AGESCI, gay e quel senso di distanza

Si dice “Once scout, always scout” o “semel scout semper scout” (*) ed effettivamente è vero.
C’è un qualcosa di quegli anni che ti rimane dentro, ti fa riconoscere in valori riconosciuti.
Sono stata in AGESCI quasi 16 anni, sono stata capo reparto e un quadro associativo e, visto che quello non scade, sono anche capo scout brevettato.
Per anni è stata l’impegno che mi assorbiva più tempo dopo il lavoro.

Oggi leggendo gli atti del convegno sull’omosessualità qualcosa si è gelato e ho sentito una tremenda distanza da molte di quelle parole e pronunciamenti.

Debbo dire che ho anche pensato che, as usual, Repubblica riesce a scrivere fantasmagoriche vaccate su temi di cui sa nulla definendo gli atti di un convegno come “linee guida”.
Ora in AGESCI le linee guida sono due: il Patto Associativo e quanto votato a Consiglio Generale. Tutto il resto è oggetto di discussione e rimanda alle decisioni dei singoli gruppi.

Ciò non toglie che in quegli atti vi siano pezzi che non ti lasciano incerta se meritino la definizione di agghiaccianti o semplicemente esilaranti.

Lasciamo perdere la parte dell’assistente del MASCI che rientra nell’horror puro ma andiamo a vedere cosa dicono i partecipanti.

Uno in particolare mi ha colpito per l’intrinseca ipocrisia: “Nel gruppo abbiamo condiviso abbastanza uniformemente che un/una capo che ha un orientamento omosessuale, purché viva questa sua condizione in modo casto, secondo gli orientamenti indicati dal magistero, può certamente fare il quadro e il formatore, cioè avere a che fare con altri capi, anche avendo dichiarato il proprio orientamento.

Ora io sono un po’ vecchietta e fuori associazione da più di 15 anni ma vorrei capire

  1. da quel che mi ricordo  non è che in AGESCI la castità fosse proprio un tema che andava/va per la maggiore. Ho vaga memoria di convegni di capi dove si parlava di mettere distributori di preservativi e non è che implicassero “son tutti sposati” e, fino a prova contraria, la castità si applica anche agli etero.
  2. C’è un punto in cui si parla di immagine sociale negativa e di stereotipi della persona omosessuale. Mi è chiaro che eran due gruppi diversi ma, torno a ripetere, forse che i signori capi maschi han paura che il capo gay non casto gli faccia un pompino a sorpresa o le capo femmine han paura che una capo lesbiche le palpi le tette (**) visto che si parla di aver a che fare con persone ADULTE (che probabilmente trombano come ricci) ?
  3. Se il problema non è l’omofobia o la semplice stupidità, quale ragione malsana sta dietro un pronunciamento come quello citato sopra ?
  4. In AGESCI il magistero della Chiesa Cattolica riguardante il sesso fuori dal matrimonio non si applica a tutti ma solo alla parte LGBT ?
  5. Non era “lo scout e la guida sono amici di tutti e fratelli/sorelle di ogni altra guida e scout” ? (***)

Un altro pezzo sufficientemente agghiacciante/esilarante è questo uscito dalla bocca dell’assistente del MASCI:
Inoltre diciamo che il capo omosessuale ha un vantaggio rispetto agli altri capi: in linea generale ha tendenze artistiche, è molto sensibile, è dotato per le relazioni personali. Spesso una persona omosessuale nei rapporti affettivi ha un vantaggio rispetto agli altri capi che faticano a comunicare con i ragazzi.

EH?!?
Manca solo che ama la moda e si veste bene ed abbiamo un ritratto talmente sterotipato da far piangere.
Sembra un incrocio tra una rosicata per il vantaggio competitivo e una visione paternalistico-parabuonista.

Ricapitoliamo:

  1. Stiamo dicendo che siamo in presenza di persone con un’ottima capacità di entrare in contatto con i ragazzi però, accidentaccio, sono gay
  2. Essendo dotati di tutto questo po’ po’ di doti possono risultare più popolari o più legati di altri che han le doti sociali di un istrice misantropo ma son etero
  3. Visto ciò possono dare un’immagine positiva dell’omosessualità perchè “son artistici e affettuosi”

Una logica che fa faville, un ragionamento lineare quanto un guazzabuglio. Perchè, se rovescio la cosa, in presenza di capi dotati della socialità di un istrice misantropo i ragazzi dovrebbero convincersi che “Etero fa schifo”.

Però non è bello preoccuparsi del fatto che ci possa essere gente che fa l’educatore ed è portata per la cosa quanto io lo sono per la pittura su seta.

NO

Infatti viene detto “Quindi l’Agesci ha ragione di interrogarsi intorno a questo aspetto che è indubbiamente un problema serio. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l’omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell’orientamento sessuale,costituiscono un problema educativo.

Giusto! l’AGESCI non si deve preoccupare del fatto che ai ragazzi arrivi un modello di impedito socialmente.

NO

Si deve preoccupare se gli arriva un modello di persona socievole, affettuosa, dotata di senso artistico ma gay.

Un’altra cosa: “[parlando di identità femminile/maschile] Hanno una loro plasticità di cui si deve tenere
conto, senza per questo accettare l’unisessualità della ideologia gender che sicuramente non rispecchia i valori che per l’Agesci si incarnano nell’uomo e la donna della Partenza.

Ora io ho dato la Partenza a signorine che, secondo canoni standard, eran femminili come un camionista e a ragazzi che, sempre secondo standard, eran maschili come Platinette. Che mizzega vuol dire “ideologia unigender”, dove se la son sognata sta cosa quando da anni si va parlando di “differenza” e l’orientamento sessuale ben poco ha a che vedere con l’essere maschile/femminile.

Ora, al di là di stupidità ed omofobia, se fossi ancora in associazione mi chiederei perchè i soldi della mia iscrizione sono andati a finanziare una convegno da cui è uscita una tale valanga di vaccate, controsensi e frasi messe assieme a caso.

Sono fuori e ne son contenta ma non posso non sentire un senso di rabbia e distanza da quell’associazione che per anni ha preso tanta parte del mio tempo.

C’è anche un pezzo che mi da speranza e mi illude, forse, che il lavoro fatto negli anni per educare all’accoglienza del diverso non sia andato del tutto perso. E’ quando, nella sintesi dei lavori di un gruppo, esce questo “Per molti membri del gruppo l’orientamento sessuale di un capo di per sé non confligge con il suo ruolo educativo.”

(*) Scegliete quale dei due a seconda di quale vi suoni meglio
(**) Tra i miei compagni di gruppo uno era gay e un’altra era lesbica. Ho dormito in tenda con entrambi e non è mai successo un piffero, neppure un accenno di un pifferto. Varda te era proprio come dormire con degli etero solo che la parte maschile non faceva le gare di rutti.
(***) per quelli di Repubblica: questa è realmente una linea guida

 

Pubblicato il 4 maggio, 2012, in Femminile-maschile, Realta', Riflessioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Applausi.

    Anche io, nel mio minimo, ho un ricordo un po’ diverso degli Scout – e sì che il mio gruppo era ancora piuttosto conservatore (maschi e femmine separati, ecc).

    Sospetto che ci sia in corso un giro di vite della CEI, o direttamente del Vaticano.

    Come disse un mio conoscente (prete, quindi decisamente cattolico) qualche anno fa: “Non possiamo più parlare di temi di sessualità o bioetica, ma sul Mistero della Trinità possiamo sempre discutere”. Ecco, qualcosa del genere.

  2. è indubbiamente un peccato, vedere che AGESCI si allontani in tutti i sensi dal suo scopo e ragione primaria, l’ attenzione ai ragazzi e ragazze e la promozione di valori e ideali per arroccarsi su posizioni bigotte. come dire se non vedo il problema, il problema non c’ è. io non sono gay e tuttavia ho dovuto lasciare il mio gruppo perchè diventato talmente ipocrita da non poterlo sopportare.. sarà che non ci sono più i capi di una volta, li han fatti scappare tutti.

  3. Reblogged this on Il Particolare Nascosto and commented:
    Visto che l’articolo di repubblica ha aperto un grande dibattito, eccovi una voce di un capo esperto (guai a sottovalutare i capi esperti!) sull’argomento. Fatevi un’idea!

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