Razza? Di che cosa parliamo?

Ieri è esplosa la questione della “difesa della razza bianca“.
Sarò strana ma al concetto di “razza bianca” associo le galline o le mucche. Le mucche piemontesi sono bianche.
So che esistono anche mucche pezzate o nere e per quel che ne so alle mucche passa alto se nel loro gruppo ci sono mucche di altro colore.
La stessa cosa per le galline, mi parrebbe strano sentire che le galline bianche non vogliono assieme le galline nere perchè debbono difendere la “razza”.
In Italia, anno di grazia 2018, può invece succedere che il candidato al governo di una delle maggiori regioni italiane parli tranquillamente di razza e quelli del suo partito non decidano di mandarlo in vacanza o cambiare candidato.
Succede una cosa che si pensava fosse morta e sepolta e che riporta alla memoria ricordi del 1938 e della difesa della razza.
Il razzismo sembra essere il dernier cri della stupidaggine italiana.
Ci dimentichiamo che oltre frontiera non siamo visti proprio come il faro della civiltà occidentale, che spesso ci associano ancora ad immigrazione e mafia.
Oh certo, siamo esaltati per arte/moda/cibo e vai coi carri.
Ma l’italiano è ancora visto come quello che arrivava con la valigia di cartone come immigrato.
L’altra cosa che tendiamo a dimenticarci, o ignoriamo bellamente, è che l’impero romano se ne batteva bellamente della questione etnica e se eri cittadino romano lo eri a prescindere dal colore o dall’origine.
Il che vuol dire che molti di noi hanno antenati che con la razza bianca non hanno molto a che fare.
Cambia qualcosa? In pratica no, per qualche politico attuale si.
Sarebbe divertentissimo fare il test del DNA agli assertori di certe vaccate e scoprire che hanno origini piuttosto variegate, magari qualche antenato remoto importato dall’oriente.
La cosa che realmente importa è che con certe frasi si sdogana il peggio del peggio. I leoni da tastiera saranno entusiasti di poter mostrare il peggio di se e non doversi neppure vergognare.
Sperando che al governo di una delle maggiori regioni italiane ci vada qualcuno di più sani principi e meno attento alle questioni di zoologia.
Visto che non siamo ancora galline

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Affrontare il drago (parte 2)

Qualche mese fa avevo parlato di cosa volesse dire scoprire di avere una malattia cronica.

Sono passati i mesi e debbo dire che il drago si è rivelato una di quelle situazioni critiche che ti svoltano la vita.
Nel senso che devi proprio cambiare abitudini e devi adottare uno stile di vita più sano.

Per cui via alcoolici, carboidrati misurati, dieta sana e movimento.
Perchè il drago non arriva da solo ma accompagnato da una serie di valori sballati.

Adesso siamo riusciti a riportarlo sotto controllo e abbiamo 13 kg di meno.
Il che vuol dire meno problemi di schiena e giunture varie e maggiore leggerezza nel muoversi.

Vuol anche dire che ho dovuto imparare a valutare cosa mangiavo e cosa contenevano i cibi che acquistavo.

Ed è stata una scoperta.
Ho scoperto che molti cibi che dovrebbero essere “salutari” contengono carrettate di grassi saturi o di zucchero.
Con mio sommo stupore ho rilevato fino al 20% di zuccheri per etto di cibo o il 50% di grassi.
Il peggio sembrano essere i cibi gluten free o vegani dove il grasso saturo abbonda.

Per dirla in parole povere, senza scadere nella propaganda salutista, evitate il glutine ma vi foderate le vene di colesterolo.

Il drago è in aumento e, visto cosa ho notato nei cibi, non mi stupisce. Semplicemente è l’effetto paradossale dell’essere salutisti a tutti i costi.

Annarella does Netgalley: Fantasy e libri dal buon cuore

In questo periodo sono in fissa con Netgalley, sito americano di marketing librario che funge da interfaccia tra case editrici/autori e gente che è disponibile a parlare dei libri letti.
Disponibile nel senso che ha voglia di accollarsi la recensione.
E’ un sito che dà dipendenza e, almeno nella fase “luna di miele”, produce quello strano fenomeno detto “chiedi libri per la qualunque”.
Poi ti ritrovi a dover leggere 3 libri nel giro di 2 giorni perchè c’è una data di scadenza e devi darti da fare entro quella data.
Oppure hai la casa editrice che ti batte il tempo.
Fino ad adesso abbiamo raggiunto il top del comico con uno che chiedeva di recensire un libro ricevuto poche ore prima. Nota: il libro è di 350 pagine.

Ora fino ad adesso, nel giro di due mesi abbiamo letto/valutato e apprezzato (+/-) una quarantina di libri (*)

Ci sono tre libri di cui vorrei parlare. Uno è un fantasy/horror, uno è fantasy pura e uno è di quei libri che ti fan bene al cuore (**)

Il primo libro è “A scandal in Battersea” di Mercedes Lakey, ultimo uscito del ciclo degli “Elemental Masters”. Non ho idea se il ciclo sia tradotto in italiano, a giudicare da quanto letto vale la pena perchè è un goduriosissimo pastiche.
Ambientato in un’Inghilterra vittoriana ove esiste la magia, mischia personaggi letterari quali Sherlock Holmes, personaggi leggendari quali Robin Goodfellow aka Puck e prende ispirazione da un’opera narrativa fantasy o horror.
In questo caso parliamo degli Old Ones ossia di Lovercraft.
Madame Lackey ci ha sempre saputo fare con l’horror (vedi ciclo di Diane Tragarde) e anche in questo caso continua a saperci fare pur senza calcare troppo la mano. Siamo pur sempre in un libro fantasy e non in un libro di Lovercraft.
Il libro è ben costruito, si fa fatica a staccarsene ed è godurioso.
Non ho idea se sarà mai tradotto in italiano, in inglese non è faticosissimo da leggere. Lo trovate qui

Il secondo libro è “Dragon’s Trail” di Joseph Malik. Se prima eravamo dalle parti di una delle grandi signore della fantasy nordamericana, qui siamo alle prese con un esordiente.
Un esordiente che ha scritto però un libro con una trama solidissima, battaglie epiche, humor e personaggi ben costruiti.
La trama è del genere “personaggi che cambiano universo”. Uno spadaccino caduto in disgrazia, pur essendo tra i migliori del mondo, viene reclutato da un mago per creare un nuovo esercito in un universo parallelo. Seguono battaglie, peripezie e tutto quanto fa goduria.
Trovate cotanto splendore qui. Non aspettatevi che sia tradotto in italiano visto che è appena uscito in inglese

Il terzo libro, Snowflakes on Christmas Street di Ivy Pembroke, è anche lui una fantasy nel senso che, pur essendo ambientato nel nostro mondo, rappresenta un universo dove sono buoni e tutti diventano amici.
A cambiare la vita di tre uomini sarà il loro rapporto con un cane.
E’ una favola di Natale, di quelle favole da leggere quando uno non ne vuole sapere di casini/personaggi complessi o struggimenti mentali vari(***). Fa bene al cuore e fa anche commuovere.
Nel caso qualcuno si senta natalizio il libro si trova qui

Sono in arrivo altre mirabolanti libri. Per adesso vi lascio con questi.

(*)Leggo veloce,e viaggio in treno. Metto a frutto le 3 ore giornaliere di viaggio
(**) Pare sia una categoria per gli anglosassoni.
(***) Tipo gialli scandinavi per fare un esempio.

Affrontare il drago (parte 1)

Wisdom’s a gift, but you’d trade it for youth
Age is an honor, it’s still not the truth
We saw the stars when they hid from the world (Steps, Vampire Weekend)

Ci sono periodo un cui tutte le magagne sembrano venire a galla, ovunque ti giri sembra esserci un problema.

Alcuni meno seri, altri seri, alcuni che scopri per caso.
Il fatto che vengano fuori, a prescindere dal chiamare la cosa sfiga, non è di per se stesso negativo perchè ti permette di andare avanti e di risolverli.

Sabato, più o meno a sorpresa, è spuntato il drago. Non era del tutto inaspettato ma non te l’aspettavi così grosso.

S’inizia la mattina andando a fare le analisi del sangue. Nulla di eccezionale, nulla su cui costruire un’epica.

Poi la storia prende una piega diversa.

Sono le ore 15.25, stai facendo la pennica quando suona il telefono. Guardi e vedi un numero di Torino,, un numero che non ti suona call-center.

Rispondi.

Una voce molto da signora ti dice di essere la d.ssa Xyz del centro di analisi. Saluti e chiedi come mai ti stanno chiamdando.

Sempre con molta calma e tranqullità ti viene risposto che hanno fatto le analisi e c’è un valore sballato, tanto sballato e che ti stanno avvisando perchè c’è di mezzo il we ed è meglio che inizi da subito a cambiare qualcosa.

Sei sveglia in pieno, sarebbe strano il contrario, e chiedo quale sia il valore.
La risposta è una e ti porta dallo stato “persona che ha dei problemucci di salute” a “persona con un problema serio da risolvere”.

Passi da 0 a sentirti dire che hai addosso il killer silenzioso, un killer che si chiama diabete.

il primo passo è, più o meno, elminare tutti i dolci, razionare frutta e pane.
Il resto sarà deciso domani dopo aver parlato col dottore.

E’ il primo passo nella lotta contro il drago, altri passi verranno.
E tra un po’ saprai se il drago è diventato parte di te oppure hai avuto un picco.

Passi e la vita che si ribalta.

Passi e il primo è iniziare a capire il drago per stabilire come lottare al meglio

Oziose riflessioni sul rosicamento nazionale

C’è un termine che va di moda negli ambienti di rete: “webete”. Ove per webete s’intenda colui che scrive a capocchia tirando in ballo argomenti quali  Renzi, migranti, economia qualsiasi sia il tema di cui si sta discutendo.

Il problema è che applicando un minimo di distacco critico cosa emerge non è solo stupidità pura (*) ma rosicamento.
Il webete medio non ha problemi di cervello (**) quanto di fegato. Non si sta indignando su fatti, si sta indigando perchè si sente come se l’avessero fregato in qualche modo.
Se X va a cena da Obama e magari ha vinto l’Oscar, un minimo di merito ce l’ha.
Di sicuro ha qualche merito in più di Pippuccio o Solare-e-un-po’-pazza che gli stanno vomitando addosso pezzi di fegato.
Il problema è che Pippuccio o Solare-e-un-po’-pazza han magari sentito parlare di meritocrazia ma non hanno la minima idea di che cosa sia. Se gli spiegassi che è il valore di cosa si fa in un determinato campo e che prescinde da sesso/età/nazionalità/razza e religione sarebbero stupiti e anche un po’ indignati.
Vuoi mettere che uno di quei negri sbarcati gli porta via il posto perchè è più bravo di lui e non basta essere italiani ?

Il rosicone nazionale è un perdente e lo sa. Ed è per quello che è indignato/arrabbiato/nostalgico. Sogna un passato che non c’è mai stato condividendo immagini ove si narra di anni ’30 mai esistiti (***), sogna un presente che non potrebbe esserci perchè, anche si tornasse alla lira, di sicuro non ritornano i pomodori a 500 lire ma, minimo, a 1.500 (****).

Il rosicone nazionale si beve qualsiasi baggianata ed è terrorizzato dal mondo scientifico, facendo finta di disprezzarlo, perchè non ha gli strumenti minimi per capire di cosa si stia parlando o cosa stia succedendo.

Nel medioevo gli affreschi servivano a sopperire all’analfabetismo. In un certo senso era più semplice spiegare le storie della Bibbia a fumetti, di sicuro non si preoccupavano di spiegare i voli teologici a fumetti. Già allora il rosicone antico aveva paura di cosa non era in grado di spiegare e, per fare più in fretta, chiamava l’inquisitore per riportare tutto a posto.

Il rosicone attuale non può farlo. Si trova in un mondo che non capisce, ad affrontare una realtà complessa che non sa spiegare e rifiuta in qualsiasi modo di acquisire strumenti per capirla.

In un libro di circa 30 anni fa Rifkin disegnava un futuro in cui elite culturali sarebbero state circondate da masse di ignoranti funzionali. Quel futuro è adesso.

Il domani sarà peggio perchè sta arrivando l’automatizzazione delle fabbriche e il rosicone, sprovvisto di strumenti, si troverà ancora peggio in quanto diminuiranno i posti di lavoro alla sua portata.

Cosa non mi è chiaro è come si sia passati da un sottoproletariato (*****)che voleva acquisire cultura, che parlava del padrone che sa 100 parole e tu ne devi conoscere altrettante, a un gruppo che condidera la conoscenza qualcosa da cui fuggire.

Il futuro di Rifkin è oggi. Se noi siamo le elite culturali, forse abbiamo anche il “dovere” di far qualcosa per ridare al rosicone fattezze e menti umane.

Sennò qualcuno si troverà come il protagonista di “Sono leggenda”: da solo, in mezzo ad una folla aggressiva, a pensare che è l’ultimo del suo genere, lui è leggenda.

(*) Quella non manca mai. Dopo 3 commenti 3 su Renzi diventi renziano sfegatato visto che lo descrivono con toni talmente grotteschi che ti diventa simpatico.
(**) Ha seri problemi di grammatica e ortografia ma questo è un altro paio di maniche.
(***) Nel periodo di “lira a quota 90” gli abitanti della terra natia di Pippuccio o Solare-e-un-po’-pazza mediamente facevano una gran fame e se provavano ad alzare la testa venivano pesantemente mazzulati.
(****) Lasciamo perdere altri discorsi tipo “quanto verrebbe a costare l’energia” perchè sarebbe un discorso troppo sofisticato.
(******) Il rosicone E’ il sottoproletariato di antica memoria

Respect (oziose considerazioni sui tempi che cambiano)

Durante il weekend si parlava di un conoscente di famiglia che lavora in una delle grandi aziende del mondo social, posizione executive.
Quelle aziende grandi, quelle con la sede nella Silicon Valley.

Si parlava in famiglia di una situazione che per molti è nuova: il downsizing.
Il conoscente, di fronte alla scelta di salita di carriera con maggiori responsabilità e destinazioni tipo San Francisco, ha scelto di fare un passo indietro.
Ha fatto il cosiddetto downsizing, lasciandosi alle spalle il rutilante mondo e preferendo prendersi un periodo di riflessione.
Del futuro non sa ancora, forse una startup.
Per adesso dice che sta tanto bene a casa a fare il casalingo.

La situazione, vista dall’italico mondo, è decisamente inconsueta. Talmente fuori dall’ordinario da essere vista come un’anomalia (*).

Eppure, anche in Italia, non è il primo caso che sento.
La scelta è tra qualcosa che non riesci più a fare, che ti riempie di angoscia e il cercare di vivere meglio.

Stamattina leggo invece di Marissa Mayer e di “lavorare 130 ore la settimana“. [NOTA: non ha detto proprio questo. Potenza delle pessime traduzioni, il pezzo originale è qui]

Ora, teniamo da parte considerazioni su pianificazione della pipì e delle docce, si vorrebbe serenamente far notare che la sig.ra Mayer ha ciccato in pieno con Yahoo.

Nella mia testa mi trovo perciò uno che si sta trovando benissimo a fare il casalinguo, pur avendo avuto una posizione di pieno successo, e dall’altra una che ha cannato alla grande e che ciancia di 130 ore la settimana.

Provo invidia e rispetto per Ms 130-ore? per nulla

Ammirazione e rispetto per chi ha fatto downsizing? Alla grande.

La prima mi pare una scelta “vecchia”, si è sempre fatto così. La seconda è nuova, innovativa, un cambiamento radicale.

Dimenticavo Mr Downsizing ha 50 anni, un’età in cui è facile sentirsi in catene perchè, sarà realismo o sarà paura, si è terrorizzati dall’affrontrare strade nuove perchè-non-si-sa.

Le cose nuove portano aria nuova. Possiamo dire ai ns giornalisti di smetterla di parlare di vecchiume e iniziare a parlare di cose realmente innovative ?

(*) E’ da dire che in Italia, con un normale ruolo, la posizione sarebbe definità “disoccupato”

I dannati della terra locali

in questo periodo faccio fatica a reggere i piangina nazionali, gli “a noi italiani niente”.

Faccio fatica perché vedo tanto piangersi addosso, tanto ricordare quanto sia disperata la loro situazione e ho la sensazione che ci sia poco darsi da fare per migliorarla.

Facciamo un esempio: sei una trentenne disoccupata e senza soldi. Scrivi un post su Facebook lamentandoti di qualcosa tipo “Non mi fanno entrare al cimitero col cane”.

A naso sarebbe una questione innocua, un tema buono per passare il tempo e dividersi tra pro/contro e vai coi carri.
Nulla di speciale.

Peccato che si tiri subito in ballo che il cane al cimitero non può entrare ma una zingara può chiedere la carità sullo spiazzo adiacente.

A parte il non sequitur tra “il cane non può entrare la cimitero” e “la zingara può chiedere la carità”, la frase viene scritta in italiano improbo.

Nasce una discussione che si divide in due rami: il cane e la zingara.
Nel primo ramo abbiamo ancora lampi di civiltà e di discussione sensata.
Nel secondo esce il peggio del peggio compreso il pirla di turno che, con mentalità da far invidia ad un nazista anni ’30, propone di andare a far mordere la zingara dal suo pit bull (*)
Il tipo non ha mai incontrato la zingara, non ha mai saputo della sua esistenza fino a due secondi prima. Non sa neppure che faccia abbia e, nel caso, si ingegnerebbe anche a far mordere una qualsiasi passante perché tanto non saprebbe riconoscerla (**).
Non sono cose che puoi spiegare a questo tipo di italico-piangina, l’unica è segnalarlo per “hate speech” e sperare che emigri per lavorare in qualche miniera remota.

Ricapitolando: un fatto assolutamente risibile diviene l’occasione per dar sfogo al pianginismo italico.
Non per qualsiasi legame con il fatto ma perché è uscita la parola zingara.
Fino a qui il pianginismo è stato limitato, più razzismo che pianginismo.

Qualcuno però “osa” far presente che nessuno è mai morto se il cane non entra al cimitero e se non hanno qualcosa di meglio da fare.
Non l’avessero mai fatto.
Inizia un coro a varie voci sul tema “Noi siamo disoccupati, non abbiamo i soldi per piangere” (***) e un crescendo di pianginismo perché “siamo italiani non ci danno un centesimo“(***) fino all’apoteosi di “Chiedere carità e reato. Io visto Tv”. (all’io visto TV mi son venuti in mente gli indiani dei film degli anni ’30).

Il tutto massacrando buon senso, grammatica e essendo anche un pelino difficili da leggere perchè, in assenza di virgole, entri in apnea prima di finire la frase.

Mentre leggo mi vengono in mente alcune cose vaghe tipo “Se sei così in bolletta l’adsl e il computer per andare su Facebook come te li mantieni? A botte di tirate sui ROM ?”
E ancora “Hai un cane che mangia un kg di carne al giorno. O quella povera bestia è diventata vegana o vai in giro con l’arco a tirare ai piccioni”.

Di base mi rimane però un’idea di base ossia che senza preparazione, cultura e le basi non vai da nessuna parte.
Possono fare tutti gli xxx-act che vogliamo ma questa gente ben difficilmente troverà una sistemazione perchè gli mancano tutti gli strumenti. A partire dalla scrittura di un CV (****)agli strumenti necessari per affrontare il mondo attorno o per cercare un lavoro.
All’ignoranza totale di cosa sta succedendo che fa si che si sentano vittime di tutto e tutti. Un po’ è vero perchè di squali e sciacalli che ci marciano ce ne sono a bizzeffe ma il vittimismo non serve a trovarti un lavoro o a costruirti un futuro.
Un vittimismo che impedisce di capire che il primo sforzo deve essere personale, deve essere nel migliorarsi.

L’economia li da perdenti perchè non sono competitivi rispetto ad un qualsiasi immigrato che sia qui da almeno un paio di anni (*****). Un certo populismo li vuole vittime e perdenti perchè solo così prospera.

Però il primo passo spetta a loro e solo loro possono tirarsi fuori dall’ignoranza e dalla miseria (Non parliamo di senso figurato, sono proprio ignoranti e poveri sia in senso umano che materiale).

Ben vengano i redditi di cittadinanza e le iniziative per aiutarli. Ma che questo sia soggetto a richieste di miglioramento e iniziative.

A meno di volere l’ennesimo populismo o la distrubuzione del grano di età imperiale.

(*) Qui ci sarebbe qualcosa da dire su quel povero cane. I pitbull hanno pessima fama per colpa di padroni idioti e l’idea di un cane addestrato a mordere fa paura, soprattutto se in mano a un cretino
(**) L’ho vista. E’ una signora di circa 50 anni bionda, vestita con jeans e maglione. Di sicuro potrebbe essere chiunque
(***) Un sacco di virgole sono state maltrattate durante la scrittura di questo post e la grammatica è scesa in sciopero durante il thread iniziale
(****) Immagino che roba tipo “Io andato scuola media. Io preso diploma” non faccia grande impressione
(*****) Di sicuro conosce meglio l’italiano