondo di tutto questo c’è un enorme problema: che il paese reale molto spesso non è migliore dei politici che attacca.
Abbiamo una classe politica che rappresenta perfettamente il paese in cui viviamo.

Difficile aspettarsi la cartarsi perchè dovrebbe essere una catarsi nazionali, una metanoia o convrsione in italiano corrente. che investa paese reale, radical chic e classi dirigenti (**)

Non auspico la Tebaide, auspico solo un paese normale dove un politico, come è successo, non arriva ed impone l’amichetto come consigliori a 60 k euro l’anno.
E non stiamo parlando di gente “politica”, stiamo parlando di gente che arrivava dalla cosidetta società civile e tutta la retorica che viene appiccicata alle facce nuove.

Se vogliamo cambiare la classe politica dobbiamo pensare ad un cambiamento di mentalità diffuso, al cominciare a pensare in maniera collettiva e non al “amici, parente e affini”.

Altrimenti abbiamo davanti il nulla, l’impossibilità del cambiamento perchè non si può cambiare, non si può parlare di società civile quando è essa stessa a soffrire delgi stessi mali della classe politica che mette sotto accusa.

(*) La traduzione di cosa ha detto oggi sarebbe “I la fasu vedi mi a cui falabrach di sindacati, a penseran pa’ che suma si per gioghi”
(**) non mi è chiaro se ne abbiamo una. Definiamo come classe dirigente chi ha qualche incarico, se poi diriga o faccia qualcosa è un altro paio di maniche.

Pubblicato il 15 aprile, 2012, in Italica, Politica, Realta', Riflessioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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