Appunti di viaggio: Bristol

Nota: sono appunti che ho preso e poi lasciato lì. Arrivano quasi con un mese di ritardo.

C’è un qualcosa di strano in Bristol. Da lontano, per le memorie di antiche lezioni, ti viene in mente una città grigia, industirale, senza niente da vedere o da amare.
In realtà Bristol è una canzone dei Massive Attack fatta di pietra e cemento vicino ad un fiume che si chiama Avon.
Quando non sono i Massive sono i Portishead al punto che ti vien da prendere l’autobus che porta alla cittadina omonima.
E quando non è musica è Banksy con i suoi murales o Brunei con il suo ponte.

Bristol è un posto dove ti sembra non ci sia mai il sole, se frughi nella memoria ti vengono in mente giornate in cui piove o è grigio. A volte ti viene in mente il sole ma è qualcosa di lontano.
Bristol può essere Clifton, il quartiere pieno di locali vicino all’università, o Cabot Circus, l’enorme area commerciale dove c’è di tutto e di più, dai negozi iperlussuosi alle catene classiche. Un’area che divisa in 3 con una parte modernissima e ed edifici liberty sparsi.

Bristol è la stazione che sembra un castello, un ponte che sembra star su per miracolo e autobus che ti portano in campagna, verso posti che sono quanto di più lontano ci possa essere da un pezzo drum’n’bass ma brani dei Pentangle o di qualsiasi altro gruppo folk inglese.

Bristol è un posto dove passi ma non ti fermi. Una base ma non ti viene in mente di fermarti e visitarla.
Poi ti succede e scopri le parti medioevali, scopri le aree georgiane, i parchi e quanto è rimasto in piedi dopo i bombardamenti tedeschi e gli scempi edilizi degli anni 60 (*)

Bristol ha la vicacità strana di una città che doveva essere un rigurgito di creatività negli anni ‘90 anche se oggi quegli splendori paiono essersi un po’ appannati e l’aria pare essere meno elettrica (**)

A Bristol c’ho passato una settimana: un giorno a girarla sotto il diluvio universale e 5 a dormirci e cenarci.
Il resto è stato rinnovare memorie e vedere qualcosa di nuovo.

Ma nella memoria continua ad esserci una canzone dei Massive e una soundtrack dominata da “Yuuu arrr maii engeeel”

(*) Gli edifici inglesi degli anni ‘60 superano in bruttezza quelli tedeschi dello stesso tedesco. E assicuro che è difficile pensare a qualcosa di più brutto di un edificio tedesco in cemento costruito negli anni ‘60
(**) Le mie memorie di Londra e Bristol inizio di questo millennio sono di un’atmosfera decisamente elettrica ed energetica.

Pubblicato il 16 settembre, 2012 su Diaristica, Viaggi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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