I furti dei padri e l’ignoranza della storia

Nowadays people often feel that their private lives are a series of traps. They sense that within their everyday worlds, they cannot overcome their troubles, and in this feeling, they are often quite correct. What ordinary people are directly aware of and what they try to do are bounded by the private orbits in which they live; their visions and their powers are limited to the close-up scenes of job, family, neighborhood; in other milieux, they move vicariously and remain spectators. And the more aware they become, however vaguely, of ambitions and of threats which transcend their immediate locales, the more trapped they seem to feel.
Underlying this sense of being trapped are seemingly impersonal changes in the very structure of continent-wide societies. The facts of contemporary history are also facts about the success and the failure of individual men and women.
(The Sociological Imagination – C. Wright Mills)

Mi è capito di incappare nella frase “i furti dei padri a danni dei figli” a proposito di precariato e pensioni.

Ora, tralasciando come sia altisonante e nulla dicente cotale frase, sarei curiosa di capire chi siano i padri che han commesso furti a danno dei figli.

Mettiamo che in giovinezza io mi sia riprodotta, oggi come oggi potrei avere un figlio in età lavorativa.
Fatto salvo che spererei di avere un figlio incline a far l’idraulico (*) o ad emigrare all’estero, ho una buona probabilità che il suddetto pargolo (**) sia un precario.
Detto ciò, mi troverei un figlio che non si può emancipare, che non esce di casa e tutta la triste litania che abbiamo sentito spesso in questi anni.

A tutto ciò si aggiungerebbe che, a parte sentirmi dare della “privilegiata”, mi sentirei pure dire che appartengo alla generazione che ha rubato il futuro ai propri figli.

Figo, fighissimo. Peccato che non sia andata proprio così e ci siano alcune correzione.

Io appartengo alla generazione sfigatella, quella che non ha fatto 68/77 e di conseguenza potuto trapanare le gonadi a chi non c’era passato, quella che non è venuta dopo e che spesso ha iniziato il percorso lavorativo durante una fase di espansione economica.

Io appartengo alla prima generazione che si è trovata ad affrontare il precariato anzi, peggio, si è trovata ad affrontare il “lavoro in nero”.
Troppo competenti secondo alcuni, troppo poco per aspirare ad altri lavori. Maree di lavori che venivano offerti in nero, senza straccio di contratto.
La prima generazione che ha dovuto sudare per trovarlo il lavoro, per poter pensare ad iniziare a vivere.
La prima generazione che affrontato il precariato che allora si chiamava “contratto di formazione lavoro”. In molti casi usato correttamente, in altrettanti usato all’infinito con gabole.
Un contratto che garantiva precarietà, stipendio basso e tutele deboli.

Oggi siamo quelli che si sentono dire di aver rubato il lavoro ai figli e mi piacerebbe sapere come abbiam fatto visto che non siamo ancora arrivati al potere, visto che l’età media della politica è ben oltre i 60.

Siamo anche la generazione che vede la pensione come un miraggio che viene spostato sempre più avanti.
Oggi ho fatto la visita medica lavorativa e, uscita, pensavo come saranno nel futuro, cosa vorrà dire fare una visita medica lavorativa a 67/68 anni.
Non so, probabilmente discuteremo se la dentiera ci va bene o se l’artrosi ci disturba molto quando usiamo la tastiera a fotoni mentali.
Sempre che non siamo già un po’ arteriosclerotici o arriviamo e ci facciamo una bella discussione sugli effetti dello stress sul pacemaker.
E pensare che quando ho iniziato l’età pensionabile era 55 anni e nel corso degli quanta gente ho visto mandata in mobilità a 50 da parte delle aziene.
Alcuni di loro oggi sono esodati, altri più fortunati ce l’han fatta. Noi c’arriveremo con bastone e dentiera (***)

In tutto questo pasticcio è consolante cercare e trovare il capro espiatorio dimenticando che quel capro a sua volta sarà passato attraverso situazioni storiche che hanno portato a cosa c’è oggi.
Siamo forse l’ultima generazione per cui il posto fisso è stata consuetudine ma siamo anche la prima che ha vissuto il precariato. Siamo quelli che hanno vissuto gli ultimi barlumi di industrializzazione diffusa e siamo quelli che stanno vedendo l’industria manufatturiera italiana sparire del tutto.

Ma siamo tutti figli di una storia più ampia, globale che ci ha portato ad oggi.
Nutro forti dubbi che le ricette che sono al momento a la page, siano esse made in Fornero o made in Ichino, possano risolvere molto.

Perchè, mi sia concesso, dubito molto che chi oggi assume il precario a 100 euro al mese decida improvvisamente di mettersi a pagarlo 1.500
Chi oggi paga 100 euro è lo stesso che ieri giocava sui contratti di formazione o offriva lavoro nero.

Il problema non è il tipo di legge ma il tipo di mentalità. E quella non è generazionale ma trasversale.
Siamo figli della nostra storia ma quella storia ha ormai 30 anni, incancrenita nel profondo.

E’ quello dubito che qualsiasi legge possa cambiarlo.

Tutto ciò è esaltante, tutto ciò da un senso alla storia.

(*) non ci vedo nulla di male nel fare l’idraulico. Colto va bene, laureato va bene, idraulico vuol dire in possesso di “mestiere”
(**) uso il maschile per comodità e perchè non ho voglia di mettere tutte le o/a e i/e
(***) Ho fatto un calcolo da cui esce che non posso permettermi di diventare arteriosclerotica prima dei 75, vorrei godermi almeno un po’ di pensione.

Pubblicato il 11 giugno, 2012, in Italica, Politica, Realta', Riflessioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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