Erotismo e poesia

Girando sul portatile, ho trovato il salvataggio del mio primissimo blog (data di nascita aprile 2004). Tra i vari post ce ne era uno dove si parlava di John Donne e si citavano dei versi.

Era tanto che non li leggevo e mi ero scordata quanto fossero belli. Mi e’ venuta voglia di citarli, eccoli:

There is no penance due to innocence :
To teach thee, I am naked first ; why then,
What needst thou have more covering than a man?
(Elegia XX, To His Mistress going to bed)

He comes and passeth through sphere after sphere ;
First her sheets, then her arms, then anywhere.
Let not this day, then, but this night be thine ;
Thy day was but the eve to this, O Valentine.
Here lies a she sun, and a he moon there ;
She gives the best light to his sphere ;
Or each is both, and all, and so
They unto one another nothing owe ;
And yet they do, but are
So just and rich in that coin which they pay,
That neither would, nor needs forbear, nor stay ;
Neither desires to be spared nor to spare.
They quickly pay their debt, and then
Take no acquittances, but pay again ;
They pay, they give, they lend, and so let fall
No such occasion to be liberal.
More truth, more courage in these two do shine,
Than all thy turtles have and sparrows, Valentine.
(On the Lady Elizabeth, and Count Palatine Being Married on St. Valentine’s Day)

Si parla molto di sesso in questi giorni, pochissimo di eros, di spazio dell’allusione e della fantasia. Donne descrive una notte di sesso, parla di sesso e di eros.

Non c’e’ descrizione grafica, non c’e’ lo sbattere la carne scoperta sotto la luce, c’e’ lo spazio della fantasia, l’erotismo in parole povere.

Facciamo un esempio tra Games of Thrones, Outlander(*) e american sceneggiati vari c’è quasi una gara a chi mette sullo schermo più sesso e più nudità.

Stessa cosa succede in molti romanzi americani. Credo di aver amato molto “All Soul Trilogy” perchè ci mettevano più di un libro e circa 1000 pagine prima di concludere (*) e, anche quando concludevano, non c’era la solita paccottiglia di membri vibranti, carni urlanti e ululati inumani non appena l’altro prende l’ascensore.

Per non parlare di altre paccottiglie quali le sfumature di gigio che ti fan rimpiangere il Divin Marchese per quanto noioso la sottoscritta lo trovi.

Nulla di male ma un tempo di diceva che l’eros richiedesse anche buio e mistero. Donne vela, nasconde dietro i giochi di parole e la poesia.
E racconta più di migliaia di scene dove nulla è lasciato all’immaginazione

 

 

(*) La sottoscritta vorrebbe far presente che quando vende Sam Heughan in amorose scene di dimentica di tirare il fiato
(**) Credo sia il buon Fritz Nietzsche a dire che il desiderio nasce dall’attesa.

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Ma il problema non è un ultrasettantente (oziose osservazione sulla parola venire)

Del video che vedete linkato qui oggi si parla molto.

Il nostro ultrasettantenne è ancora una volta riuscito in una delle sue migliori interpretazioni: quella dell’italiano tutto doppi sensi e occhio lungo.

Ora il personaggio lo conosciamo e sappiamo cosa sia in grado di fare. Sappiamo che è bravissimo a vendere (*)l’immagine pubblica di maschio troglodita per cui le donne van bene solo in orizzontale a meno che sian la mdare, la sorella o la moglie.

Ma il problema non è lui. Il problema è la massa che ridacchia ed applaude come se fosse assolutamente normale usare doppi sensi e umorismo da goliardia di quart’ordine in quell’ambito.

Se osservate il video non vedete il silenzio gelido che ci aspetterebbe ma risate, applausi.

Il problema è ambientale, è il fatto che quella mentalità esiste e ci puoi fare ben poco a meno di girare con clave e sperare in eventuali generazioni molto future.

Non parlo di generazioni attuali perchè la misoginia, il considerare la donna solo in modalità orizzontale è un qualcosa di assolutamente comune tra maschi e femmine, in maniera assolutamente trasversale alle età.

C’è poco da far circolare il video e scatenare indignazione. Possiamo indignarci a manetta, finchè quel genere di battute e doppi sensi sarà accolto da applausi e non da gelido silenzio l’intrattenitore continuerà.

Il pubblico lo vuole e lo apprezza ed è su quel genere di pubblico che andrebbe fatta una santa e profonda opera di educazione.

A preoccupare non è l’ultrasettantenne che fa battute da tabarin, a preoccupare sono i signori in completo blu che applaudono.

Perchè è con loro che abbiamo a che fare ogni giorno, non con l’intrattenitore da cabaret.

(*) Dico “vendere” perchè, al contrario, vi sono molte donne nelle sue aziende.

Oziose riflessioni sul perchè i matrimoni gay riescano a far uscire le asserzioni più deliranti

Premessa: la famiglia come la conosciamo oggi esiste da circa 2 secoli. Una certa idea di bambino come essere che cresce e ha degli specifici diritti ad educazione e protezione in fase di crescita credo abbiamo meno di 60 anni.
Nelle campagne, fino a poco dopo della seconda guerra mondiale, non era raro che i bambini andassero a lavorare lontano da casa già a 9/10 anni.
Fino al 1975 l’età legale per il matrimonio erano 14 anni.
Fino a non molti anni fa, “La vera signora” di Elena Canino è del 1952, nei libri di buone maniere veniva consigliato che fosse un’amica esperta della madre ad iniziare il giovin signorino ai piaceri della carne, il tutto mentre sua madre portava in silenzio e con eleganza le corna e si gestiva l’amante con molta discrezione.
Si potrebe andare avanti per pagine intere ma alla base di tutto c’è una cosa: la famiglia come la conosciamo noi è soggetta ai cambiamenti del pensiero e della società.

E fin qui si è in un campo tra la storia e la sociologia.

Peccato sia un campo a quanto pare poco conosciuto a giudicare da cosa si legge in giro in questi giorni.

A me succede da anni di discutere di matrimoni gay, perlomeno dai tempi dei newsgroup. Dovessi dire ho notato come già allora il tema riuscisse a tirar fuori le asserzioni più folkloristiche e deliranti.
Si andava da “contronatura” a “è come se qualcuno volesse sposarsi col proprio cane” (*).

Oggi, all’elenco di solenni trombonate sentite negli anni, si aggiunge quanto ha dichiarato Albertini ossia: “Ma perchè dobbiamo condannare, o comunque obbligare, un figlio ad essere necessariamente omosessuale, quando invece potrebbe essere tranquillamente eterosessuale?

Ora non mi risulta che si sappiano le ragioni che portano ad un orientmento sessuale, sappiamo che in natura l’omosessualità esiste e Platone dichiarava l’amore tra uomini come superiore a quello tra uomini e donne.

Ora io sono figlia di madre vedova, mio padre è morto che avevo circa 20 mesi, e nella mia condizione c’è un sacco di gente. Persino gente che è stata tirata su da coppie di zie senza l’ombra di figure maschili.
Abbiamo anche gente che è figlia di omosessuali che han pensato bene di far le velate, sposarsi e riprodursi (**).

C’è un po’ di tutto insomma e non mi risulta che vi sian particolari differenze nell’orientamento sessuale delle persone che han vissuto queste situazioni.

Però vien sempre bene tromboneggiare.

Soprattutto su un tema di cui sappiamo ben poco.

(*) considerato il numero di donne che ogni anno vengono fatte fuori dal proprio marito o compagno mi chiedo se in alcuni casi non sarebbe più sano.
(**) Il tono sarcastico è dovuto al fatto che c’è una poveraccia che è stata presa di mezzo

Falce e pisello, fuggiamo sol da quello (o del maschilismo sottile e delle contraddizioni di sinistra)

Il titolo è ispirato da una frase di Erna la Rossa.

Come scrive m.fisk, riprendendo il Fatto,  oggi il giorno in cui su Twitter è tutto un fiorire di richieste per avere Lorella Zanardo, autrice de “Il corpo delle Donne”, nel CDA RAI.

Fioccano tweet con su scritto “perché non ne possiamo più di un servizio pubblico sessista”.

FAN-TA-STI-CO, il famigerato popolo della rete si infiamma di puro femminismo.

Al tempo stesso, e suppongo che a farlo girare sia anche gente che se la mena con la Zanardo in RAI, si vede girare la risposta di sopra a la Santanchè.

Ora io la Santanchè non la reggo proprio ma ho il prepotente dubbio che quella risposta non le sarebbe arrivata se fosse stato un uomo. Che quella risposta sia quanto di più sgradevolmente maschilista ci possa essere.

Lasciamo perdere il politically correct e altri accidenti vari, io voglio vedere un twitteratore che risponde ad un politico maschio dicendo “Ah si, tanto ce l’hai piccolo” oppure risponda a quel modo ad un politico gay.

Il primo caso ricade nel settore “impossibile”, nel secondo avremmo mezze insurrezioni.

In questo caso, visto che il nemico è spersonalizzato e può solo essere brutto e cattivo, le stesse donne che s’accenderebbero di sacro furore se una cosa del genere arrivasse ad una donna politica di sx fan nulla.

Ed è scoraggiante che in questo paese dove a sinistra si fa tanto cianciare di “se non ora, quando”, partecipazione delle donne in politica, quote rosa e via elencando, l’innuendo sessuale ad una donna in politica sia non solo approvato ma pure trovato divertente.

Io non lo trovo divertente, lo trovo semplicemente vetero-maschilista.

La versione rossa di “la culona” o degli apprezzamenti sull’estetica della Bindi. (*)

E visto che proprio da quelle parti ci si è indignati a iosa, coerenza vorrebbe che si evitasse.

A meno che la coerenza, a sinistra, sia vista come un valore un po’ depassè

(*)

AGESCI, gay e quel senso di distanza

Si dice “Once scout, always scout” o “semel scout semper scout” (*) ed effettivamente è vero.
C’è un qualcosa di quegli anni che ti rimane dentro, ti fa riconoscere in valori riconosciuti.
Sono stata in AGESCI quasi 16 anni, sono stata capo reparto e un quadro associativo e, visto che quello non scade, sono anche capo scout brevettato.
Per anni è stata l’impegno che mi assorbiva più tempo dopo il lavoro.

Oggi leggendo gli atti del convegno sull’omosessualità qualcosa si è gelato e ho sentito una tremenda distanza da molte di quelle parole e pronunciamenti.

Debbo dire che ho anche pensato che, as usual, Repubblica riesce a scrivere fantasmagoriche vaccate su temi di cui sa nulla definendo gli atti di un convegno come “linee guida”.
Ora in AGESCI le linee guida sono due: il Patto Associativo e quanto votato a Consiglio Generale. Tutto il resto è oggetto di discussione e rimanda alle decisioni dei singoli gruppi.

Ciò non toglie che in quegli atti vi siano pezzi che non ti lasciano incerta se meritino la definizione di agghiaccianti o semplicemente esilaranti.

Lasciamo perdere la parte dell’assistente del MASCI che rientra nell’horror puro ma andiamo a vedere cosa dicono i partecipanti.

Uno in particolare mi ha colpito per l’intrinseca ipocrisia: “Nel gruppo abbiamo condiviso abbastanza uniformemente che un/una capo che ha un orientamento omosessuale, purché viva questa sua condizione in modo casto, secondo gli orientamenti indicati dal magistero, può certamente fare il quadro e il formatore, cioè avere a che fare con altri capi, anche avendo dichiarato il proprio orientamento.

Ora io sono un po’ vecchietta e fuori associazione da più di 15 anni ma vorrei capire

  1. da quel che mi ricordo  non è che in AGESCI la castità fosse proprio un tema che andava/va per la maggiore. Ho vaga memoria di convegni di capi dove si parlava di mettere distributori di preservativi e non è che implicassero “son tutti sposati” e, fino a prova contraria, la castità si applica anche agli etero.
  2. C’è un punto in cui si parla di immagine sociale negativa e di stereotipi della persona omosessuale. Mi è chiaro che eran due gruppi diversi ma, torno a ripetere, forse che i signori capi maschi han paura che il capo gay non casto gli faccia un pompino a sorpresa o le capo femmine han paura che una capo lesbiche le palpi le tette (**) visto che si parla di aver a che fare con persone ADULTE (che probabilmente trombano come ricci) ?
  3. Se il problema non è l’omofobia o la semplice stupidità, quale ragione malsana sta dietro un pronunciamento come quello citato sopra ?
  4. In AGESCI il magistero della Chiesa Cattolica riguardante il sesso fuori dal matrimonio non si applica a tutti ma solo alla parte LGBT ?
  5. Non era “lo scout e la guida sono amici di tutti e fratelli/sorelle di ogni altra guida e scout” ? (***)

Un altro pezzo sufficientemente agghiacciante/esilarante è questo uscito dalla bocca dell’assistente del MASCI:
Inoltre diciamo che il capo omosessuale ha un vantaggio rispetto agli altri capi: in linea generale ha tendenze artistiche, è molto sensibile, è dotato per le relazioni personali. Spesso una persona omosessuale nei rapporti affettivi ha un vantaggio rispetto agli altri capi che faticano a comunicare con i ragazzi.

EH?!?
Manca solo che ama la moda e si veste bene ed abbiamo un ritratto talmente sterotipato da far piangere.
Sembra un incrocio tra una rosicata per il vantaggio competitivo e una visione paternalistico-parabuonista.

Ricapitoliamo:

  1. Stiamo dicendo che siamo in presenza di persone con un’ottima capacità di entrare in contatto con i ragazzi però, accidentaccio, sono gay
  2. Essendo dotati di tutto questo po’ po’ di doti possono risultare più popolari o più legati di altri che han le doti sociali di un istrice misantropo ma son etero
  3. Visto ciò possono dare un’immagine positiva dell’omosessualità perchè “son artistici e affettuosi”

Una logica che fa faville, un ragionamento lineare quanto un guazzabuglio. Perchè, se rovescio la cosa, in presenza di capi dotati della socialità di un istrice misantropo i ragazzi dovrebbero convincersi che “Etero fa schifo”.

Però non è bello preoccuparsi del fatto che ci possa essere gente che fa l’educatore ed è portata per la cosa quanto io lo sono per la pittura su seta.

NO

Infatti viene detto “Quindi l’Agesci ha ragione di interrogarsi intorno a questo aspetto che è indubbiamente un problema serio. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l’omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell’orientamento sessuale,costituiscono un problema educativo.

Giusto! l’AGESCI non si deve preoccupare del fatto che ai ragazzi arrivi un modello di impedito socialmente.

NO

Si deve preoccupare se gli arriva un modello di persona socievole, affettuosa, dotata di senso artistico ma gay.

Un’altra cosa: “[parlando di identità femminile/maschile] Hanno una loro plasticità di cui si deve tenere
conto, senza per questo accettare l’unisessualità della ideologia gender che sicuramente non rispecchia i valori che per l’Agesci si incarnano nell’uomo e la donna della Partenza.

Ora io ho dato la Partenza a signorine che, secondo canoni standard, eran femminili come un camionista e a ragazzi che, sempre secondo standard, eran maschili come Platinette. Che mizzega vuol dire “ideologia unigender”, dove se la son sognata sta cosa quando da anni si va parlando di “differenza” e l’orientamento sessuale ben poco ha a che vedere con l’essere maschile/femminile.

Ora, al di là di stupidità ed omofobia, se fossi ancora in associazione mi chiederei perchè i soldi della mia iscrizione sono andati a finanziare una convegno da cui è uscita una tale valanga di vaccate, controsensi e frasi messe assieme a caso.

Sono fuori e ne son contenta ma non posso non sentire un senso di rabbia e distanza da quell’associazione che per anni ha preso tanta parte del mio tempo.

C’è anche un pezzo che mi da speranza e mi illude, forse, che il lavoro fatto negli anni per educare all’accoglienza del diverso non sia andato del tutto perso. E’ quando, nella sintesi dei lavori di un gruppo, esce questo “Per molti membri del gruppo l’orientamento sessuale di un capo di per sé non confligge con il suo ruolo educativo.”

(*) Scegliete quale dei due a seconda di quale vi suoni meglio
(**) Tra i miei compagni di gruppo uno era gay e un’altra era lesbica. Ho dormito in tenda con entrambi e non è mai successo un piffero, neppure un accenno di un pifferto. Varda te era proprio come dormire con degli etero solo che la parte maschile non faceva le gare di rutti.
(***) per quelli di Repubblica: questa è realmente una linea guida

 

Di fisse, sogni da bambini ed altre cose (on whovian addiction)

Fino a qualche mese della serie a cui si riferisce l’immagine sopra avevo conoscenza, sapevo di persone che c’andavano giù di testa ma non ci avevo mai fatto caso.

I primi vaghi segni d’interesse li ho dati quando sono stata nel posto della foto sotto, aka Cardiff Bay, e, durante il tour di conoscenza generale, la guida ha detto “Là girano il Doctor Who”. Il mio personale pensiero fu “Echissene” mentre un bella parte di folla giubilava e scattava foto a ripetizione.

Cardiff Bay

Ma il destino è fatto come è fatto e aveva altrimenti deciso. Tornata in albergo mi feci la mia sessione di BBC serale, mediamente dedicata alle previsioni del tempo, e incappai nella replica di una puntata della serie succitata.

Non ci capii una beata mazza, sarò onesta. Più o meno capii che il tizio col papillon doveva essere il protagonista ma per il resto mi trovai davanti qualcosa tra il surreale, fantascientifico e non so bene che altro.
La prima reazione fu perciò UH e proseguii nel viaggio continuando ad incontrare tracce (*)

Tornata che fui in Italia ho girato una sera su Rai4 e, avendo seguito la puntata dall’inizio, ne uscii divertita, contenta e lieta (**)

Da lì iniziai a seguirlo tutte le volte che riuscivo visto che l’orario è abbastanza infame, finchè mi ritrova ad essere una Whovian

Se mi fermo e penso a come funziona non posso che essere pienamente d’accordo con Terry Pratchett che sostiene che non è fantascienza, non è un giallo, non segue alcun canone di letteratura e la figura del Dottore sembra ogni tanto un incrocio tra una divinità, il deus ex machina e Madre Teresa di Calcutta.
Sono talmente d’accordo da condividere in pieno la sua frase finale “It’s too late for me. I might shout at the screen again, but I will be watching on Saturday.

Se ci penso un po’ di più è perchè è una favola. Una favola dove arriva un eroe che ti prende per mano e ti porta in giro nello spazio e nel tempo, vestendo l’armatura da Shining Knight quando hai bisogno di lui.
Pura pornografia al femminile, perlomeno visto da lato mio.

Ci saranno altre ragioni, altri motivi. Io so, ragioni succitate a parte, che mi commuove e mi appassiona e mi fa ridere al tempo stesso. (***)

Qualcosa che debbo vedere

“It’s too late for me” ma voi, nel caso non foste ancora stati presi dal turbine STATENE LONTANI. A meno vogliate trovarvi a guardare 50 gb di serie arretrate, imparare a memoria lunghe liste di alieni e trovarvi a discutere per Donna Noble si e Amy Pond vi sta sull’anima.

Run before it’s too late.

E adesso, scusatemi, vado a cercare un canale dove riesca a beccare BBC in streaming per vedere l’episodio speciale di Natale.

(*) Lo girano da quelle parti e sembra essere una delle glorie nazionali.
(**) Vi fregherà poco ma l’episodio era Human Nature
(***) Mi ricorda anche le mie ultime vacanze ed i posti meravigliosi dove son stata.

Pensieri veloci 2 (di maschi di sinistra e di generalizzazioni sulle donne)

Premessa:
1 – conosco una delle ragazza al concorso]
2 – considero i concorsi di bellezza un’aberrazione e mi fanno abbastanza schifo

Diceva Patrizia Carrano in “Erna la Rossa”: “Falce e pisello, fuggiamo sol da quello”.

Detto ciò vorrei sintetizzare il mio pensiero sul maschio medio di sinistra che, dopo essersi ben ben interessato al concorso di bellezza, se ne esce con collegamente e sillogismi vari su miss=bunga-bunga

Detto in buon francese, il mio pensiero sulla cosa è il seguente: “Avete scialato la uallera e le gonadi continuando a tirare il ballo il bunga-bunga ogni volta che ci sia un minimo collegamento tra bella ragazza e spettacolo. Non siete diversi da chi attaccate, maschilisti allo stesso modo e sulle stesse cose”.

Solo che nascondete la cosa sotto l’alibi “Battaglia politica”.