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Respect (oziose considerazioni sui tempi che cambiano)

Durante il weekend si parlava di un conoscente di famiglia che lavora in una delle grandi aziende del mondo social, posizione executive.
Quelle aziende grandi, quelle con la sede nella Silicon Valley.

Si parlava in famiglia di una situazione che per molti è nuova: il downsizing.
Il conoscente, di fronte alla scelta di salita di carriera con maggiori responsabilità e destinazioni tipo San Francisco, ha scelto di fare un passo indietro.
Ha fatto il cosiddetto downsizing, lasciandosi alle spalle il rutilante mondo e preferendo prendersi un periodo di riflessione.
Del futuro non sa ancora, forse una startup.
Per adesso dice che sta tanto bene a casa a fare il casalingo.

La situazione, vista dall’italico mondo, è decisamente inconsueta. Talmente fuori dall’ordinario da essere vista come un’anomalia (*).

Eppure, anche in Italia, non è il primo caso che sento.
La scelta è tra qualcosa che non riesci più a fare, che ti riempie di angoscia e il cercare di vivere meglio.

Stamattina leggo invece di Marissa Mayer e di “lavorare 130 ore la settimana“. [NOTA: non ha detto proprio questo. Potenza delle pessime traduzioni, il pezzo originale è qui]

Ora, teniamo da parte considerazioni su pianificazione della pipì e delle docce, si vorrebbe serenamente far notare che la sig.ra Mayer ha ciccato in pieno con Yahoo.

Nella mia testa mi trovo perciò uno che si sta trovando benissimo a fare il casalinguo, pur avendo avuto una posizione di pieno successo, e dall’altra una che ha cannato alla grande e che ciancia di 130 ore la settimana.

Provo invidia e rispetto per Ms 130-ore? per nulla

Ammirazione e rispetto per chi ha fatto downsizing? Alla grande.

La prima mi pare una scelta “vecchia”, si è sempre fatto così. La seconda è nuova, innovativa, un cambiamento radicale.

Dimenticavo Mr Downsizing ha 50 anni, un’età in cui è facile sentirsi in catene perchè, sarà realismo o sarà paura, si è terrorizzati dall’affrontrare strade nuove perchè-non-si-sa.

Le cose nuove portano aria nuova. Possiamo dire ai ns giornalisti di smetterla di parlare di vecchiume e iniziare a parlare di cose realmente innovative ?

(*) E’ da dire che in Italia, con un normale ruolo, la posizione sarebbe definità “disoccupato”

I dannati della terra locali

in questo periodo faccio fatica a reggere i piangina nazionali, gli “a noi italiani niente”.

Faccio fatica perché vedo tanto piangersi addosso, tanto ricordare quanto sia disperata la loro situazione e ho la sensazione che ci sia poco darsi da fare per migliorarla.

Facciamo un esempio: sei una trentenne disoccupata e senza soldi. Scrivi un post su Facebook lamentandoti di qualcosa tipo “Non mi fanno entrare al cimitero col cane”.

A naso sarebbe una questione innocua, un tema buono per passare il tempo e dividersi tra pro/contro e vai coi carri.
Nulla di speciale.

Peccato che si tiri subito in ballo che il cane al cimitero non può entrare ma una zingara può chiedere la carità sullo spiazzo adiacente.

A parte il non sequitur tra “il cane non può entrare la cimitero” e “la zingara può chiedere la carità”, la frase viene scritta in italiano improbo.

Nasce una discussione che si divide in due rami: il cane e la zingara.
Nel primo ramo abbiamo ancora lampi di civiltà e di discussione sensata.
Nel secondo esce il peggio del peggio compreso il pirla di turno che, con mentalità da far invidia ad un nazista anni ’30, propone di andare a far mordere la zingara dal suo pit bull (*)
Il tipo non ha mai incontrato la zingara, non ha mai saputo della sua esistenza fino a due secondi prima. Non sa neppure che faccia abbia e, nel caso, si ingegnerebbe anche a far mordere una qualsiasi passante perché tanto non saprebbe riconoscerla (**).
Non sono cose che puoi spiegare a questo tipo di italico-piangina, l’unica è segnalarlo per “hate speech” e sperare che emigri per lavorare in qualche miniera remota.

Ricapitolando: un fatto assolutamente risibile diviene l’occasione per dar sfogo al pianginismo italico.
Non per qualsiasi legame con il fatto ma perché è uscita la parola zingara.
Fino a qui il pianginismo è stato limitato, più razzismo che pianginismo.

Qualcuno però “osa” far presente che nessuno è mai morto se il cane non entra al cimitero e se non hanno qualcosa di meglio da fare.
Non l’avessero mai fatto.
Inizia un coro a varie voci sul tema “Noi siamo disoccupati, non abbiamo i soldi per piangere” (***) e un crescendo di pianginismo perché “siamo italiani non ci danno un centesimo“(***) fino all’apoteosi di “Chiedere carità e reato. Io visto Tv”. (all’io visto TV mi son venuti in mente gli indiani dei film degli anni ’30).

Il tutto massacrando buon senso, grammatica e essendo anche un pelino difficili da leggere perchè, in assenza di virgole, entri in apnea prima di finire la frase.

Mentre leggo mi vengono in mente alcune cose vaghe tipo “Se sei così in bolletta l’adsl e il computer per andare su Facebook come te li mantieni? A botte di tirate sui ROM ?”
E ancora “Hai un cane che mangia un kg di carne al giorno. O quella povera bestia è diventata vegana o vai in giro con l’arco a tirare ai piccioni”.

Di base mi rimane però un’idea di base ossia che senza preparazione, cultura e le basi non vai da nessuna parte.
Possono fare tutti gli xxx-act che vogliamo ma questa gente ben difficilmente troverà una sistemazione perchè gli mancano tutti gli strumenti. A partire dalla scrittura di un CV (****)agli strumenti necessari per affrontare il mondo attorno o per cercare un lavoro.
All’ignoranza totale di cosa sta succedendo che fa si che si sentano vittime di tutto e tutti. Un po’ è vero perchè di squali e sciacalli che ci marciano ce ne sono a bizzeffe ma il vittimismo non serve a trovarti un lavoro o a costruirti un futuro.
Un vittimismo che impedisce di capire che il primo sforzo deve essere personale, deve essere nel migliorarsi.

L’economia li da perdenti perchè non sono competitivi rispetto ad un qualsiasi immigrato che sia qui da almeno un paio di anni (*****). Un certo populismo li vuole vittime e perdenti perchè solo così prospera.

Però il primo passo spetta a loro e solo loro possono tirarsi fuori dall’ignoranza e dalla miseria (Non parliamo di senso figurato, sono proprio ignoranti e poveri sia in senso umano che materiale).

Ben vengano i redditi di cittadinanza e le iniziative per aiutarli. Ma che questo sia soggetto a richieste di miglioramento e iniziative.

A meno di volere l’ennesimo populismo o la distrubuzione del grano di età imperiale.

(*) Qui ci sarebbe qualcosa da dire su quel povero cane. I pitbull hanno pessima fama per colpa di padroni idioti e l’idea di un cane addestrato a mordere fa paura, soprattutto se in mano a un cretino
(**) L’ho vista. E’ una signora di circa 50 anni bionda, vestita con jeans e maglione. Di sicuro potrebbe essere chiunque
(***) Un sacco di virgole sono state maltrattate durante la scrittura di questo post e la grammatica è scesa in sciopero durante il thread iniziale
(****) Immagino che roba tipo “Io andato scuola media. Io preso diploma” non faccia grande impressione
(*****) Di sicuro conosce meglio l’italiano
 

Tu sei ciò che testimoni

Ci sono periodi di introspezione.
Periodi colmi di letture e pensieri e di momenti di revisione.
Momenti in cui ti tornano in mente due parole sentite tanto tempo fa: “La bella condotta”. Bella, un comportamento bello. L’amore per la bellezza, fare della propria vita un capolavoro. (*)
E pensi agli anni spesi riflettendo su questo o quell’altro. E per ”riflettendo“ intendo quel processo intimo che ti porta o avvicina ad un risultato, un modo di essere
Non ho mai chiaro cosa sia la bellezza, ho molto chiaro cosa sia la bruttezza. La vivo nella negazione dell’altro come persona, negando l’altro come essere distinto ed umano ma rendendolo unicamente aggettivo, sagoma di cartone, bersaglio.
L’altro come non-persona.
Levinas parla del volto che scatena la reazione. Negando l’umanità dell’altro ne nego il volto ma, al tempo stesso, ledo e ferisco il mio volto ed il mio spirito.
Per come la vedo devo conoscere il mio bisogno per capire quello altrui. Capire se è capriccio momentaneo, necessità o desiderio. E capire cosa mi venga chiesto in quel momento.
Ho trovato in giro questo e mi veniva in mente come possa essere un esempio di bella condotta
allora l’altro, cesserà di essere semplice “oggetto” destinato a essere condotto alla “mia” verità, unica e universale e diverrà “soggetto” da accogliere nella sua unicità, con la “sua” verità. La verità allora non sarà senza l’altro, né tantomeno contro l’altro, non sarà imprigionabile in categorie giuridiche o in affermazioni dogmatiche, ma troverà spazio nella storia grazie all’incontro tra diversi, tra stranieri che scoprono la possibilità di una comprensione e di una relativa comunione proprio perché accettano di non essere “padroni di casa”, detentori del Senso, proprietari della Verità. ” (E.Bianchi)
Viviamo in tempi di Verità e Valori assoluti, in tempi in cui una sola modalità, un solo modo di essere, un solo modo di agire sembrano essere possibili.

Viviamo in tempi in cui almeno due religioni sono diventate fatto politico, asserzioni di valori e ortoprassi.
Cristianesimo ed Islam ridotte a sinonimo di militanza politica e non di cammino spirituale, ad annuncio di iniziativa legislativa e non ad annunzio o testimonianza di un rapporto con quanto va oltre.

Oggi l’anti-qualsiasi-tipo-di-religione sono essenzialmente asserzioni politiche.

Perché nell’asserzione del Valore Unico, della Modalità unica possono solo essere e vivere istanze assolutistiche.
Se il mistico rappresenta il massimo grado di libertà nel suo andare oltre, la religione “sociale” rappresenta il minor grado di libertà possibile mandando totalmente di qualsiasi afflato spirituale.

E mancando di bellezza.

Mancando di quel cammino che è fatto di silenzio, riflessione e solitudine.

E allontanando, dimenticando quel momento in cui scendi dentro di te e ti poni i perché, cerchi il senso delle tue azioni. E cerchi di identificare le correzioni da apportare. Alla ricerca di un senso più’ profondo da dare alla propria vita che vada oltre la semplice apparenza o il semplice correre dietro al tempo e agli impegni.
Quel momento che ti aiuta ad andare oltre, a cercare di non apparire belli ma esserlo.
Alle volte si soffre per una cosa poi ci si rende conto che quell’evento ti apre uno spazio di cambiamento, ti obbliga a stare in silenzio ed alla fine in quello spazio il silenzio diventa dono.
Con gli anni ed i casini ho sviluppato questa teoria: dietro ad ogni bruttura, dolore c’è la possibilità della bellezza, della gioia. La cosa brutta che ti è successa o hai visto crea le fondamenta per guardare dentro di te e cercare di capire se quel seme di orrore ce l’hai pure tu. E se lo trovi cercare di renderlo innocuo.

(*) Anni di Bose lasciano memorie di frasi e concetti

Portarsi avanti coi lavori (del Natale e dei contrari)

NOTA: ripiglio il post di un anno fa e mi porto avanti coi lavori sapendo che da una parte ci sarà il blah Natale-famiglia-ecc e dall’altra il blah “che-schifo-il-Natale”. Tiro una pietosa termotrapunta sulle polemiche relative agli auguri.

Trovo insopportabile la retorica e, spesso, trovo insopportabile anche l’antiretorica.

Trovo insopportabile la retorica del Natale e, al tempo stesso, trovo insopportabile l’antiretorica del Natale. Perchè entrambe nascono dal dare un valore assoluto a qualcosa, ad un periodo, a dei simboli.

Un dare valore privo dell’oggetto centrale di festa religiosa.

Trovo insopportabile la retorica del “Tu scendi dalle stelle” ma, al tempo stesso, trovo na palla assurda la questione Saturnalia/Sol Invictus.
Un nome è un nome e, se qualcuno tira fuori la storia del Sol Invictus, minimo minimo m’aspetterei che vada ad ammazzare il toro in qualche Mitreo (*)
Se poi vogliamo dare un nome alla cosa, si chiama sincretismo echissenefrega di cosa festeggiassero duemila anni fa a fine dicembre.
Oggi chiamiamo il 25 Dicembre Natale e questo basta.

E mi ha rotto la retorica del “Winter holidays” o come cazzo le si voglia definire. Perchè è vero che Hannukah, Yule e altre feste cadono nello stesso periodo invernale ma hanno significati profondi ben diversi.
Chiamiamo le cose col loro nome e ricordiamoci che un augurio è qualcosa di benevolo, non un insulto o una maledizione.

E odio la retorica di “Che schifo le feste”. Eccheduegonadi.
A me piacciono le luminarie, lo scegliere i regali, il panettone o i Lebukuchen e Stollen che siano, mi piace girare per i mercatini e le luci, le tantissime luci.
Mi piace guardare gli alberi con le luci ad intermittenza nella notte.
Mi piace aprire i regali e vedere la faccia degli altri mentre li aprono.
Mi piace l’idea di un giorno in cui tutto si fermi, rispetti la stagione del silenzio e del riposo.
Mi piace l’idea che sia arrivata la festa invernale, qualsiasi sia il significato che gli si vuole dare.

E mi piace l’idea che si possa tornare bambini, spalancare gli occhi di fronte a qualcosa di favoloso o sognante.

Lontano dalle retoriche del Natale e dell’Antinatale.

(*) Per pietà si tralascia il fatto che il “Solinvictaro” è di solito piuttosto antimilitarista. Mitra era una divinità molto popolare tra le classi militari e la cosa mi fa un po’ ridere

Where have all the flowers gone ? (di capitali umani spariti)

Sto guardando in tv un documentario su Adriano Olivetti.

Ho avuto la fortuna di conoscere gente che aveva avuto la grandissima fortuna di lavorare con questa persona straordinaria e gente che aveva lavorato nella sua Olivetti.

C’è una domanda che mi gira nella testa e un punto interrogativo che diventa sempre più grosso mentre vado avanti nella visione: “Dove è finito quel genere di persone?”

Questa è la gente che ha fatto dell’Italia uno dei primi paesi del mondo, gente che non aveva paura di sognare, di avere una “visione” del mondo, di giocarsi in prima persona.

Se mi guardo attorno mi chiedo se ci sia e da dove potrebbero spuntare oggi un Adriano Olivetti  (*).

Saranno le condizioni generali, sarà l’apatia che ha colpito questo paese, sarà il periodo storico ma di personaggi come Olivetti in giro non ne vedo.

Vedo populisti a la Grillo, tanti blah blah e idee basate non si sa bene su cosa ma di sicuro non su una qualsiasi competenza (*), oppure giovani a la Renzi che, a parte il discorso del cambiamento generazionale, non ho ancora capito dove stia e cosa voglia(**).
Queste sarebbero le parti nuove.
Di cosa c’era già evito di parlare perchè non mi è ancora pervenuto nulla che suoni come “Visione del mondo”.

E’ tutto un gran parlare di minuzie, tecnicismi, contestazioni sulle virgole o maldipancismi furenti (***)

Manca qualcuno che sappia portare una visione innovativa e abbia le forze per attuarla.

Il problema è che questo non è solo un paese di vecchi dominato da una gerontocrazia, è che non ci sono innovazione vera, idee fresche, una visione del futuro.
E, soprattutto, non c’è la speranza che ci possa essere un futuro degno di questo nome.

Siamo diventati un paese ridanciano ma triste, caciarone ma pieno di preoccupazioni. Un paese disperato che ignora qualsiasi cosa che possa essere legata a bellezza, futuro, sogno e speranza.

Un paese dove i giovani non hanno speranza in un futuro migliore è un paese che sta morendo.
Non muore solo per la corruzione e l’incapacità di rinnovarsi, muore anche perchè non riesce a pensarsi un futuro.

E’ come se avessimo disimparato a pensarci nel futuro, in preda ad un vuoto che è al tempo stesso depressione e impotenza.

Diceva Virginia Woolf che se uccidi i sogni uccidi le persone.
Noi non abbiamo più sogni e neppure desideri, li abbiamo sostituiti con bisogni veri o indotti.

Abbiamo scambiato il sogno di un paese più bello e migliore con il sogno di possesso delle cose (****) o dell’apparire ed essere degli influencer.

Gente come Olivetti credo che se ne sarebbe fregata del numero di follower o dello score su Klout. Era troppo impegnata a sognare il futuro e a realizzarlo. E realizzando il futuro cambiava la vita alle persone e cambiava le persone.

Noi abbiamo smesso di pensare in grande, di vedere in grande e di sognare in grande. E a lungo termine.
Siamo nell’adesso, nel contigente ma non vediamo noi nel domani, in quello che sarà.

Fino a che non riusciremo ad uscire dall’adesso, dal contigente e allargare gli spazi riprendendoci i sogni e il futuro non saremo in grado di avere altri Olivetti.

Dobbiamo tornare a SOGNARE di politica, di economia e di futuro. Sognare e non pensare perchè è solo dal sogno e dalle visioni slegate dal contingente che può partire la visione del futuro diverso.

E’ possibile ed è già stato fatto.
Olivetti, figlio di ebrei, sognava durante un periodo storico in cui se eri ebreo finivi ad Auschwitz.

Noi possiamo farcela ma dobbiamo reimparare a sognare.

 

(*) Olivetti era coltissimo e si circondava di giovani dalle menti eccelse.
(**) Non dico un progetto politico ad ampio respiro ma, visto che parla sempre di scoutismo, un progettino educativo sarebbe carino lo tirasse fuori.
(***) Vedi il Berly furente di ieri
(****) Momento Erich Fromm “Avere od Essere”
 

 

Le meraviglie di chi habla di scienza (e non sa di cosa parla)

Una delle cose affascinanti della rete è la quantità di vaccate che ti propone e il numero di maximi esperti che aprono bocca su qualsiasi tema.

I miei preferiti sono

  1. I complottisti
  2. Quelli che debbono prendere a tutti i costi una posizione alternativa qualsiasi sia il tema.

Oggi mi è capitato sotto il naso uno che protestava contro il sequestro di Green Hill.

Ora Green Hill è stata posta sotto sequestro per “maltrattamento di animali” non perchè vendessero beagle a laboratori ma per maltrattamento di animali.

E se sequestro c’è stato è perchè è stata riscontrata una violazione di una legge dello stato. Qui spiega cosa signfichi “maltrattamento animali”

Fin qui siamo nella cronaca e nei fatti. C’era un posto dove tenevano animali alla pene di segugio e ciò era in violazione di una legge.

La legge non dice che la sperimentazione sugli animali sia vietata, vieta il maltrattamento. La sperimentazione è invece regolata.

E’ anche qui siamo nei fatti.
Come si faccia a passare da una violazione di legge al fatto che chiudere Green Hill sia un atto contro la scienza non lo so.
Suppongo faccia parte del fatto che fa figo parlar male di qualsiasi accenno di pensiero che tenda a tutelare un minimo gli animali (*)

Ora io di ricerca e sperimentazione su farmaci ne so poco. Ma quel poco che so, dettomi da gente che di ricerca si occupa, di solito viene fatta sui ratti e topi.
A che tipo di esperimenti fossero destinati i beagle di Green Hillo non lo sappiamo, non è mai stato detto.

Per quel che ne so io e con me la massa potrebbero anche essere destinati al test dei cosmetici.
E capisco l’importanza nella vita della gente antimainstream delle nuove creme antirughe, suppongo che senza creme antirughe e serum vari non vivano.

Perchè da nessuna parte è uscito un fatto, un dato concreto che dice che se non vengono utilizzati cani maltrattati la scienza si ferma e moriremo tutti domani.

NO.

L’unico fatto certo è che quei cani venivano maltrattati e che è stato commesso un illecito.

Ora io ho un cognato che di medicine ne prende a carriolate e se è vivo e funzionante è grazie a quelle medicine. Sono una persona che ha il massimo interesse a far si che la ricerca migliori quelle medicine, che diventino sempre più efficaci.

Ma con tutto ciò so ancora leggere e so ancora distinguere tra un illecito e un danno irreparabile prodotto nei confronti della scienza.

Tutto quel che ho visto sono esternazioni tipo “aaaargh, chiudono un allevamento e moriremo tutti di AIDS” oppure bambini che muoiono di cancro.
Famo un esempi pratico: i nuovi farmaci contro le malattie degenerative cerebrali sono testati sui topi (**).

E porca la miseria ne avessi beccato uno che sa su cosa si fanno le ricerche. Indignazione a nastro ma non un fatto.

Quando l’unico fatto è che c’è stato un illecito che si chiama “maltrattamento di animali”. Ed è un cappero di reato.

Ora, con parole semplici e piane, qualcuno sa spiegarmi perchè e in che modo un illecito fermi la ricerca ?

Tiratemi fuori uno straccio di fatto che vada oltre le invettive, le fotine e tutti gli ammenicoli.
UN FATTO, uno straccio di dato.

Perchè quanto mi è disgraziatamente passato sotto il naso fino ad adesso erano invettive e reazioni emotive.

I fatti sono altro.

 

(*) Esiste una legge che tutela il diritto di sparare vaccate a meno che siano d’istigazione all’odio razziale o lesive della dignità e del buon nome altrui.
(**) costano di meno. E anche questo è un fatto.

Papua Nuova Guinea, solo andata (di polilli ed adinolfi)

Dopo aver letto le dichiarazioni di Adinolfi e Polillo mi son chiesta quanto costasse un biglietto per il Papua Nuova Guinea.

Ci saranno i cacciatori di teste, serpenti velenossimi e tutto quel che si vuole ma perlomeno stan zitti.

Il commento della mia vicina di banco, marito cassintegrato all’uscita di Polillo  (*): “Mio marito si accontenterebbe di lavorare il numero giusto di ore”.

Ora di Adinolfi sapevo, questo quì mi giunge nuovo e mi pare che giustifichi ampiamente l’opinione che avremo perso un clown ma abbiamo vinto un gruppo di tizi che esternano come cutrettole, con tutto il rispetto per le cutrettole

Stante i numeri della disoccupazione, cassa integrazione e vai elecando, dove se la sia sognata questo che riducendo le ferie aumenti il PIL non so.

Il dramma è che per arrivarci non ci va una profonda conoscenza della materia ma basta il buon senso.

Oppure emigrare in Nuova Guinea evitando come la peste qualsiasi esternazione del governo italico.

(*)”«Nel brevissimo periodo, per aumentare la produttività del Paese – ha spiegato – lo choc può avvenire dall’aumento dell’input di lavoro, senza variazioni di costo; lavoriamo mediamente 9 mesi l’anno e credo che ormai questo tempo sia troppo breve». Secondo Polillo, «se noi rinunciassimo ad una settimana di vacanza avremmo un impatto sul pil immediato di circa un punto»”

Domande terra terra di un’ignorante (de Europa o del altri pifferi)

L’altro giorno, mentre oziosamente cercavo di capire come accidenti fossimo messi, mi sono sorte alcune domande che, da ignorante, vorrei permettermi di sottoporre ai nostri aristos (*) al governo.

Prima vorrei elencare alcuni assunti (**)

– Penso che la frase del nostro aristos-member presidente del coniglio che dice “Le aziende non investono in Italia causa articolo 18” sia tra le più solenni trombonate udite da un po’ di tempo a questa parte

– Penso che qualsiasi legge facciate servirà a poco se non cambia la mentalità dietro

– L’agism è un problema nonchè un solenne calcio nei denti a tutti i discorsi sulla meritocrazia. Quando avete tirato fuori un bando mettendo il “max 27 anni” come parametro essenziale siete stati i primi a dimostrare come l’aria fritta gira che ti rigira è sempre la stessa

– Fino ad adesso abbiamo sentito tanti bei discorsi pro-industria, pro-questo e pro-quello. I cittadini normali, fino ad adesso, han solo sentito discorsi relativi a “dovrete pagare di più”

– Gli aristos, fino ad oggi, non hanno ancora concluso un bel niente e ciò è consolante visto che il consesso di grandi cervelli pareva dovesse trasformare questo paese ne la Danimarca in 3 mesi.

Fatte queste premesse, veniamo alle oziose domande da ignorante:

– Signor pres. del coniglio quando stavo in Germania, per un appartamento grande come questo, pagavo 90 euro al mese tra luce e riscaldamento. Mi sa ella spiegare perchè in Italia debba spendere più del doppio ?

– Sempre parlando di Germania, il costo del trasporto, ai costi attuali, era superiore di circa il 20% e stranamente non c’era nessuno che minacciava di sospendere il trasporto locale, tagliare corse o altri ammenicoli.
Anche perchè, in un’area come la Ruhr, dove già ci sono ingorghi da panico con i trasporti pubblici che funzionano, si arriverebbe al blocco.
Mi può per favore spiegare perchè Trenitalia, azienda che opera in regime di semi-monopolio, può permettersi di tagliare il trasporto locale e minacciare di sospenderlo del tutto senza che il ns governo decida di prendere l’AD e mandarlo ad occuparsi di altro ? (***)

– Mi sa spiegare, con termini semplici che un banaunos come me possa capire, perchè il latte più costoso fossero 95 cent e a quel prezzo trovo quello della LIDL ? (se va bene) ?
Forse che le mucche italiane sono nutrite e munte in secchi d’oro da vergini dai candidi manti ?

– Visto che l’art. 18 è quanto blocca gli investimenti, quelli di IKEA che vengono produrre in Piemonte sono anime candide, masochisti o qualcosa che non siamo in grado di definire ?

– Visto che in Germania, sempre parlando del paese ispiratore e governatore indiretto di questa reietta provincia, un ministro che rilasciasse dichiarazioni stile Madama Fornero verrebbe crocefisso (****), com’è che nessuno ha ancora insegnato a Madama quando è il caso di stare zitti ? (*****)

– Visto che voi aristos non rendete conto al paese del vostro operato, posso farvi umilmente presente che siam tutti lieti che l’Italia abbia recuperato rispetto (dichiarazione di ieri) ma siamo altrettanto lieti se i suoi ministri evitassero di esternare come delle cutrettole recuperando credibilità verso l’interno ?

Ne avrei altre 2500 circa, frutto son sicura della mia crassa ignoranza. Per adesso mi accontenterei di risposte a queste.

(*) le ossa di Platone spero non si girino troppo nella tomba
(**) mi veniva da scrivere assumption ma il linguaggio consulentiz-milanese-moderno mi sembra un po’ eccessivo a 30 gradi
(***) suggerirei le miniere del Sulcis, possibilmente come minatore. Senza rifilargli buone uscite deliranti per il disastro compiuto
(****) Sarrazin che non è ministro fu fatto dimettere dalla Bundesbank per il contenuto del suo libro, per fare un esempio
(*****) Gli ex allievi di Madama sono ricchi di aneddoti

Oziose considerazioni di un ozioso su questioni di banche

Nota: le mie sono oziose considerazioni senza alcuna pretesa. Troverete pochi link e qualche riflessione

Quattro anni fa, ai tempi del fallimento di Lehman Brothers e dei grandi casini finanziari del 2008, fu tutto un blah blah su come il mondo finanziario andasse riformato, di come alcune pratiche andassero evitate, mai più bonus milionari in mancanza di risultati e vai coi carri.

Tutto un blah blah blah su testate altisonanti e blasonate.

Le banche ricevettero un bella massa di fondi, a pagare furono i contribuenti americani.

Anno 2012.

Stasera, dopo aver sentito le notizie su 100 miliardi di euro concessi dall’Unione Europea, leggo questo su FT: “Spanish banks, in particular, used the cheap cash to load up on Spanish sovereign bonds, which has only redoubled the link between the financial sector and the government.

Come nel 2008 ho risentito tutta una serie di blah blah su “questo sistema non funziona, riformiamo il sistema” da parte di blasonate testate ecc
Come nel 2008 i fondi arrivano dalle tasche dei contribuenti.

Come nel 2008 son sicura che, non appena passata la buriana, i bonus dei banchieri spagnoli saranno di notevole entità

Oziosamente, avendo visto oggi a quanto ammonta la mia IMU e non escludendo un lieve giramento di gonadi, mi domando fino a quando l’economia reale dovrà correre in soccorso dell’economia fantasy e dei giochi finanziari.
Altrettanto oziosamente mi domando quando le tanto richieste modifiche, riforme del mondo finanziario passerano dal mondo dei desiderata a quello delle cose diventate realtà.

I master of the universe spagnoli stanno venendo salvati da 100 miliardi di euro. Ciò dovrebbe servire a salvare la stabilità di tutti.

Rimane il fatto che, oggi come ieri, sentiamo parlare di una qualcosa talmente esoterico e astratto da far domandare se esista ancora un legame con la realtà.

La mia oziosa impressione, ieri come oggi, è che non siamo più di fronte a realtà che funzionano secondo regole economiche o matematiche ma su trucchetti, giochetti e totale irrazionalità.

Domani sono i mercati, il secondo grande giocatore che impatta sulle nostre vite. Il grande giocatore che non risponde più a regole di economia reale ma di emotività pura.
Basti vedere cosa succede quando arriva la notizia che l’azienda X è sotto gli obiettivi trimestrali dello 0,5%.
Tradotto in ragionamento su economia reale vuol dire che l’azienda è cresciuta ma meno di quanto si era prefissa. Tradotto in reazione di mercato è come se l’azienda fosse finita vicino al fallimento.
Uno scollamento totale tra realtà e reazione, la seconda basata su pura reazione emotiva.

A me oziosamente meditante rimane una cifra reale da pagare e tutto il resto, in questa mia oziosa visione, pare essere diventato una folle reazione alchemica dovuta a qualche esoterico gioco.

E, suppongo, è questo che rende questa crisi così difficile: il fatto che non capiamo e difficilmente avremo gli strumenti per capire.

E ricordando che tutto va come va. Ma non va, non va, non va, non va.

(Georg Grosz)

Ci sono momenti nella vita in cui ci si sente un sopravvissuto o qualcuno che lotta per sopravvivere.
Non c’è nulla di fondamentale che non vada ma ti sembra che nulla vada.
O forse nulla non va più.

E’ come se si fosse totalmente svuotati di anima ma pieni di collera, rabbia, di urla trattenute.
E’ come se non ci fosse più nulla di fondamentale ma tutto diventi fondamentale e dal “vediamo di passarci sopra” si arrivi al “tolleranza zero”.

Qualcosa si è rotto nei non detti, nei silenzi, nel far finta, nei rapporti che ti sembrano diventare di carta e non di carne.

Ci sono parole, c’è aria ma non c’è vita.

E tutto sembra diventare una prigione, sbarre contro cui vai a sbattere anche quando sai che quelle sbarre e quella prigione non ci sono.

Ma il problema è che non sai più, non sei più in grado. Il problema è che non ti senti parte, ti senti fuori e non sai se sei dentro o meno.
E forse neppure ti importa ma forse importa.

E forse è nell’impossibilità di essere ascoltati e ricevere risposta, nella mancanza di carne e sangue che ti sembra animi in questo momento i rapporti umani che ti stanno attorno.
La sensazione di essere nulla, una nota per un appuntamento su un’agenda.
Nulla di più, un impegno da incastrare in mezzo a tutto il resto.
Un qualcuno da chiamare se hai bisogno.

E poi ci sono le ferite di cose che sai che potrebbero essere cazzate, la cialtronata sparata per gonfiarsi il petto ma una cialtronata che ti fa male.
Eppure quella cialtronata, quel dire che non si hanno amici ma solo nemici che ti odiano di meno fa male.
Perchè se lo dici mentre scrivi di quanto sia figa la tua vita adesso, chi legge e si becca la pugnalata vorrebbe solo ricordare che lì non ci sei arrivato per grazia divina ma perchè qualcuno si è dato da fare, peccato scoprirlo così tanto dopo che ci si stava dando da fare per chi ti considera un nemico.
Ecco, son riuscita a tirarlo fuori e uso questo mezzo perchè, se si fa il supermaschio, bisognerebbe forse avere il coraggio di essere capaci di ripetere le cose guardando l’altro, parlandogli.

Ed è uno dei punti che vorresti smarcare perchè va a toccare il punto fondamentale nei rapporti tra le persone. E si fotta il darwinismo sociale, se c’era il darwinismo sociale, se qualcuno l’avesse applicato la storia era diversa.

Qui, ora, adesso. La stanchezza, la rabbia, i non detti, l’impossibilità di dirlo, l’impossibilità di essere ascoltati.

Il sapere che tra 10/20 minuti aprirai un social network a caso e troverai per l’ennesima volta gli stessi discorsi e le stesse discussioni. Oppure aprirai pagine diverse e troverai mondi nuovi, lontani ma che senti estranei.

Il fatto di sapere che oggi, domani, tra un mese saranno ancora gli stessi discorsi, le stesse parole, le stesse maschere e gli stessi ruoli.

La sensazione di sapere cosa sarà tra una settimana, un mese, un anno e di non saperlo al tempo stesso. La sensazione di sapere che tutto il grigio sarà e forse sarà aumentato il nero.
La piccola speranza che ti sembra quasi assurda che le sbarre, che la prigione si siano aperti.

io sono un sopravvissuto, io sto soppravvivendo.

Ma la parte di me viva è stanca di parole, di byte. E’ stanca di rapporti che si muovo stancamente tra mail e byte. La parte viva di me vuole carne, sangue, suoni e odori.

Perchè il resto, adesso, mi sembra solo che sappia di morte.