Where have all the flowers gone ? (di capitali umani spariti)

Sto guardando in tv un documentario su Adriano Olivetti.

Ho avuto la fortuna di conoscere gente che aveva avuto la grandissima fortuna di lavorare con questa persona straordinaria e gente che aveva lavorato nella sua Olivetti.

C’è una domanda che mi gira nella testa e un punto interrogativo che diventa sempre più grosso mentre vado avanti nella visione: “Dove è finito quel genere di persone?”

Questa è la gente che ha fatto dell’Italia uno dei primi paesi del mondo, gente che non aveva paura di sognare, di avere una “visione” del mondo, di giocarsi in prima persona.

Se mi guardo attorno mi chiedo se ci sia e da dove potrebbero spuntare oggi un Adriano Olivetti  (*).

Saranno le condizioni generali, sarà l’apatia che ha colpito questo paese, sarà il periodo storico ma di personaggi come Olivetti in giro non ne vedo.

Vedo populisti a la Grillo, tanti blah blah e idee basate non si sa bene su cosa ma di sicuro non su una qualsiasi competenza (*), oppure giovani a la Renzi che, a parte il discorso del cambiamento generazionale, non ho ancora capito dove stia e cosa voglia(**).
Queste sarebbero le parti nuove.
Di cosa c’era già evito di parlare perchè non mi è ancora pervenuto nulla che suoni come “Visione del mondo”.

E’ tutto un gran parlare di minuzie, tecnicismi, contestazioni sulle virgole o maldipancismi furenti (***)

Manca qualcuno che sappia portare una visione innovativa e abbia le forze per attuarla.

Il problema è che questo non è solo un paese di vecchi dominato da una gerontocrazia, è che non ci sono innovazione vera, idee fresche, una visione del futuro.
E, soprattutto, non c’è la speranza che ci possa essere un futuro degno di questo nome.

Siamo diventati un paese ridanciano ma triste, caciarone ma pieno di preoccupazioni. Un paese disperato che ignora qualsiasi cosa che possa essere legata a bellezza, futuro, sogno e speranza.

Un paese dove i giovani non hanno speranza in un futuro migliore è un paese che sta morendo.
Non muore solo per la corruzione e l’incapacità di rinnovarsi, muore anche perchè non riesce a pensarsi un futuro.

E’ come se avessimo disimparato a pensarci nel futuro, in preda ad un vuoto che è al tempo stesso depressione e impotenza.

Diceva Virginia Woolf che se uccidi i sogni uccidi le persone.
Noi non abbiamo più sogni e neppure desideri, li abbiamo sostituiti con bisogni veri o indotti.

Abbiamo scambiato il sogno di un paese più bello e migliore con il sogno di possesso delle cose (****) o dell’apparire ed essere degli influencer.

Gente come Olivetti credo che se ne sarebbe fregata del numero di follower o dello score su Klout. Era troppo impegnata a sognare il futuro e a realizzarlo. E realizzando il futuro cambiava la vita alle persone e cambiava le persone.

Noi abbiamo smesso di pensare in grande, di vedere in grande e di sognare in grande. E a lungo termine.
Siamo nell’adesso, nel contigente ma non vediamo noi nel domani, in quello che sarà.

Fino a che non riusciremo ad uscire dall’adesso, dal contigente e allargare gli spazi riprendendoci i sogni e il futuro non saremo in grado di avere altri Olivetti.

Dobbiamo tornare a SOGNARE di politica, di economia e di futuro. Sognare e non pensare perchè è solo dal sogno e dalle visioni slegate dal contingente che può partire la visione del futuro diverso.

E’ possibile ed è già stato fatto.
Olivetti, figlio di ebrei, sognava durante un periodo storico in cui se eri ebreo finivi ad Auschwitz.

Noi possiamo farcela ma dobbiamo reimparare a sognare.

 

(*) Olivetti era coltissimo e si circondava di giovani dalle menti eccelse.
(**) Non dico un progetto politico ad ampio respiro ma, visto che parla sempre di scoutismo, un progettino educativo sarebbe carino lo tirasse fuori.
(***) Vedi il Berly furente di ieri
(****) Momento Erich Fromm “Avere od Essere”
 

 

Pubblicato il 28 ottobre, 2012, in Italica, Life, Universe and Everything, Realta', Riflessioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Se ti interessa il tema vale proprio la pena di leggere questo bel libro http://www.piergiorgioperotto.it/libriperotto/programma%20101/101pag.htm
    che, mi pare, fa capire come e perché sia tutto finito.

    Aggiungo la solita considerazione grammaticale:
    – al sud si usa il passato remoto;
    – al nord si usa il passato prossimo;
    – tutti conoscono l’indicativo presente;
    – l’uso del futuro è rarissimo e credo che molti, tra cui laureati e stranieri, non lo conoscano affatto.
    Io però la prima persona plurale non la uso mai. Non credo che abbia senso e non si capisce mai a chi si riferisce.

    • Una delle persone che ho conociuto arrivava dal gruppo di Programma 101 e ricordava che per provare le memorie le muovevano a mano.

      Un altro mondo, probabilmente molto più eccitante

  2. Beh, insomma. Forse ho qualche annetto in più di te, ma non è che Olivetti all’epoca sua fosse così osannato, anzi. La sx lo vedeva come il fumo agli occhi e alla balena DC non piacevano certe sue tendenze liberali. A dirla tutta era un federalista convinto e un fautore delle comunità, quindi in fondo un leghista, di lusso però. Per i rapporti con la sx, illuminante questa intervista a Trentin: http://quotidianiespresso.repubblica.it/sentinella/nonquotidiano/speciale/olivetti/io601.htm. In cui il sindacato è sempre bravo e buono e l’errore era d’Olivetti di non averlo capito. Un altro capitolo della tafazziana sx, insomma. Non a caso alla sua morte (naturale?) si precipitarono come avvoltoi i soliti sull’azienda che non aveva mai preso una lira di sovvenzioni statali, proprio come la FIAT… uguale uguale. Morale della favola: oggi tutto il passato sembra bello a mamma sua ma non è che all’epoca si scherzava. Solo che i media erano molto sotto controllo o non c’erano proprio.

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