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Affrontare il drago (parte 1)

Wisdom’s a gift, but you’d trade it for youth
Age is an honor, it’s still not the truth
We saw the stars when they hid from the world (Steps, Vampire Weekend)

Ci sono periodo un cui tutte le magagne sembrano venire a galla, ovunque ti giri sembra esserci un problema.

Alcuni meno seri, altri seri, alcuni che scopri per caso.
Il fatto che vengano fuori, a prescindere dal chiamare la cosa sfiga, non è di per se stesso negativo perchè ti permette di andare avanti e di risolverli.

Sabato, più o meno a sorpresa, è spuntato il drago. Non era del tutto inaspettato ma non te l’aspettavi così grosso.

S’inizia la mattina andando a fare le analisi del sangue. Nulla di eccezionale, nulla su cui costruire un’epica.

Poi la storia prende una piega diversa.

Sono le ore 15.25, stai facendo la pennica quando suona il telefono. Guardi e vedi un numero di Torino,, un numero che non ti suona call-center.

Rispondi.

Una voce molto da signora ti dice di essere la d.ssa Xyz del centro di analisi. Saluti e chiedi come mai ti stanno chiamdando.

Sempre con molta calma e tranqullità ti viene risposto che hanno fatto le analisi e c’è un valore sballato, tanto sballato e che ti stanno avvisando perchè c’è di mezzo il we ed è meglio che inizi da subito a cambiare qualcosa.

Sei sveglia in pieno, sarebbe strano il contrario, e chiedo quale sia il valore.
La risposta è una e ti porta dallo stato “persona che ha dei problemucci di salute” a “persona con un problema serio da risolvere”.

Passi da 0 a sentirti dire che hai addosso il killer silenzioso, un killer che si chiama diabete.

il primo passo è, più o meno, elminare tutti i dolci, razionare frutta e pane.
Il resto sarà deciso domani dopo aver parlato col dottore.

E’ il primo passo nella lotta contro il drago, altri passi verranno.
E tra un po’ saprai se il drago è diventato parte di te oppure hai avuto un picco.

Passi e la vita che si ribalta.

Passi e il primo è iniziare a capire il drago per stabilire come lottare al meglio

Oziosi pensieri su una casa nuova

Siamo in una casa nuova da metà febbraio e, fino a oggi, non avevo ancora avuto l’occasione di parlare con nessuno degli altri inquilini.

Mi ero fatta la stravagante idea che non vi fossero animali nella scala. Sapevo di 1 gatto avendo visto il suo umano con della sabbia ma nulla di più.

Oggi ho avuto l’occasione di parlare con una signora che risiede qui da tempi immemori ed è saltato fuori che, a stima, nella scala c’è una decina di gatti e 2 cani.

La signora mi spiegava che non possiede gatti in prima persona ma adora fare da catsitter a quelli dei figli. Oggi era in residenza un meraviglioso British shorthair grigio.

La situazione della scala pare sia la seguente:

Pianterreno: 1 gatto. il padrone non c’è quasi mai e lo lascia fuori dall’appartamento. Il poverino piange disperato cercando di entrare. L’umano del gatto è disprezza da tutti gli altri gattofili.

Primo piano: Lato dx 3 gatti in heavy rotation, 3 gatti + 2 cani lato sx.

Secondo piano: Lato dx 1 gatto, lato sx il mio felino.

Terzo piano: Lato dx non pervenuto, lato sx 2 gatti.

E’ da segnalare la presenza di altri gatti nelle scale a lato.

La signora funge da nonna dei gatti della sua vicina di balcone, scala parallela. Questo mi ha un po’ ricordato la nonna del gatto perchè le due signore condividono oltre che lo status di cat granny anche quello di titolare di pollice verde fosforescente: parliamo di cose serissime perchè una è in grado di far resuscitare piante semimorte e l’altra oggi mi mostrava diefenbachie alte 3 m.

E, tra animali e piante, per un attimo ho pensato di essere finita in un’episodio di Midsomer Murders o Barnaby che dir si voglia

Tu sei ciò che testimoni

Ci sono periodi di introspezione.
Periodi colmi di letture e pensieri e di momenti di revisione.
Momenti in cui ti tornano in mente due parole sentite tanto tempo fa: “La bella condotta”. Bella, un comportamento bello. L’amore per la bellezza, fare della propria vita un capolavoro. (*)
E pensi agli anni spesi riflettendo su questo o quell’altro. E per ”riflettendo“ intendo quel processo intimo che ti porta o avvicina ad un risultato, un modo di essere
Non ho mai chiaro cosa sia la bellezza, ho molto chiaro cosa sia la bruttezza. La vivo nella negazione dell’altro come persona, negando l’altro come essere distinto ed umano ma rendendolo unicamente aggettivo, sagoma di cartone, bersaglio.
L’altro come non-persona.
Levinas parla del volto che scatena la reazione. Negando l’umanità dell’altro ne nego il volto ma, al tempo stesso, ledo e ferisco il mio volto ed il mio spirito.
Per come la vedo devo conoscere il mio bisogno per capire quello altrui. Capire se è capriccio momentaneo, necessità o desiderio. E capire cosa mi venga chiesto in quel momento.
Ho trovato in giro questo e mi veniva in mente come possa essere un esempio di bella condotta
allora l’altro, cesserà di essere semplice “oggetto” destinato a essere condotto alla “mia” verità, unica e universale e diverrà “soggetto” da accogliere nella sua unicità, con la “sua” verità. La verità allora non sarà senza l’altro, né tantomeno contro l’altro, non sarà imprigionabile in categorie giuridiche o in affermazioni dogmatiche, ma troverà spazio nella storia grazie all’incontro tra diversi, tra stranieri che scoprono la possibilità di una comprensione e di una relativa comunione proprio perché accettano di non essere “padroni di casa”, detentori del Senso, proprietari della Verità. ” (E.Bianchi)
Viviamo in tempi di Verità e Valori assoluti, in tempi in cui una sola modalità, un solo modo di essere, un solo modo di agire sembrano essere possibili.

Viviamo in tempi in cui almeno due religioni sono diventate fatto politico, asserzioni di valori e ortoprassi.
Cristianesimo ed Islam ridotte a sinonimo di militanza politica e non di cammino spirituale, ad annuncio di iniziativa legislativa e non ad annunzio o testimonianza di un rapporto con quanto va oltre.

Oggi l’anti-qualsiasi-tipo-di-religione sono essenzialmente asserzioni politiche.

Perché nell’asserzione del Valore Unico, della Modalità unica possono solo essere e vivere istanze assolutistiche.
Se il mistico rappresenta il massimo grado di libertà nel suo andare oltre, la religione “sociale” rappresenta il minor grado di libertà possibile mandando totalmente di qualsiasi afflato spirituale.

E mancando di bellezza.

Mancando di quel cammino che è fatto di silenzio, riflessione e solitudine.

E allontanando, dimenticando quel momento in cui scendi dentro di te e ti poni i perché, cerchi il senso delle tue azioni. E cerchi di identificare le correzioni da apportare. Alla ricerca di un senso più’ profondo da dare alla propria vita che vada oltre la semplice apparenza o il semplice correre dietro al tempo e agli impegni.
Quel momento che ti aiuta ad andare oltre, a cercare di non apparire belli ma esserlo.
Alle volte si soffre per una cosa poi ci si rende conto che quell’evento ti apre uno spazio di cambiamento, ti obbliga a stare in silenzio ed alla fine in quello spazio il silenzio diventa dono.
Con gli anni ed i casini ho sviluppato questa teoria: dietro ad ogni bruttura, dolore c’è la possibilità della bellezza, della gioia. La cosa brutta che ti è successa o hai visto crea le fondamenta per guardare dentro di te e cercare di capire se quel seme di orrore ce l’hai pure tu. E se lo trovi cercare di renderlo innocuo.

(*) Anni di Bose lasciano memorie di frasi e concetti

Repubblica e lo snobismo letterario

Nei week end è sacra tradizione familiare godersi i giornali in versione cartacea. I due giornali che compriamo sono La Stampa (*) e Repubblica (**).

Repubblica è sempre un godimento, soprattutto nelle pagine di costume.
Questo weekend c’erano due perle: una modello “ci è apparso un libro tra quelli free di Amazon e si è aperto un mondo”, il secondo “lo snobismo culturale è duro a morire.

Partiamo dal secondo. Repubblica ha scoperto che era in voga elencare i libri più amati su svariati social networkz. E fin qui siamo nel costume.
A me aveva lasciato perplessa il numero di persone che elencava libri pesantissimi senza mai accennare a qualcosa di divertente o semplicemente non tra quelli free su Gutenberg.
Ma Repubblica è riuscita a battere tutti. Nell’articolo a un certo punto esce questa perla: “Non che non si possano amare i classici, ma un adulto può davvero mettere al primo posto Piccole Donne ?

Ora io non so cos’abbia fatto la Alcott all’autrice dell’articolo ma, per quanto Piccole Donne lo si legga di solito ad un’età tra gli 8 e i 14 anni, è un libro che può avere più livelli di lettura.
E si, un adulto può amare “Piccole Donne”, addirittura potrebbe amare gli altri libri del ciclo e ricordarsi pagine intere.

Si chiama “libertà di leggere che accidenti si voglia” a meno che si pensi che debba essere tutto un fiorire di Kundera e Musil (***)
 

Il secondo articolo era sul minimalismo nel guardaroba che starebbe diventando il dernier cri tra gli americani.

Ora sono due anni che un giorno si e l’altro pure Amazon USA cede a costo 0 libri su “decluttering”, minimalismo e sono più di 10 anni che esiste un magazine che s’intitola “Simple Life”.
Scoprire dopo anni che sta diventando trendy il minimalismo e che non va più tanto possedere 200 paia di scarpe e 8 cappotti pare paradossale.
Eppure è così.

Nel caso vogliano preparare un articolo per una edizione del 2016 vorrei avvisarli che van di moda anche i prodotti per la pulizia della casa fatti con ingredienti naturali. Così, avvisati in tempo, saranno informatissimi su lisciva, aceto di mele e bicarbonato.

(*) Sia mai che la famiglia si perda un necrologio
(**) Per la cronaca di Torino
(***) Piuttosto che rileggere “Lo Scherzo” o “L’uomo senza qualità” mi sparo in un ginocchio

So let it go

you will be forced to recognize the necessity of change, which involves letting one thing go to gain another

Ci sono momenti in cui ti senti morta, in cui se guardi alla tua vita non vedi alternative che non siano aspettare una pensione che forse non arriverà mai o morire.
Non vedi un futuro, non ti aspetti altro.

Ti senti vecchia dentro, arida, secca. Come se non ci fosse una qualsiasi fonte a cui abbeverarsi per poter tornare ad essere viva, fertile, capace di pensare.

Vedi il tuo mondo chiuso tra 4 pareti, vedi un non-futuro che è solo il susseguirsi di giorni sempre uguali e al tempo stesso totalmente fuori controllo.

E la scelta che hai davanti è morire dentro, inaridirti del tutto o cercare un modo per tornare a vivere.

Adesso non c’è stanchezza, c’è solo mancanza di forza, mancanza di stimoli, la tua autostima massacrata una goccia alla volta.
C’è la mancanza di un senso nelle cose che succedono e fai e in questa mancanza di senso c’è il divenire una macchina che fa, produce, sforna ma non riesce più trovare un senso e uno scopo in quelle che fa.

Oh si, pragmaticamente uno scopo c’è. Ma ci sono momenti in cui ti senti legata alla catena, con le ali tarpate.

Non c’è possibilità di reazione, di cambiamento perchè per cambiare occorre accettare, occorre rispettare la persona, farla sentire persona.
Io mi sento un produttore del nulla, mi sento il nulla.

Non vedo colline da superare, vedo il deserto in cui non morire di sete perchè ogni tanto trovi la pozza d’acqua a cui abbeverarti.

Sono le cose che vorrei dire, le cose che vorrei comunicare.

A me di tutti gli sforzi rimane un gatto e il “è colpa tua”, “non sei capace”, “te ne freghi”. Priorità, ordine, programmazione.

La mia priorità 0 per anni è stata una sola, ho dato tutto fino a non trovarmi niente. Fino a trovarmi questo vuoto dentro che si mangia le energie, si mangia tutto.
Fino ad avere paura di non avere più nulla di mio.

Non rido più da non so quanto, svuotata anche della forza di ridere.

E questo non so se sia uno sfogo, un urlo o cosa sia. Sono le parole non dette, ingoiate, trattenute.
Sono le lacrime non versate.

E’ l’amaro bilancio. Non fai pena, non farai pena e neanche saresti in grado di accettare di far pena.

Ed è l’amara considerazione di sentirti un tappabuchi in attesa che qualcosa succeda.

La morte o la pensione. O qualche svolta improvvisa che torni a dare un senso alle cose, a far si che si possa pensare a vivere e non a sopravvivere.

Per adesso c’è solo il buio e il vuoto. E la voglia di addormentarmi per svegliarmi un giorno in una situazione diversa con qualche collina da attraversare.

Per adesso mi rimane un gatto e il sogno di me ed il mio grigio compagno che camminiamo su una strada, il sole al tramonto e tanto verde attorno.
Il sogno di un domani.

To let it go And so to fade away

Oziose considerazioni sulla cura della salute umana e felina

Stamattina il gatto stava malissimo. Continuava a vomitare e l’ho portato di corsa in clinica.

Sono arrivata verso le 9, ho fatto l’accettazione e alle 9.30 è stato visitato da una delle veterinarie.
Visti i sintomi ha deciso di fargli delle analisi e un’ecografia.
Alle 11.30 mi hanno detto che c’era un corpo estraneo e, dopo un consulto tra specialisti, hanno deciso per l’operazione.

Evito di parlare di cifre ma assicuro che sono numeri decisamente più bassi di quelli che sarebbero stati si fosse trattato di salute umana.

Tutto questo presso struttura privata.

Se si fosse trattato di me, se andavo presso struttura privata non avrebbero fatto nulla d’emergenza e i numeri sarebbero stati minimo 10 volte più alti.

Se fossi andata presso un pronto soccorso avrebbe funzionato così:

ore 9.00 -> arrivavo e facevo il triage.
ora 11.00 -> calcolando che avrei avuto un codice verde può essere che qualcuno mi avrebbe visitato. Se nel frattempo continuavo a star male affari miei
ore 12.30 -> prima analisi
ore 13.30 -> forse ecografia. Sempre che il macchinario funzionasse
ore 15.00 -> rivisita. Forse un antiemetico me lo avrebbero dato nel frattempo
ore 17.00 -> comunicazione di cosa avevo e ricovero. Oppure mi avrebbero rimandato a casa e day-hospital l’indomani

Tutto ciò pur pagando fior di tasse e trattenute.

Il costo in tasse e trattenute equivale a quello pagato per curare il gatto. Peccato che per lui siano molto più efficienti.

Per fare un esempio l’ecografia al gatto costa 50 euro, l’ultima volta che l’ho fatta io ne ho pagate 63.
Eppure non penso che i due tecnici abbiano in un caso uno stipendio da fame e nell’altro pozzi di quattrini. Neppure che i macchinari siano così diversi.

Dite che è un problema se vado alla clinica veterinaria nel caso mi succedesse qualcosa ?

Humunculus (o di storie vere e di demotivatori privi di senso)

Questo post mi è venuto in mente leggendo in un post di Uriel questo pezzo “Il demotivatore , infatti, non ha motivi di essere felice perche’ non fa niente per realizzarsi. Ma non ha neanche motivi per essere infelice, dal momento che non ha nemmeno motivi per vivere un’esperienza di infelicita’: non desiderando nulla di particolare, nulla gli puo’ venire davvero impedito. Egli non vive alcuna esperienza che si trovi sulla scala della felicita’, positivo o negativo che sia il valore. “.

La storia che si narra in questo post è vera come sono vere le cose citate. Sono cambiati nomi, per cui Ugo diventa Piripocchio, ma tutto il resto è successo ed è quanto rimane nella memoria.

E’ storia non tanto di demotivazioni ma di giochi di potere, violenza e irrazionalità.

Da circa 6 settimane abito in una casa nuova. Una casa diversa da quella di prima, più grande, con un meraviglioso panorama sulla collina e sulla pianura.

Una casa lontana da quella precedente, in una zona diversa.

Una casa che sta diventando mia ma che, a differenza di quella precedenza, non mi appartiene. Era in programma che venissi ad abitare in questa zona, in una casa simile ma non che “dovessi” farlo scegliendo tra la sanità mentale e il resistere ad una situazione massacrante.

Quando sia iniziato e perchè non lo so. Posso pensare ad un determinato episodio in una determinata data. Posso supporre ma non ho un momento o un evento precisi che possa definire eventi scatenanti.

L’unica cosa che so è che quando ebbi per la prima volta a che fare con la persona con cui condividevo un muro ebbi una reazione di panza che non mi prometteva nulla di buono.

Saranno stati le risposte gentili tipo “Frega nulla se sono ore che ti battiamo nel muro, noi dobbiamo fare una cosa e andremo avanti finchè finiamo”.

Una situazione che si costruiva poco per volta fatta di non dialogo, ostilità, mancanza di rispetto e prepotenze piccole o grandi.

Di questo ho scritto e dei piccoli fatti che fan parte della convivenza forzata che si ha in un condominio.
Tutto nella normalità, nel normale fastidio fino a che non è più stato così.

Inizia forse con una lamentela alle 3 di notte perchè c’è l’ennesimo orgasmo urlato a squarciagola, una lamentela seguita da urla e insulti.
Prosegue con risvegli forzati alle 2 perchè qualcuno arrivava e iniziava a urlare e sbattere mobili.

Poi una pausa, tre settimane di silenzio. La speranza di una situazione normalizzata.

E invece no.

Perchè passiamo dall’eccesso di rumore al massacro per qualsiasi rumore. Che fosse il gatto che non stava bene o la porta che cigolava chi è in quel momento presente non perde occasione per criticare.
Mai direttamente perchè la critica diretta implica il riconoscimento dell’altro come “persona”. Indiretta, urlata sulle scale o davanti alla tua porta.

Suora, barbona, demente. Un lungo elenco di ingiurie accompagnato da giudizi su chi sei, cosa fai e come vivi.
Tu non sei più una persona, sei un bersaglio.
Due personaggi sui 60 anni, ignoti, con cui non hai mai scambiato mezza parola che vestono i panni di giudici.
Tre settimane e poi altre due di pace.

Arriviamo a maggio e inizia il periodo degli homuncolus. Un homuncolus principale e un gruppo di donne che, per ragioni che non saprò mai, decidono che io “sono una barbona da mettere a posto”.
Giornate di urla, serate di rumore fino all’una.
Accanto minacce di querele se il gatto miagola o se tu fai qualcosa.
Assieme ad insulti, giudizi pesanti.

E a una minaccia che volta, urlata attraverso il muro “TU LASCERAI QUELLA CASA DI MERDA”.

Stringi i denti, provi a sollecitare l’amminastratore. Nulla. Ti rivolgi ad un avvocato e nulla.

Vivi nel caos e nell’impossibilità di avere un attimo di relax o tranquillità.D’altronde sei la barbona da mettere a posto, non un essere umano.
Al tempo stesso sei affascinata dalle 3/4 homuncule che sono al cuore del caos e si danno il turno nell’appartamento.
Se le incontrassi per strada pensereti a persone normali ma quando quelle voci, quelle facce in quella specifica situazione non appartengono alla normalità, appartengono al nulla.
Un nulla privo di senso, un nulla che ti dice che non c’è una ragione razionale ma semplicemente il piacere che da il potere su una persona. Il potere di provocare sofferenza.

Le homuncole possono essere le vostre amiche, sorelle, colleghe. Ho persino scoperto che avevamo conoscenze in comune.
Possono avere interessi, andare a cena o al cinema. Credo possano persino interessarsi di letteratura.
Ma tutto questo è secondario rispetto al fatto che la ragione motivamente di certi comportamenti è il potere su una persona.

Io stringo i denti ma inizio a patire lo stress e a vivere con i tappi nelle orecchie o gli auricolari per sentire musica.

E una notte di giugno gli homuncoli non si accontentano di penetrare le mura con il rumore. Una sera senti due colpi fortissimi contro la tua porta di casa.
L’hanno presa a spallate.
Ti spaventi, chiami i carabinieri, chiedi come procedere.
E procedi come ti dicono.
Per una settimana vivrai in un’altra casa.

Al ritorno segue un attimo di pace e poi si riscatena l’inferno.
Stavolta non più fatto di rumore ma di minacce, di botte sul muro per qualsiasi rumore.

Alle volte ti incontrano per strada e ti guardano con uno sguardo che è quello di chi pensa di avere il potere della sofferenza. Uno sguardo gelido, privo di qualsiasi riconoscimento di umanità.

Ad ogni periodo segue un periodo mio di ambimentamento, di adattamento. Non voglio andarmene, non voglio cedere.

E visto che rumore, minacce non bastano abbiamo una fase successiva. Gli spazi vengono violati in maniera realte.
Inizio a trovare la porta di casa, che ricordavo benissimo di avere chiuso a chiave, chiusa solo con lo scatto.
Oggetti spostati, il gatto spaventatissimo, discorsi fatti a voce altissima dall’altra parte del muro su scelte, libri, arredamento (*). Tutti particolari che non puoi conoscere se non sei entrato in quella casa. (**).

E’ il massimo segno di disprezzo e di potere.
E’ il momento mio della scelta: cambiare casa, tornare ad avere una vita normale, lontano dal vuoto cosmico e dalla fame di potere di chi, probabilmente, non ha altro potere in vita sua.

Oggi questo è passato.

Non saprò mai nè cosa volessero, nè dove volessero arrivare, nè cosa gli venisse in tasca.
Ho visto una parte di umanità che non avrei voluto affrontare: quella della fame di potere, del vuoto, della spersonalizzazione dell’altro reso “nemico” senza ragione.

E la cosa peggiore è che gli homuncolus possono essere il tuo vicino, il tuo collega o la persona che hai vicino a sentire un reading di poesia.

Non sono mostri, sono il vuoto cosmico, il nulla. Un nulla che trova potere solo nel branco. Sono forti perchè sono branco.

Essi vivono, essi sono in mezzo a noi. E, forse, essi possono essere ognuno di noi.

Nel caso un qualche homuncolus leggesse, colgo l’occasione per comunicare che l’odio è un’emozione che coinvolge due persone, il piacere del potere è solo un modo di riempire il vuoto interno.

(*)Lo homuncolus medio è abbastanza ignorante. Dire che penso di essere uno sciamano perchè ho dei libri sullo sciamanesimo è un pelino ridicolo. A meno che avere libri di Mircea Eliade sia segno di follia
(**) Se vi chiedete come facessero la rispsota me la diede un fabbro: chiavi universali. Puoi aprire ma non chiudere.

Good bye Lou

Era il 1980 e comprai il mio primo LP. Era “Growing Up in Public” di Lou Reed.

Ricordi di un’adolescenza passata ascoltando Reed, Patti Smith, Television, Talking Heads e via elencando di scena niuiorchese. (*)

Oggi Lou Reed è morto e, per quanto non fosse più qualcuno che ascoltavi ogni giorno, ti senti come se fosse morto un pezzo della tua storia.

Non ci sono parole, solo l’emozione e il senso del tempo passato e di cosa non potrà più essere.

 

I could sleep for a thousand years
A thousand dreams that would awake me
Different colors made of tears (Venus in Furs, Velvet Underground) (**)

(*) Poi sarebbero arrivati gli inglesi e la dark wave
(**) la mia preferita dei Velvet
 

Un perfetto giro di ruota

Quando andai ad abitare nella casa precedente Telecom mi assegnò un numero di telefono riciclato.

Fu una meraviglia visto che tale numero era stato prima usato da una massaggiatrice. Per due anni ascoltare i messaggi in segreteria fu uno spasso.

Altrettanto spassoso era mettere in imbarazzo i tipi che chiamavano.

Assieme alla casa recuperai pure un bel po’ di materiale lasciato da inquilini precedenti. il più spettacolare era un gioco a luci rosse lasciato da chissà chi.

Per un paio di mesi fece ridere chiunque venisse in visita.

Passano gli anni, getto via buona parte delle cose lasciate da passati inquilini.

Per una lunga storia ci siamo trovati a cambiare casa.

Giovedì mattina, durante il trasloco, han dovuto spostare un mobile che non era mai stato mosso nei secoli.

E’ stato uno di quei momenti che ti provocano un profondo desiderio di sprofondare da qualche parte: sotto il mobile eran scivolati dei libri e dei giornali.

In cima alla pila c’era “il giornalino degli scambisti”.

Un perfetto giro di ruota.

E come tutte le volte che la ruota gira si ricomincia da dove si era iniziato, vedendo le cose con occhio diverso.

Per adesso la cosa più importante è che la ruota abbia girato.

Un anno perso (di diagnosi errate, veterinari e gatti)

E’ una storia che inizia circa un anno fa: un gatto che miagola disperato davanti ad una porta e non sembra trovar pace, una padrona che si rivolge al veterinario per capire se vi siano problemi.

Un anno fa, una visita del comportamentalista e una diagnosi che dice che il gatto soffre di ansia, ansia da luogo chiuso nello specifico.
In due ore viene sancito che c’è poco da fare, che sarà sempre un gatto difficile.

Una diagnosi che non lascia molte speranze.

Passa l’estate tra soggiorni in campagna, ritorni a casa sereni e lamenti da metà settimana in avanti.
Assieme medicine, per la carità cose leggere ma non voglio aprire il capitolo “farmaci veterinari”.

L’inverno passa sereno, nulla da segnalare.

Ritorna primavera e i vecchi problemi sembrano tornare peggiorati (*). Passiamo dai farmaci veterinari d’erboristeria a quelli omeopatici.

L’aria fresca avrebbe fatto di più oppure un bel set di candele.
In caompenso per avere prescritta l’aria fresca ho dovuto aspettare 90 minuti con un gatto che diventava sempre più nervoso perchè c’eran dei cani liberi.
Morale quando siamo arrivati alla visita era isterico, spaventtissimo e, nel caso notiate una cicatrice sul polso destro, è un regalo della meravigliosa esperienza.

Arriva una notte in cui abbiamo X MEOOOW e io chiamo per capire cosa fare.
Mi sento dire che il problema sono io, che il gatto è uno spirito libero e che dovrei darlo via perchè con l’ansia da luogo chiuso non può stare in appartamento.

A me si gela il sangue e dagli amici parte il suggerimento di sentire un’altra campana.
Chiamo la clinica dove lavorava il vecchio veterinario di famiglia (**) e mi danno i contatti di un altro veterinario comportamentalista.

Ieri sera è venuto a vedere il paziente (***).

Escono fuori le parole più belle sentite da un anno a questa parte sul tema: il gatto non soffre di alcun tipo d’ansia. Qaando miagola non esprime nessun tipo di ansia ma vuole qualcosa, il problema è capire cosa.

Debbono avermi tolto di dosso 13 tonnelate di peso.

il secondo punto è che, pur escludendo cosa era stato calato come una mannaia, si tratta di capire cosa voglia quando miagola.
Perchè prima di rilasciare sentenze vuole sapere cosa fa, se posso fare piccoli filmati e scrivergli cosa ha fatto nel giorno.
Una storia di vita basata sull’esperienza di ogni gorno per arrivare a capire cosa fare.

Non una mannaia calata dopo aver visto un gatto, in quel momento tranquillissimo, per due ore.

Un problema che poteva essere risolto un anno fa senza kg di farmaci, sensi di colpa e paure.

Quelle parole che suonano bellissime nelle mie orecchie: “sto vedendo un gatto molto curato e rilassato”.

Abbiamo perso un anno per esserci fidati di chi con tanta leggerezza aveva tranciato giudizi.

Adesso si fa tabula rasa e si ricomincia con uno sguardo ed una prospettiva diverse.

E, come ha detto una mia amica, mandale i suonatori di bonghi del CSOA a suonargli in camera.

(*) Non che io fossi serena soprattutto per questioni vicinali
(**) Adesso in pensione sennò ci evitavamo l’odissea
(***) i comportamentalisti vengono a casa e anche in ore stravaganti