E ricordando che tutto va come va. Ma non va, non va, non va, non va.

(Georg Grosz)

Ci sono momenti nella vita in cui ci si sente un sopravvissuto o qualcuno che lotta per sopravvivere.
Non c’è nulla di fondamentale che non vada ma ti sembra che nulla vada.
O forse nulla non va più.

E’ come se si fosse totalmente svuotati di anima ma pieni di collera, rabbia, di urla trattenute.
E’ come se non ci fosse più nulla di fondamentale ma tutto diventi fondamentale e dal “vediamo di passarci sopra” si arrivi al “tolleranza zero”.

Qualcosa si è rotto nei non detti, nei silenzi, nel far finta, nei rapporti che ti sembrano diventare di carta e non di carne.

Ci sono parole, c’è aria ma non c’è vita.

E tutto sembra diventare una prigione, sbarre contro cui vai a sbattere anche quando sai che quelle sbarre e quella prigione non ci sono.

Ma il problema è che non sai più, non sei più in grado. Il problema è che non ti senti parte, ti senti fuori e non sai se sei dentro o meno.
E forse neppure ti importa ma forse importa.

E forse è nell’impossibilità di essere ascoltati e ricevere risposta, nella mancanza di carne e sangue che ti sembra animi in questo momento i rapporti umani che ti stanno attorno.
La sensazione di essere nulla, una nota per un appuntamento su un’agenda.
Nulla di più, un impegno da incastrare in mezzo a tutto il resto.
Un qualcuno da chiamare se hai bisogno.

E poi ci sono le ferite di cose che sai che potrebbero essere cazzate, la cialtronata sparata per gonfiarsi il petto ma una cialtronata che ti fa male.
Eppure quella cialtronata, quel dire che non si hanno amici ma solo nemici che ti odiano di meno fa male.
Perchè se lo dici mentre scrivi di quanto sia figa la tua vita adesso, chi legge e si becca la pugnalata vorrebbe solo ricordare che lì non ci sei arrivato per grazia divina ma perchè qualcuno si è dato da fare, peccato scoprirlo così tanto dopo che ci si stava dando da fare per chi ti considera un nemico.
Ecco, son riuscita a tirarlo fuori e uso questo mezzo perchè, se si fa il supermaschio, bisognerebbe forse avere il coraggio di essere capaci di ripetere le cose guardando l’altro, parlandogli.

Ed è uno dei punti che vorresti smarcare perchè va a toccare il punto fondamentale nei rapporti tra le persone. E si fotta il darwinismo sociale, se c’era il darwinismo sociale, se qualcuno l’avesse applicato la storia era diversa.

Qui, ora, adesso. La stanchezza, la rabbia, i non detti, l’impossibilità di dirlo, l’impossibilità di essere ascoltati.

Il sapere che tra 10/20 minuti aprirai un social network a caso e troverai per l’ennesima volta gli stessi discorsi e le stesse discussioni. Oppure aprirai pagine diverse e troverai mondi nuovi, lontani ma che senti estranei.

Il fatto di sapere che oggi, domani, tra un mese saranno ancora gli stessi discorsi, le stesse parole, le stesse maschere e gli stessi ruoli.

La sensazione di sapere cosa sarà tra una settimana, un mese, un anno e di non saperlo al tempo stesso. La sensazione di sapere che tutto il grigio sarà e forse sarà aumentato il nero.
La piccola speranza che ti sembra quasi assurda che le sbarre, che la prigione si siano aperti.

io sono un sopravvissuto, io sto soppravvivendo.

Ma la parte di me viva è stanca di parole, di byte. E’ stanca di rapporti che si muovo stancamente tra mail e byte. La parte viva di me vuole carne, sangue, suoni e odori.

Perchè il resto, adesso, mi sembra solo che sappia di morte.

Pubblicato il 13 maggio, 2012 su Diaristica, Life, Universe and Everything. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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