Allergie

E’ un periodo che sto sviluppando allergie ad alcune parole o comportamenti.

Sarà che sto avendo feroci attacchi di luddismo, sarà che sempre più mi viene il dubbio che tutto l’ambaradan che gira attorno ma provo sempre più stanchezza e insofferenza verso alcune parole o giri di frase.

Prendiamo ad esempio “social”. Di per se stesso “social” sarebbe una parola innocua, tra altre 90 definizioni Webster mi da “the interaction of the individual and the group”.
Se accedete per 5 minuti alla rete “social” passa da essere un termine che definisce le iterazioni sociali ad una specie di jolly collegato a qualsiasi parola.
Qualsiasi stupidaggine vi possa passare per la mente può essere associata a “social” stando ad indicare “modalità in cui si sbatte un po’ di affari proprio in giro ottenendone non si sa bene cosa. Alcuni fama e, spero per loro, un po’ di soldi” (*)
Tendenzialmente viene collegata a “Tu ci dai un po’ di informazioni su di te e noi tenteremo di venderti l’impossibile” (**)

Se social sta in testa a tutto, al secondo posto ci sta “digitale”. In questo momento io ho uno scazzo social-digital, praticamente un crowd-scazzing.

Sarà che ho appena letto un tweet dove si commentava in maniera molto social un pezzo letto su un media digitale dove si parlava di “shifting di paradigma culturale” e ho desiderato profondamente di potermi dedicare all’agricoltura.
Sempre che non mi trovi qualcuno che vuole sbattere la wi-fi su ogni mente e valle facendo si che decada ogni possibilità di poter sfogare i propri momenti di antisocialità nel silenzio e nel verde (****)

Dell’informazione disintermediata e di altre assortite trombonate ho già scritto.

Mi rendo conto che la mia allergia ha un nome: si chiama “senso di profondo vuoto di fronte al nulla”.

Al nulla culturale, al nulla emotivo, alla continua esposizione alle vite altrui interessi o meno.

E mi rendo anche conto che l’unico modo per sfuggire a questo nulla è la fuga, l’abbandono, la ripulitura di cosa ti arriva.

Tipo se proprio non puoi farne a meno, premi quel tastino di defollow e mettilo in qualche lista.
Sarà un grande gesto d’affetto verso te stessa.

Poco social ma di sicuro un piacere a se stessi.

E ogni tanto ci vuole.

Nella prossima puntata delle allergie: lo snobsmo ipertrofico della rete

(*) Credo ci sian casi in cui i soldi sono un po’ di più a significare che non siamo abbastanza in crisi
(**) Sarebbe da capire con quale soldi si paga tutta questa roba che il social-sarcaxxo tenta di venderti visto che il social-payment non è così diffuso
(***) Social payment diverebbe: io pago per te, twitto la notizia e spargo l’informazione ai 4 venti.
(****) L’unico modo di essere antisociale sarebbe di togliere la batteria al cellulare perchè o qualcuno ti telefonerebbe per comunicazioni fondamentali o ti arriverebbero mail. Il social non apprezza che tu stia lontano dal mondo sennò non riesce venderti nulla.

Pubblicato il 16 dicembre, 2012 su Cazzeggiando, Diaristica, Fuffa 2.0. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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