Starry starry night (della notte, della morte e dei saluti)

Starry, starry night.
Portraits hung in empty halls,
Frameless head on nameless walls,
With eyes that watch the world and can’t forget.
Like the strangers that you’ve met,
The ragged men in the ragged clothes,
The silver thorn of bloody rose,
Lie crushed and broken on the virgin snow.
” (Vincent, Don McLean)

Dicono che il lutto abbia 4 fasi: la negazione, la rabbia, la depressione, l’accettazione (*)

Nel tuo caso c’è ne è stata una di più caratterizzata dall’attesa e dalla speranza contro ogni logica.

Si pensa che il lutto sia un qualcosa che si vive solo nel caso di perdita di una perdita ma, per esperienza, posso assicurare che la perdita di un animale di famiglia può essere altrettanto dolorosa. Non è gestita socialmente, non è riconosciuta, non è vista come qualcosa di rilevante (**)

Sei scomparso in una notte d’autunno, svanito da un momento all’altro. Una notte di 20 giorni fa.
Nessuno ti aveva visto, nessuno sapeva dove fossi finito. Si poteva solo sperare contro ogni speranza che tu tornassi.
Ti han trovato venerdì ed è finita ogni speranza ed è iniziato quel percorso che porta a riorganizzare il proprio paesaggio interiore.

Per me tu eri il trovatello arrivato tre anni fa in un giorno d’inverno. Un trovatello malato e denutrito di cui mi fu raccontato perchè ero lontana.
Poi sei diventato un gattone morbido e tenero come un peluche. Il gatto che dormiva sul mio letto nelle notti d’estate.
Hai vissuto felice, coccolato e amato da tutti.
Il grosso peluche dagli occhi azzurri che ti guardava e si metteva a pancia all’aria per farsi coccolare.
La tua vita ti ha regalato alla fine anche un compagno, un amicone con cui giocare nelle sere estive.

Ricordo il vostro incontro: lui che ti guardava dal trasportino e tu che miagolavi perchè volevi che lo tirassimo fuori.
Sono stati 5 mesi bellissimi per tutti e due: mesi di giochi, di corse e cacce sfrenate.

Un giorno lui tornerà su e so che ti cercherà e non ci sarai più.

Oggi c’è un’assenza e tu non credo possa sapere quanto grande è lo spazio che hai lasciato. Il lutto da rielaborare è anche in quei gesti, quelle piccole cose che non torneranno mai più.
Quel mai più di qualcuno che ti dorme sulle ginocchia o ti si avvicinana chiedendo le crocchette.

Mi hanno detto che non hai sofferto, che apparivi sereno. E’ stato come se una richiesta dal profondo fosse stata soddisfatta, la richiesta che quella fine non fosse stata solitaria, piena di paura e di dolore.

Ma nonostante tutto, nonostante sappia che probabilmente non è stata straziante, sappiamo che è stata una macchian e sappiamo che ce ne è una sola che può andare così veloce da colpire qualcuno e farlo volare per metri.
E il soprannome del suo guidatore è passato da “quel balengo che va a tutta velocità con la radio a tutto volume” a “quel grandissimo stronzo”. E’ l’unica cosa possibile, oltre ci son cose vietate per legge (***).

Ora ti saluto, spero che tu sia da qualche parte dove ci sono tante coccole, le crocchette ogni volta che vuoi e un letto morbido dove dormire.

Solo questo, per il resto c’è la tua assenza da elaborare.

Dicono che finchè viene citato il nome di qualcuno non è andato per sempre: buona notte Linus, ti sia dolce la terra e possa il tuo nome vivere a lungo.

Non fosse altro che in un piccolo post.

(*) Prima che qualche pistino arrivi a blahblah, si ne esiste anche un modello a 5 fasi.
(**)In un modello sociale come il nostro che nasconde e nega la morte è già grazia che venga riconosciuto il lutto per la perdita di una persona
(***) e non ho una ripresa video per denunciarlo e chiedergli i danni
 

Pubblicato il 11 novembre, 2012, in Diaristica, Realta', Riflessioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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