So let it go

you will be forced to recognize the necessity of change, which involves letting one thing go to gain another

Ci sono momenti in cui ti senti morta, in cui se guardi alla tua vita non vedi alternative che non siano aspettare una pensione che forse non arriverà mai o morire.
Non vedi un futuro, non ti aspetti altro.

Ti senti vecchia dentro, arida, secca. Come se non ci fosse una qualsiasi fonte a cui abbeverarsi per poter tornare ad essere viva, fertile, capace di pensare.

Vedi il tuo mondo chiuso tra 4 pareti, vedi un non-futuro che è solo il susseguirsi di giorni sempre uguali e al tempo stesso totalmente fuori controllo.

E la scelta che hai davanti è morire dentro, inaridirti del tutto o cercare un modo per tornare a vivere.

Adesso non c’è stanchezza, c’è solo mancanza di forza, mancanza di stimoli, la tua autostima massacrata una goccia alla volta.
C’è la mancanza di un senso nelle cose che succedono e fai e in questa mancanza di senso c’è il divenire una macchina che fa, produce, sforna ma non riesce più trovare un senso e uno scopo in quelle che fa.

Oh si, pragmaticamente uno scopo c’è. Ma ci sono momenti in cui ti senti legata alla catena, con le ali tarpate.

Non c’è possibilità di reazione, di cambiamento perchè per cambiare occorre accettare, occorre rispettare la persona, farla sentire persona.
Io mi sento un produttore del nulla, mi sento il nulla.

Non vedo colline da superare, vedo il deserto in cui non morire di sete perchè ogni tanto trovi la pozza d’acqua a cui abbeverarti.

Sono le cose che vorrei dire, le cose che vorrei comunicare.

A me di tutti gli sforzi rimane un gatto e il “è colpa tua”, “non sei capace”, “te ne freghi”. Priorità, ordine, programmazione.

La mia priorità 0 per anni è stata una sola, ho dato tutto fino a non trovarmi niente. Fino a trovarmi questo vuoto dentro che si mangia le energie, si mangia tutto.
Fino ad avere paura di non avere più nulla di mio.

Non rido più da non so quanto, svuotata anche della forza di ridere.

E questo non so se sia uno sfogo, un urlo o cosa sia. Sono le parole non dette, ingoiate, trattenute.
Sono le lacrime non versate.

E’ l’amaro bilancio. Non fai pena, non farai pena e neanche saresti in grado di accettare di far pena.

Ed è l’amara considerazione di sentirti un tappabuchi in attesa che qualcosa succeda.

La morte o la pensione. O qualche svolta improvvisa che torni a dare un senso alle cose, a far si che si possa pensare a vivere e non a sopravvivere.

Per adesso c’è solo il buio e il vuoto. E la voglia di addormentarmi per svegliarmi un giorno in una situazione diversa con qualche collina da attraversare.

Per adesso mi rimane un gatto e il sogno di me ed il mio grigio compagno che camminiamo su una strada, il sole al tramonto e tanto verde attorno.
Il sogno di un domani.

To let it go And so to fade away

Pubblicato il 16 giugno, 2014 su Diaristica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. a me questo spettacolo ha aiutato in un momento simile al tuo🙂 https://www.youtube.com/watch?v=I3g86q3P1nU

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