Humunculus (o di storie vere e di demotivatori privi di senso)

Questo post mi è venuto in mente leggendo in un post di Uriel questo pezzo “Il demotivatore , infatti, non ha motivi di essere felice perche’ non fa niente per realizzarsi. Ma non ha neanche motivi per essere infelice, dal momento che non ha nemmeno motivi per vivere un’esperienza di infelicita’: non desiderando nulla di particolare, nulla gli puo’ venire davvero impedito. Egli non vive alcuna esperienza che si trovi sulla scala della felicita’, positivo o negativo che sia il valore. “.

La storia che si narra in questo post è vera come sono vere le cose citate. Sono cambiati nomi, per cui Ugo diventa Piripocchio, ma tutto il resto è successo ed è quanto rimane nella memoria.

E’ storia non tanto di demotivazioni ma di giochi di potere, violenza e irrazionalità.

Da circa 6 settimane abito in una casa nuova. Una casa diversa da quella di prima, più grande, con un meraviglioso panorama sulla collina e sulla pianura.

Una casa lontana da quella precedente, in una zona diversa.

Una casa che sta diventando mia ma che, a differenza di quella precedenza, non mi appartiene. Era in programma che venissi ad abitare in questa zona, in una casa simile ma non che “dovessi” farlo scegliendo tra la sanità mentale e il resistere ad una situazione massacrante.

Quando sia iniziato e perchè non lo so. Posso pensare ad un determinato episodio in una determinata data. Posso supporre ma non ho un momento o un evento precisi che possa definire eventi scatenanti.

L’unica cosa che so è che quando ebbi per la prima volta a che fare con la persona con cui condividevo un muro ebbi una reazione di panza che non mi prometteva nulla di buono.

Saranno stati le risposte gentili tipo “Frega nulla se sono ore che ti battiamo nel muro, noi dobbiamo fare una cosa e andremo avanti finchè finiamo”.

Una situazione che si costruiva poco per volta fatta di non dialogo, ostilità, mancanza di rispetto e prepotenze piccole o grandi.

Di questo ho scritto e dei piccoli fatti che fan parte della convivenza forzata che si ha in un condominio.
Tutto nella normalità, nel normale fastidio fino a che non è più stato così.

Inizia forse con una lamentela alle 3 di notte perchè c’è l’ennesimo orgasmo urlato a squarciagola, una lamentela seguita da urla e insulti.
Prosegue con risvegli forzati alle 2 perchè qualcuno arrivava e iniziava a urlare e sbattere mobili.

Poi una pausa, tre settimane di silenzio. La speranza di una situazione normalizzata.

E invece no.

Perchè passiamo dall’eccesso di rumore al massacro per qualsiasi rumore. Che fosse il gatto che non stava bene o la porta che cigolava chi è in quel momento presente non perde occasione per criticare.
Mai direttamente perchè la critica diretta implica il riconoscimento dell’altro come “persona”. Indiretta, urlata sulle scale o davanti alla tua porta.

Suora, barbona, demente. Un lungo elenco di ingiurie accompagnato da giudizi su chi sei, cosa fai e come vivi.
Tu non sei più una persona, sei un bersaglio.
Due personaggi sui 60 anni, ignoti, con cui non hai mai scambiato mezza parola che vestono i panni di giudici.
Tre settimane e poi altre due di pace.

Arriviamo a maggio e inizia il periodo degli homuncolus. Un homuncolus principale e un gruppo di donne che, per ragioni che non saprò mai, decidono che io “sono una barbona da mettere a posto”.
Giornate di urla, serate di rumore fino all’una.
Accanto minacce di querele se il gatto miagola o se tu fai qualcosa.
Assieme ad insulti, giudizi pesanti.

E a una minaccia che volta, urlata attraverso il muro “TU LASCERAI QUELLA CASA DI MERDA”.

Stringi i denti, provi a sollecitare l’amminastratore. Nulla. Ti rivolgi ad un avvocato e nulla.

Vivi nel caos e nell’impossibilità di avere un attimo di relax o tranquillità.D’altronde sei la barbona da mettere a posto, non un essere umano.
Al tempo stesso sei affascinata dalle 3/4 homuncule che sono al cuore del caos e si danno il turno nell’appartamento.
Se le incontrassi per strada pensereti a persone normali ma quando quelle voci, quelle facce in quella specifica situazione non appartengono alla normalità, appartengono al nulla.
Un nulla privo di senso, un nulla che ti dice che non c’è una ragione razionale ma semplicemente il piacere che da il potere su una persona. Il potere di provocare sofferenza.

Le homuncole possono essere le vostre amiche, sorelle, colleghe. Ho persino scoperto che avevamo conoscenze in comune.
Possono avere interessi, andare a cena o al cinema. Credo possano persino interessarsi di letteratura.
Ma tutto questo è secondario rispetto al fatto che la ragione motivamente di certi comportamenti è il potere su una persona.

Io stringo i denti ma inizio a patire lo stress e a vivere con i tappi nelle orecchie o gli auricolari per sentire musica.

E una notte di giugno gli homuncoli non si accontentano di penetrare le mura con il rumore. Una sera senti due colpi fortissimi contro la tua porta di casa.
L’hanno presa a spallate.
Ti spaventi, chiami i carabinieri, chiedi come procedere.
E procedi come ti dicono.
Per una settimana vivrai in un’altra casa.

Al ritorno segue un attimo di pace e poi si riscatena l’inferno.
Stavolta non più fatto di rumore ma di minacce, di botte sul muro per qualsiasi rumore.

Alle volte ti incontrano per strada e ti guardano con uno sguardo che è quello di chi pensa di avere il potere della sofferenza. Uno sguardo gelido, privo di qualsiasi riconoscimento di umanità.

Ad ogni periodo segue un periodo mio di ambimentamento, di adattamento. Non voglio andarmene, non voglio cedere.

E visto che rumore, minacce non bastano abbiamo una fase successiva. Gli spazi vengono violati in maniera realte.
Inizio a trovare la porta di casa, che ricordavo benissimo di avere chiuso a chiave, chiusa solo con lo scatto.
Oggetti spostati, il gatto spaventatissimo, discorsi fatti a voce altissima dall’altra parte del muro su scelte, libri, arredamento (*). Tutti particolari che non puoi conoscere se non sei entrato in quella casa. (**).

E’ il massimo segno di disprezzo e di potere.
E’ il momento mio della scelta: cambiare casa, tornare ad avere una vita normale, lontano dal vuoto cosmico e dalla fame di potere di chi, probabilmente, non ha altro potere in vita sua.

Oggi questo è passato.

Non saprò mai nè cosa volessero, nè dove volessero arrivare, nè cosa gli venisse in tasca.
Ho visto una parte di umanità che non avrei voluto affrontare: quella della fame di potere, del vuoto, della spersonalizzazione dell’altro reso “nemico” senza ragione.

E la cosa peggiore è che gli homuncolus possono essere il tuo vicino, il tuo collega o la persona che hai vicino a sentire un reading di poesia.

Non sono mostri, sono il vuoto cosmico, il nulla. Un nulla che trova potere solo nel branco. Sono forti perchè sono branco.

Essi vivono, essi sono in mezzo a noi. E, forse, essi possono essere ognuno di noi.

Nel caso un qualche homuncolus leggesse, colgo l’occasione per comunicare che l’odio è un’emozione che coinvolge due persone, il piacere del potere è solo un modo di riempire il vuoto interno.

(*)Lo homuncolus medio è abbastanza ignorante. Dire che penso di essere uno sciamano perchè ho dei libri sullo sciamanesimo è un pelino ridicolo. A meno che avere libri di Mircea Eliade sia segno di follia
(**) Se vi chiedete come facessero la rispsota me la diede un fabbro: chiavi universali. Puoi aprire ma non chiudere.

Pubblicato il 3 novembre, 2013 su Diaristica, Italica, Realta', Riflessioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. ossignur Annarella, che incubo. La mente umana è veramente un vaso di pandora. Mi spiace che questa volta sia stata tu a farne esperienza diretta e spero che la situazione attuale ti possa ripagare di tutto il disagio e lo spavento.

    (questo post risponde a molte delle domande che mi ero fatta (e che forse ti avevo fatto anche in dm), per il resto… lo sai che ti aspetto🙂

    • 🙂 Marcella non era facile da raccontare e mentre la vivevo era un qualcosa che era già talmente orrendo da vivere che ti passava la voglia di raccontarlo🙂 Prima o poi so che ci vedremo e ti assicuro che mi fa molto piacere

  2. quello che fa rabbia è che in una situazione simile, di vero e proprio stalking, le forze dell’ordine non intervengano in maniera adeguata. Ben vengano leggi contro stalking, femminicidio e omofobia ma tale leggi sono inutili se le forze dell’ordine non intervengono o intervengono solo tardi😦

    • Le forze dell’ordine non intervengono quando ci sono minacce di morte, il resto è un qualcosa che va per le lunghe sempre. Mi è successo di chiedermi qual’era il limite oltre il quale non sarebbero andati. Onestamente non lo so e spero di non saperlo mai

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