Come distruggersi la reputazione nel giro di mezz’ora (Annarella fa il cliente scontento)

Anni fa mi trovai nella necessità di trovare qualcuno che portasse dei mobili da casa di mia madre a casa mia. Alcuni mobili eran piuttosto delicati, nonchè antichi, e cercavo qualcuno che facesse un buon lavoro senza necessariamente estirparmi un rene.

Mi consigliarono una cooperativa che tra le sue attività aveva anche quello di trasporto mobili. Non era molto che erano in attività e quando li contattai e vidi cosa facevano mi fecero un’ottima impressione.

Mi portarono i mobili più una serie di masserizie senza particolari danni tranne un piatto rotto. Mentre ero da loro a pagare trovai anche un mobile (*) di fine 800 a 20 euro.

Le persone con cui entrai in contatto erano simpatiche e disponibili.
Ottimo lavoro, ottima impressione sul piano personale e prezzo più che interessante.

Passano gli anni e la cooperativa si allarga e diventa abbastanza conosciuta.
Passano gli anni e io mi trovo nella necessità di far portar via un sofà e un tavolo. Ora il sofà so benissimo che avrei potuto farlo stimare ecc ecc ma non avevo tempo+voglia di sbattermi e ho pensato “diamolo a chi potrebbe averne bisogno”.

Li contatto, viene il tipo a stimare le cose ed il lavoro. Guarda il sofà e mi dice “Si, è antico ma andrebbe restaurato e in ogni caso noi non sapremmo valorizzarlo”.

Vabbè, penso io, prendetelo e vada a chi ne ha bisogno (**)
Mi spara una cifra che trovo un po’ altina ma non so bene come fare in altro modo e accetto.

Segue trattativa sui tempi in cui, tra l’altro, mi sento anche dire “Sa, il suo è un lavoretto, non possiamo spostare un lavoro grosso che abbiamo già in programma” (***)

Stasera arrivano i due signori incaricati di portarsi via la roba.

Già la prima impressione non è tra le miglori: ricordavo persone vitali e simpatiche e mi son trovata davanti due orsi svegliati dal letargo e col mal di denti.

Prima cosa decidono di portar sotto il sofà. Ahimè non riescono a farlo passare bene in ingresso e cosa fanno: LO FANNO A PEZZI.
Di fronte alla mia obiezione “Ma non lo riutilizzate?” la risposta è “no, noi questa roba la gettiamo via”.

Ah vabbè, scusate, pensavo potesse essere utile a qualche pezzente.

Posrtato via il cadavere di sofà passano al tavolo.
Ora io avrò deciso di cambiare quello stracappero di tavolo ma giuro che a qualcuno, magari con pochi soldi, poteva servire.

E invece no. Anche lui destinato all’immondizia e fatto a pezzi.

la mia faccia nel frattempo doveva essere un poema su un procoione perplesso.

Ora io non so esattamente chi sia il target di vendita ma, tra le ragioni della mia decisione, c’era anche il fatto che quella roba potesse servire a qualcuno.
Se avevvi voluto gettarlia chiedevo al marito della cleaning swat se conosceva qualcuno che mi desse una mano a portarli sotto e dopo chiamavo AMIAT.
Son sicura che mi sarebbe costato la metà della cifra e non dovevo fare i salti mortali per star dietro ai “lavori importantissimi” altrui.

Mi rimane la domanda di cosa mettano in vendita, se la cooperativa sociale dove trovavi un po’ di tutto ad ottimi prezzi si sia trasformata in un magazzino di mobili d’alta epoca o di design.
Altro non mi viene in mente.

Di sicuro non tornerò ad utilizzarli tranne che proprio sia costretta sotto minaccia di pistola.

Mi spiace che quella realtà vivace si sia trasformata in quello che è adesso: un costoso serviio di sgombero che sostituisce l’AMIAT.

Dimenticavo: il costo orario di uno di questi trasportatori è di 150 euro l’ora (IVA esclusa), 1200 euro al giorno.

E con cio scopriamo che uno che fa il facchino costa come un consulente di direzione.
Son cose che a me fan pensare.

(*) in origine serviva per far lievitare la pasta del pane, io lo uso per tenerci dei libri.
(**) Sono ingenua, ricordavo ancora che da loro andavano sia persone in caccia dell’occasione sia extracomunitari che avevano bisogno di mobili a basso prezzo.
(***) STante come è andata oggi minimo avran dovuto svuotare una villa colma di mobili del 700

Pubblicato il 24 gennaio, 2013, in Diaristica, Realta', Riflessioni con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. a Milano Amsa porta via gratuitamente previo appuntamento, e c’è tutto un giro di gente che se gli dici “ho dei mobili che non uso più ma sono ancora funzionanti” se li viene a prendere🙂 (ma avevo fatto così anche a Torino, a dire il vero)

  2. Concordo. Anche a Torino. Fatto due anni fa … E i ringraziamenti si sono sprecati

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